Urban art, il Grande Raccordo Anulare diventa la tela di GRAArt

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Artisti da tutto il mondo si sono riuniti per lavorare a un progetto di urban art promosso da Anas.

Il GRAArt, il nome del progetto ideato per riqualificare e valorizzare il Grande Raccordo Anulare di Roma, uno dei collegamenti stradali più importanti d’Italia.

L’opera di urban art si snoda attraverso 17 murales lungo il percorso del GRA; gli stessi murales sono, inoltre, diventati protagonisti di cortometraggi presentati durante celebrazioni della XX settimana della lingua italiana all’Accademia di Belle Arti di Chongqing.

Tutto il progetto, ideato e diretto da Diavù, si è svolto con il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali. Le opere, ideate dai vari artisti provenienti da tutto il mondo, invece, sono state realizzate grazie al supporto e l’organizzazione di M.U.Ro.

Vediamo i dettagli dell’opera.

GRAArt, il progetto di urban art che racconta la storia di Roma

GRAArt è un progetto di urban art contemporanea atto a sottolineare la ricchezza culturale della città. Per tale scopo, sono stati chiamati artisti da tutto il mondo che, attraverso le loro opere, sono stati capaci di ripercorrere la storia e il mito di Roma.

Non solo, la scelta delle location, non è stata casuale: i murales sono stati realizzati in zone periferiche, con il preciso scopo di riunire la divisione culturale creatasi tra centro e periferia.

Il progetto quindi propone un duplice scopo:

  • valorizzare la storia secolare di cui la Città Eterna è protagonista, ponendo l’accento sui miti e le legende meno considerati e spesso dimenticati;
  • promuovere la riscoperta delle aree periferiche attraverso la bellezza delle opere.

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GRAArt, le 17 opere di urban art

Come anticipato, il progetto si snoda tra 17 opere situate lungo il percorso del GRA:

“I guardiani di Ottavia”

Opera realizzata dal Colectivo Licuado, che riprende il tema dell’infanzia rubata, traendo ispirazione dalla vicina tomba della piccola Ottavia Paolina.

“La vita e la morte”

Opera realizzata da Camilla Falsini, ispirandosi alla Via Appia che da sempre rappresenta il dualismo tra vita e morte, la via, infatti, è la strada dei sepolcri, ma anche luogo delle celebrazioni della vita per ringraziare il sostentamento offerto dai campi coltivati.

“Obelisco nasone”

Opera realizzata da Mauro Pallotta, l’ispirazione in questo caso arriva dalla tipica fontanella romana detta Nasone.

“Il martirio di Rufina e Seconda”

Opera realizzata da Lucamaleonte, un racconto del martirio delle due sorelle cristiane, avvenuto secondo la tradizione agiografica in questa zona di Roma nel 257 d.C.. Le mani legate sono un particolare dell’opera del 1625 “Martirio delle sante Rufina e Seconda”.

“Shewolf Queen”

Opera di Veks Van Hillik, il murale rappresenta la lupa simbolo di Roma, ora così aliena e innaturale, rappresenta il modo in cui noi umani continuiamo a modificare e deturpare l’ambiente che ci ha dato la vita.

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“Untitled”

Opera di Julieta XLF che rappresenta una personalissima visione delle antiche mitologie pagane occidentali e orientali radicati nella storia di questo territorio.

“Ventrem fermi imperium”

L’opera di Chekos rappresenta l’ultimo imperatore della Gens Giulia e della Gens Claudia.

“El sosiego de un futuro en deuda”

Il murales realizzato da Koz Dos il Dio Marte, padre di Romolo e Remo, considerato storicamente come il padre del popolo romano.

“Lacrima vergine”

L’artista Nicola Alessandrini, attraverso il suo murales, riproduce due cavalli che piangono, gli stessi cavalli che fanno parte della Fontana di Trevi. Il pianto rappresenta la purezza svanita, a causa dell’urbanizzazione, dell’acqua trasportata dall’acquedotto Aqua Virgo, l’unico ancora funzionante.

“Enea, Anchise e…”

Le tre figure si stagliano su uno sfondo rosso sangue, rappresentate da David Diavù Vecchiato, simboleggiano la fuga di Enea dalla città di Troia.

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“Juno Sospita”

Milu Correch, attraverso la sua opera, rappresenta la Dea capra dei boschi e del mondo femminile, come simbolo del sacrificio in nome della fede, a cui è dedicata la zona di Selva Candida.

“I 7 REeves di Roma”

Attraverso la sua opera, Flavio Campagna KAMPAH, ha realizzato un omaggio ai sette re di Roma uniti alla “Hollywood di Roma”, il nome con cui venne descritta Cinecittà.

“The mummy of the red cave”

Opera di Solo che rappresenta la bambina di grotta rossa, una bambina del II secolo d.C. ritrovata in un piccolo sarcofago in marmo di carrara riesumato e scagliato via dalle ruspe durante gli scavi per la costruzione di una palazzina.

“Sotto la Maglianella”

In questo caso l’opera di Zed 1 racconta una storia preistorica, di molto antecedente alla costruzione di Roma, quella cioè del cimitero degli elefanti preistorici, uno stupendo sito archeologico posto sotto le radici della città.

“Lucrezia”

La storia, rappresentata dal murales di Diamond, ci parla di Lucrezia, l’onestissima moglie di un alto militare romano che fu portata al suicidio dopo essere stata costretta a giacere con il principe Sesto Tarquinio a causa dell’invidia di lui per l’austero amore dimostrato dalla donna verso il marito nei lunghi anni trascorsi lontano per un assedio.

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“Ego Te Victima, Capio”

“Io ti prendo, amata”, era ciò che veniva recitato a una vergine Vestale di Roma durante il rito della captio nel momento della sua consacrazione, che simulava un matrimonio per rapimento. Ecco cosa ha rappresentato David Diavù Vecchiato nella sua opera.

“Mezzadria”

La rappresentazione di Paolo “Gojo” Colasanti che parla della storia contadina di Roma e del graduale degrado di questo retaggio avvenuto con la crescita urbana.

Per scoprire di più su queste stupende opere di urban art, vedere le posizioni e tutti dettagli delle storie collegate, visita il sito GRAArt.

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