Ridotti (ancora) i posti disponibili nelle facoltà di architettura. E anche gli iscritti al test calano.

architetti in italia: meno posti nelle facoltà, meno iscritti al test

Aggiornamento del 26 luglio 2017: Ieri si sono chiuse le iscrizioni per i test di ingresso alle facoltà di architettura per l’anno accademico 2017/2018. Insieme alla riduzione dei posti disponibili (continua a leggere l’articolo per i dati di quest’anno e dell’anno scorso), si sono decisamente ridotte anche le iscrizioni al test: 9.340 iscritti contro i 10.161 dello scorso anno. Essendoci 6873 posti disponibili, passeranno al test in 73 su 100, quindi praticamente in 3 su 4. Come negli anni precedenti, la prova prevede 60 quesiti in 100 minuti”.

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Aggiornamento del 30 giugno 2017: Il 7 settembre 2017 si terranno i test di ammissione per le facoltà di architettura di tutta Italia. In questi giorni il MIUR ha comunicato le modalità e i contenuti delle prove di ammissione per l’anno accademico 2017/2018, allegando anche il documento che stabilisce i posti disponibili nelle varie facoltà. I numeri sono ancora provvisori e perfezionabili con successivi decreti, ma da quanto si legge i posti disponibili nelle facoltà di architettura passeranno dai 6991 del 2016 ai 6873 di quest’anno. Una riduzione di quasi 120 posti, che comunque non è paragonabile alla riduzione di oltre 800 posti avvenuta tra il 2015 e il 2016.

C’è da dire, però, che oltre a questi 6873 posti, destinati a cittadini comunitari e non comunitari residenti in Italia, ce ne saranno 641 per non comunitari non residenti in Italia. Inoltre, molte delle facoltà più grandi non subiranno variazioni nei numeri di accesso (Politecnico di Milano 793 posti, Politecnico di Torino 460 posti, Facoltà di Architettura di Firenze 300 posti, Roma “Sapienza” 340 posti , Roma Tre 230 posti, Napoli Federico II 250 posti) tranne la IUAV, in cui ci saranno, in totale, 16 posti in meno. Quest’anno, infine, l’Università di Palermo ha aperto una nuova Facoltà di Architettura con sede a Trapani (100 posti).

Qui trovi una porzione dell’allegato al D.M. n. 477 del 28/06/2017 con i posti disponibili per l’accesso ai corsi in Architettura (provvisori). Per il decreto completo, invece, clicca qui (sito del MIUR).

5 settembre 2016: Quest’anno, come si legge sul Decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 26 luglio 2016 (pubblicato la settimana scorsa sulla Gazzetta Ufficiale n.205 del 02/09/2016) i posti disponibili per l’accesso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico direttamente finalizzati alla professione di architetto sono 6991Questi posti sono ripartiti fra le Università secondo la tabella allegata al decreto e scaricabile QUI.

A mettere a disposizione più posti è il Politecnico di Milano (793 posti), seguito dall’Istituto Veneziano IUAV (246 posti per ciascuno dei due corsi attivati: “Architettura, costruzione, conservazione” e “Architettura: tecniche e culture del progetto”, quindi 492 totali), e dal Politecnico di Torino (460 posti).

Questo documento però rende evidente come il MIUR abbia ridotto il numero dei posti disponibili: si è infatti passati dai 7802 dell’anno scorso ai 6991 di quest’anno, con una riduzione, quindi, di 811 posti.

È una notizia negativa o positiva?

L’Italia è il Paese con in assoluto il numero più alto di architetti per abitante, nel 2014, secondo lo studio condotto da Monditalia in preparazione alla Biennale di Architettura 2014, si parlava di 1 architetto ogni 414 abitanti. L’infografica prodotta per l’occasione (e pubblicata su Twitter) era piuttosto eloquente. L’anno scorso ne ha parlato anche il New York Times.

Monditalia, Inhabitants per architect, Biennale Architettura 2014

È quindi giusto ridurre il numero dei posti disponibili alle facoltà di architettura italiane? L’accesso andrebbe limitato ancora di più? O valgono ancora le vecchie battaglie contro il numero chiuso?
Voi cosa ne pensate?

7 commenti

  1. ritengo giustissimo ridurre drasticamente il numero degli accessi: sfornare professionisti e poi avere un mercato saturo non serve a nulla!!! Meglio pochi e formati al massimo livello!!!

  2. Secondo me tutti dovrebbero avere libero accesso all’iscrizione, mentre una naturale eventuale selezione si avrebbe in base ai risultati raggiunti, come l’obbligo di superare tutti gli esami previsti negli anni di corso di laurea.

    • E chi deve lavorare per potersi pagare gli studi???? Noi architetti siamo troppi, mal retribuiti, scarsamente considerati da Firenze in giù. C’è tanto da fare lavorando nella società, eliminando gli stereotipi come le pubblicità che per anni ci hanno martellato con il fatto che essere architetti fa tanto figo. La realtà è che i professionisti, quelli che fanno la professione vera, sono troppi e in reale difficoltà!

  3. Visto che hanno lavorato cosí tanto diamo un pò di meritato riposo anche alle Università: metà delle cattedre. Chi rimane faccia bene solo quello di lavoro e non vada a fare concorrenza sleale in un mercato giá troppo saturo.

  4. Mi sono laureata ampiamente fuori corso perché ho scelto/avevo la necessità di lavorare durante gli studi e ho fatto una carriera che molti mi invidiano. Insegno in Università come professore a contratto da 13 anni. Ho visto ragazzi incerti diventare dei grandissimi professionisti. Questo genere di selezioni sono fatte per rendere la vita semplice a chi insegna. La selezione non la fa l’Università, la fa la vita.

  5. Ci sono due cose da dire:
    – la prima è che ognuno dovrebbe avere la possibilità di fare quello che vuole, e va bene, anche perchè il percorso di studio può non essere determinante per il lavoro poi effettivamente svolto;
    – la seconda è che uno stato ha il dovere di indirizzare il proprio futuro (e quindi i giovani) nella giusta maniera.
    La selezione, giustissimo, la fa la vita ma è anche vero che la vita è limitata e se indirizzi la gente in un percorso che porta a sbocchi drammatici (come lo è l’architettura e l’edilizia oggi in italia) rovini un sacco di persone, o comunque le rallenti non poco.
    Non si può prevedere il futuro e quello che fai oggi potrà non andare bene fra 10 anni, ma di sicuro ci dovrebbe essere un orientamento fatto meglio, già fin dalle superiori. Devi sapere che ti iscrivi in una facoltà meravigliosa, che ti da un bagaglio di conoscenze complete e che ti possono servire anche per fare “altro” ma che se vuoi fare l’architetto in Italia nella media delle volte muori di fame, se ti va bene bivacchi, se hai tanta fortuna “sfondi”. Anche chi fa il dams può farcela e andare al top, l’importante è che sia CONSAPEVOLE che le percentuali di riuscita sono nell’ordine di pochi punti percentuali.

  6. Diciamo che forse l’equazione architettura=libero professionista=edilizia è un po’ scontata e sta pagando un prezzo troppo amaro in Italia…. architettura ti può portare al design in generale (automotive, arredo ecc..), al recupero di “resti di qualsivoglia” (siamo in Italia!) …. parlando strettamente di libera professione ed edilizia collegato all’università il discorso potrebbe essere anche per quelli che hanno iniziato gli studi prima del 2008 e si sono ritrovati nella situazione che tutti oggi conosciamo….
    poi il numero architetti procapite sappaimo essere alto…aggiungi geometri ed ingegneri liberi professionisti nell’edilizia e vedremo che quel 414 si avvicina a 100…
    ma come mai invece non si parla degli icritti a medicina ed il numero di medici per abitante? quelli non sono mai in esubero? ed il rapporto servizio-beneficio-costi di quest’ultimi?

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