The new tomorrow, la vita dopo il lockdown

The new tomorrow, letteralmente “il nuovo domani” è l’hashtag del nuovo format video che The Plan ha scelto per cogliere alcune brevi riflessioni di importanti pensatori legati al mondo dell’architettura sull’attuale emergenza sanitaria causata dal Covid-19.

L’architettura, per antonomasia, ha sempre rappresentato un segno materico capace di proiettare nel futuro le esigenze e le intenzioni del momento. La permanenza nel tempo delle strutture architettoniche affida ai progettisti la responsabilità di interpretare l’attualità secondo una visione del futuro compatibile con i bisogni e i desideri correnti. Una continua rincorsa tra presente e futuro che muta e si corregge a seconda delle condizioni al contorno suggerite dalle continue trasformazioni della società umana.

L’attuale emergenza sanitaria globale ci ha indotti a prenderci una pausa e a riflettere sull’idea di futuro che ormai consideravamo consolidata nel nostro immaginario collettivo.

The new tomorrow: il futuro non è scritto

Quale sarà il contributo dell’architettura, del design e dell’urbanistica in questo nuovo mondo che ci prefiguriamo?

È questa la domanda che la redazione di The Plan rivolge a noti e importanti architetti, urbanisti, designer e pensatori che decidono di partecipare a #thenewtomorrow. Agli interpreti è richiesto di concentrare in un video-selfie della durata di pochi minuti le loro impressioni, i loro suggerimenti e le loro visioni del mondo e dell’architettura post Covid-19.

The new tomorrow: i video

I video (guardali qui), pubblicati con scadenza giornaliera sui canali social di The Plan, riguardano un punto di vista personale e particolare dell’interprete protagonista che, a seconda del proprio ruolo professionale, immagina come cambierà il suo settore all’indomani della ripartenza globale. Settimanalmente sul sito di The Plan (www.theplan.it) verrà riportato l’abstract riassuntivo che amplia e approfondisce gli interventi pubblicati.

L’iniziativa ha riscontrato un enorme successo evidenziato sia dalle numerose adesioni ricevute che dall’importanza e il prestigio internazionale delle personalità che hanno partecipato e parteciperanno in futuro con un loro contribuito. Questo a beneficio di un dibattito creativo che The Plan ha l’onere e l’onore di amplificare e alimentare in tutte le sue sfaccettature.

In questo primo appuntamento digitale abbiamo sintetizzato alcuni degli interventi fin qui pubblicati.

Come spiega Stefan Behnisch, la nostra percezione del mondo cambierà radicalmente. Dovremmo imparare a prenderci cura maggiormente dei nostri vicini perché anche da loro dipende la nostra vita, ridefinendo i meriti della società aperta. Questo potrà tradursi in un’architettura più attenta alla qualità dei nostri spazi abitativi e degli spazi pubblici, riscoprendo il silenzio e l’aria pulita. Infrastrutture ed edilizia pubblica saranno le priorità del futuro insieme a nuove modalità di collaborazione a distanza. Questa crisi rappresenta anche un tempo che, se sapientemente sfruttato, potrà trasformarsi in un’occasione per accelerare quelle innovazioni architettoniche che fino a poco tempo fa erano solo una promessa avveniristica. Patrik Schumacher di Zaha Hadid Architects, studio di architettura che da anni si occupa di forme complesse e architettura ad alta densità, propone una strategia progettuale capace di affrontare le nuove sfide imminenti attraverso l’uso di tecnologie 3D, ambienti tridimensionali immersivi e architettura parametrica, strumenti che ci permetteranno di interagire digitalmente in modalità cloud multi-user. Un cambio di passo che porterà presto ad una riappropriazione umana degli spazi pubblici.

Genova con la costruzione del nuovo ponte, simbolo di un’Italia che non si ferma nonostante la pandemia, ha anticipato questa tendenza, come ci ha raccontato Simonetta Cenci, ridando importanza agli spazi aperti attraverso infrastrutture capaci di rigenerare interi quartieri prendendosi cura del territorio. Bisognerà stare attenti a non ripercorrere gli errori del passato. Come ci ricorda Sergei Tchoban, alcune recenti conquiste come la possibilità di viaggiare liberamente in tutto il mondo e di lavorare su scala globale senza dover essere necessariamente legati ad un mercato locale, sono privilegi che dobbiamo continuare a difendere e rendere ancora più efficienti con le nuove tecnologie digitali.
La predominanza della visione architettonica maschile ha sempre ricercato opposizioni dicotomiche nella lettura del costruito: alto e basso, centro e periferia. Questa pandemia, come sostiene Silvia Vegetti Finzi, ci ha fatto riscoprire l’importanza degli spazi intermedi come i cortili, le terrazze, i balconi, luoghi di una nuova, ma antica, forma di socializzazione per prossimità.

Mino Caggiula ci ricorda come, paradossalmente, solo nel momento in cui è stato impedito il contatto sociale, abbiamo capito l’importanza di un abbraccio e dovremmo ricordarci di questo assunto quando potremo tornare a costruire nuovamente il nostro futuro.
Volenti o nolenti l’emergenza sanitaria e le restrizioni alle nostre attività quotidiane hanno rappresentato un momento di profonda transizione, un turning point che dividerà per sempre le vite di ognuno di noi, a livello collettivo, con un “prima” e un “dopo”; Laura Renda di D2U – Design to User ci illustra come lo smart-working, il co-smart-working e un approccio progettuale modulare sono alcune delle nuove opportunità che ci prospetta il “dopo”.
Questa pandemia è stata una “grande sberla”, come la definisce Aldo Cibic di Cibic Workshop, che, per quanto forte, passerà e nell’attesa possiamo già cominciare a cambiare il mondo stando a casa.

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