The Architects Series, Zaha Hadid Architects: il video-documentario e la lecture

iStock.com/Peter-Braakmann

Continua The Architect Series con il 15° appuntamento della serie di incontri e interviste a cura dal magazine The Plan per Iris Ceramica Group che mette in luce l’attività dei più importanti studi di architettura internazionali attraverso cortometraggi.

Sotto la lente, il celebre studio Zaha Hadid Architects (ZHA), protagonista del 15° appuntamento di The Architects Series previsto per giovedì 26 novembre alle ore 18:00 sulla piattaforma digitale di Iris Ceramica Group.

Il programma prevede la proiezione del video-documentario della durata di circa 30 minuti, a seguire la lecture intitolata “Cyber space and the autopoiesis of architecture”, durante la quale il Principal dello studio ZHA, Patrik Schumacher, illustrerà l’approccio progettuale, il pensiero e la visione dell’architettura di Zaha Hadid Architects.

Patrik Schumacher ha iniziato la sua carriera all’interno dello studio ZHA nel 1988 e ha svolto nel tempo un ruolo determinante nel suo sviluppo, facendone uno dei brand più importanti di architettura e design a livello mondiale. L’architetto, di origine tedesca, ha studiato filosofia, matematica e architettura a Bonn, Stoccarda e Londra conseguendo la laurea in Architettura nel 1990.

La partecipazione, da remoto, consentirà agli utenti interessati di prendere parte all’incontro senza limitazione alcuna e di interagire con il relatore attraverso domande, riflessioni e scambi di opinioni.

Per partecipare al webinar The Architects Series – A documentary on: Zaha Hadid Architects è necessario registrarsi al link.
La partecipazione permette agli architetti di acquisire 2 crediti formativi professionali.

The Architects Series – A documentary on: Zaha Hadid Architects

Lo studio Zaha Hadid Architects (ZHA), fondato a Londra nel 1979 dall’architetto anglo-irachena Zaha Hadid, è senz’altro uno degli studi di architettura più visionari del XXI secolo perché ha saputo reinventare l’idea dello spazio, superare le frontiere e proiettarsi nel futuro.

Grazie a collaborazioni con committenti d’eccellenza, alla creazione di progetti dalla straordinaria creatività e a forme che superavano i canoni dell’architettura più tradizionale lo studio ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Premio Stirling e il Premio Pritzker che ha fatto guadagnare un primato all’architetto Zaha Hadid, essendo stata la prima donna a ottenerlo.

L’eredità lasciata dalla sua fondatrice è portata avanti fedelmente dal team, composto da oltre 400 professionisti altamente qualificati provenienti da 55 diverse nazioni e da Patrik Schumacher. Lo studio conta oggi 950 progetti realizzati nei cinque continenti, di cui 60 attualmente in corso.

Alla base dell’attività dello studio ZHA, svolta in 40 anni, una ricerca incessante e una sperimentazione formale e concettuale in cui forma e spazialità si intersecano in strutture avveniristiche, in continua relazione di scambio con il contesto. Non semplici edifici, ma veri e propri landmark urbani che ridisegnano il profilo delle città.

Parametricismo e cyberspazio: il futuro dell’architettura

L’elaborazione delle visioni spaziali è regolata da precisissimi parametri, sofisticate tecnologie di progettazione, di costruzione e di gestione degli edifici: un approccio progettuale che ha fatto di ZHA uno standard di riferimento nell’applicazione del metodo B.I.M. Building Information Modeling nel mondo.

Il parametricismo, disciplina fondata dallo stesso Patrik Schumacher e teorizzata nei due volumi “The Autopoiesis of Architecture” (2011 e 2012), è il fulcro dell’approccio progettuale, dato da parametri matematici che permettono di sviluppare variazioni infinite appartenenti ad una stessa matrice originale.

“Invece di mettere insieme rigide ed ermetiche figure geometriche, come tutti i precedenti stili architettonici, il parametricismo avvicina componenti malleabili in un gioco dinamico di mutue rispondenze e di adattabilità al contesto” (P. Schumacher).

Galaxy SOHO Landscape, Beijing, China | ZHA

Non solo design ma anche efficienza energetica. L’impiego di severi parametri matematici e di tecnologie di ultima generazione, attraverso la transcodificazione dei dati ambientali, permette di ottenere tutti quegli adattamenti morfologici utili alla soluzione pratica delle sfide di oggi: la riduzione significativa dei tempi e dei costi di produzione, del consumo di energia e delle emissioni di carbonio nell’ambiente. Le forme architettoniche sono “autopoietiche” come un sistema che ridefinisce continuamente sé stesso e si autoalimenta, riproducendosi dal proprio interno.

Internet ha reso l’architettura un discorso globale a cui tutti possono partecipare: qualsiasi progetto condiviso sul web diventa spunto o fonte di influenza nella rete mondiale delle comunicazioni disciplinari, contribuendo a ciò che Patrik Schumaker definisce “autopoiesi dell’architettura e della progettazione”. Il cyberspazio è la dimensione virtuale in cui si svolgeranno, nel prossimo futuro, tutte le principali azioni e innovazioni architettoniche.
Qualsiasi scelta all’interno di questo spazio coinvolge le tre fasi della teoria architettonica di Patrik Schumacher: il progetto organizzativo, il progetto fenomenologico e il progetto semiologico.

Quest’ultimo è l’elemento di cruciale importanza: dato che tutti gli spazi urbani non sono mai soltanto semplici contenitori fisici che trasportano e canalizzano corpi o oggetti, ma sempre anche spazi di percorrenza e interazione, il loro carattere comunicativo, ricco di informazioni, è l’essenza stessa di tutti i cyberspazi. Progettare opere architettoniche, reali o virtuali, implica lo sviluppo di un linguaggio spazio-visivo che sia capace di aumentarne la capacità comunicativa, per creare ambienti ricchi di informazioni leggibili che promuovano nuove forme di interazione sociale a tutti i livelli.

The Digital Culture of Architecture Sergio Russo Ermolli, 2020, Maggioli Editore

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