Smart working nel Jobs Act Autonomi, tutto quello che c’è da sapere

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Come sappiamo, il Jobs Act Autonomi (legge 22 maggio 2017, n. 81, Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi di lavoro subordinato) ha introdotto diverse novità per quanto riguarda pagamenti, maternità, malattia, deducibilità dei costi di formazione, possibilità di partecipare agli appalti pubblici, e altro ancora.

L’ultima parte della legge è dedicata allo smart working, e quindi alla regolamentazione di nuove possibilità di svolgimento del lavoro per favorire la possibilità di organizzare la giornata di lavoro anche senza la presenza in azienda. Punto qualificante dello smart working è l’attenzione ai risultati, qualunque sia la modalità con cui il dipendente è in grado di garantire il raggiungimento degli obbiettivi richiesti. Con il Jobs Act Autonomi, quindi, si struttura questa possibilità di lavoro e si offrono tutele sia ai dipendenti che alle imprese.

Smart Working Architetti, le novità del Jobs Act

La nuova modalità di lavoro, in base alle regole contenute negli articoli da 18 a 23, punta a consentire la possibilità di conciliare i tempi di vita con quelli di lavoro. È previsto infatti il rispetto dei limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, ma potendo lavorare al di fuori dei locali aziendali, e senza avere una postazione fissa quando invece è necessario lavorare in azienda. Si tratta quindi di una modalità di lavoro caratterizzata principalmente da una maggiore utilizzazione degli strumenti informatici e telematici, superando anche il vecchio concetto del telelavoro, formula che peraltro non ha mai avuto molto successo. Le principali novità:

1. Accordo in forma scritta

L’accordo relativo alle modalità di smart working deve essere sempre stipulato per iscritto, ed essere inviato per via telematica al sistema CO (sistema informatico di invio delle Comunicazioni Obbligatorie). Nel testo dovranno essere stabilite le modalità di lavoro all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro, ai tempi di riposo e agli strumenti utilizzati dal lavoratore (sempre nel rispetto della privacy). L’accordo potrà essere a termine o a tempo indeterminato. In questo secondo caso il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a 30 giorni, mentre in presenza di un giustificato motivo, ciascuno dei contraenti può recedere prima della scadenza del termine (anche senza preavviso nel caso di accordo a tempo indeterminato). I contratti collettivi potranno anche introdurre ulteriori previsioni finalizzate ad agevolare i lavoratori e le imprese che intendono utilizzare le modalità di lavoro agile.

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2. Trattamento economico invariato

Non ci sarà impatto negativo sulla retribuzione: la possibilità di svolgere attività lavorativa all’esterno dell’azienda non dovrà infatti comportare alcun tipo di penalizzazione per il dipendente. L’articolo 20 della legge a questo proposito è molto chiaro: il lavoratore che svolge la propria prestazione in smart working ha diritto di ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente riconosciuto, in attuazione dei contratti collettivi, agli altri lavoratori subordinati che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda. Inoltre gli incentivi di carattere fiscale e contributivo eventualmente riconosciuti in relazione agli incrementi di produttività ed efficienza del lavoro dovranno essere ugualmente applicati.

3. Sicurezza sul lavoro

Gli articoli 22 e 23, infine, affrontano il problema della sicurezza sul lavoro: il datore di lavoro deve garantire la salute e la sicurezza del lavoratore che svolge la propria prestazione in smart working e per questo è tenuto a consegnare al lavoratore, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro. Da parte sua il dipendente è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro. In ogni caso, il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa all’esterno dei locali di lavoro, come pure alla tutela contro gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa al di fuori dei locali aziendali (quando la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative, e risponda a criteri di ragionevolezza).

Per ulteriori dettagli sullo smart working nel Jobs Act Autonomi, e per tutte le altre novità introdotte dalla legge si consiglia la lettura di:

Jobs Act Autonomi: cosa cambia per i professionisti tecnici

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Lisa De Simone, 2017, Maggioli Editore

In vigore la legge 22 maggio 2017, n. 81, pubblicata sulla G.U. n. 135 del 13 giugno 2017, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” e meglio conosciuta come Jobs...



Smart working, a che punto siamo

Da un’indagine dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano risulta che a fine 2016 In Italia sono 250 mila i lavoratori “agili” (circa il 7% di tutti gli impiegati, quadri e dirigenti), e che in soli 3 anni il numero di coloro che praticano lo smart working è cresciuto del 40%. In ogni caso la possibilità di sperimentare la modalità “agile” oggi in Italia è riservata più che altro ai dipendenti delle grandi imprese: il 30% di queste, nel 2016, ha realizzato progetti strutturati di smart working, con una crescita significativa rispetto al 17% dell’anno precedente, mentre l’11% dichiara di aver promosso attività in smart working, pur senza disporre di un piano sistematico. Nelle piccole e medie imprese, invece, la diffusione di progetti strutturati è ferma al 5% del 2015, con un altro 13% che lavora in modalità smart in assenza di piani.

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