#SeValgo1euro: l’appello di Inarcassa contro le prestazioni professionali gratuite

#SEVALGO1EURO: Inarcassa contro le prestazioni professionali gratuite

Dopo lo scandalo di Catanzaro e della sentenza del Consiglio di Stato che, di fatto, ha dato l’ok alle gare d’appalto senza compenso per i professionisti (ritenendo ammissibile il compenso di 1 euro per i liberi professionisti che scelgono di lavorare per la Pubblica Amministrazione), Inarcassa e la sua Fondazione lanciano un appello a governo, parlamento e istituzioni perché questa sentenza venga sanata.

Inarcassa, nei giorni scorsi, si era unita al coro di polemiche e indignazioni, inviando a Raffaele Cantone, Presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), e a Michele Corradino, Componente del Consiglio dell’Autorità, una lettera aperta in cui si sottolineava tutta la preoccupazione verso una situazione che potrebbe minare le professioni, adesso e nel futuro: “La sentenza, a nostro avviso, rischia di spalancare le porte al male cronico italiano, la corruzione, contro cui tanto sta facendo l’ANAC, e mettere definitivamente in soffitta il dibattito che negli ultimi mesi si è riacceso attorno al tema dell’equo compenso“.

No alle prestazioni professionali gratuite, la campagna di Inarcassa

Ora, con #SeValgo1euro, Inarcassa invita gli architetti e gli ingegneri a sostenere e difendere, nei modi e nelle sedi opportune, il rispetto da parte delle istituzioni dei principi sanciti dall’articolo 36 della Costituzione italiana: il diritto, negato dalla sentenza, a una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del lavoro prestato:

#sevalgo1euro come faccio a lavorare? #sevalgo1euro perché ho studiato? #sevalgo1euro come pago la formazione obbligatoria? #sevalgo1euro come pago l’assicurazione obbligatoria? #sevalgo1euro come pago la pensione? #sevalgo1euro che racconterò a mio figlio? #sevalgo1euro chi assicurerà la qualità del nostro Paese? #sevalgo1euro … FAI SENTIRE LA TUA VOCE!

Si tratta, spiega Giuseppe Santoro, presidente di Inarcassa, di una campagna “a salvaguardia della dignità professionale, perché sono migliaia in Italia i liberi professionisti che operano con la P.A. Se si consente alle pubbliche amministrazioni di bandire gare con compensi pari a un euro, come potranno versare i contributi previdenziali o investire parte del proprio fatturato in aggiornamento e formazione?“. E prosegue, “questa sentenza avvia nuove forme di corruttela, contro cui l’ANAC è impegnata da tempo. Governo e Parlamento devono stabilire con urgenza un percorso legislativo che individui soluzioni ed inquadri il tema della giusta retribuzione all’interno della certezza normativa.”

All’appello di Inarcassa ha da subito aderito la Rete delle Professioni Tecniche, che vede schierati i Consigli e i Collegi nazionali di architetti pianificatori paesaggisti e conservatori, chimici, dottori agronomi e dottori forestali, geologi, geometri e geometri laureati, ingegneri, periti agrari e periti agrari laureati, periti industriali e periti industriali laureati e tecnologi alimentari.

Jobs Act Autonomi: cosa cambia per i professionisti tecnici

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Lisa De Simone, 2017, Maggioli Editore

In vigore la legge 22 maggio 2017, n. 81, pubblicata sulla G.U. n. 135 del 13 giugno 2017, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” e meglio conosciuta come Jobs...



5 commenti

  1. Dovrebbe interessare tutte le liberi professione che hanno o potrebbero avere o dovrebbero avere rapporti con la P.A.

  2. Altro che “come potremo aggiornarci e fare formazone o come potremo versare il contributi” … Se si afferma questo vergogno andazzo la domanda è come faremo a campare, noi e le nostre famiglie, noi e i nostri figli”.
    vorrei poter sputare in faccia a quel dirigente del comune di Catanzaro che si è vantato di “avere risparmiato”.
    Lo fa anche dal fornaio, di chiedere gratis il pane? e Le scarpe le paga? e anche i giudici del consiglio di stato mi paiono dei begli ipocriti, visto che vengono lautamente pagati per emettere mostruosità simili a danno dei cittadini italiani

  3. E’ ufficiale, per il Consiglio di stato la costituzione non ha più alcun valore, soprattutto quell’articolo che recita “tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di …”.
    Infatti il CdS ha sancito la divisione tra cittadini di serie A, che vengono pagati per il lavoro che svolgono, e i liberi professionisti, cittadini di serie B, che per legge devono “accontentarsi” di lavorare gratis.

  4. Sarà un caso che in altra pagina di questo numero della newsletter c’è un articolo intitolato “i professionisti con P.IVA sono la categoria più a rischio povertà”?!
    Certo davanti a deliranti sentenze di questoi tipo non siamo a rischio arricchimento.
    Inoltre vorrei sapere perché per i giudici del CdS il vantaggio di un incarico gratis sarebbe quello di poter mettere quel lavoro del curriculum. Se me lo pagano, secondo loro non lo posso mettere nel curriculum?! Me ne devo vergognare e non posso esibirlo, se l’ho fatto per vil denaro?
    E perché dovrei fare un lavoro gratis per avere così nel CV lavori di quel tipo per poter partecipare poi ad appalti non gratis (ammesso che poi qualche comune intenda pubblicarne, visto si può avere lo “stesso2 lavoro gratis), a danno di altri professionisti che non sono disposti a lavorare gratis per farsi un curriculum?

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