L’innovazione e il ruolo dell’architetto secondo Marco Aimetti, CNAPPC

professione architetto

(di Marcello Balzani)

Una nuova intervista a Marco Aimetti, Consigliere CNAPPC, Coordinatore del Dipartimento Lavoro, nuove opportunità e innovazioneSiamo a Torino, durante una giornata di formazione in cui Marco Aimetti è presente assieme a Massimo Giuntoli, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia. L’immagine con cui Aimetti introduce la sua relazione è questa carrozza ferroviaria, non più utilizzata nella sua funzione originale, posizionata come un ponte su un ruscello in piena. È la metafora della nostra condizione attuale di architetti, dice Aimetti, sottoutilizzati e incompresi nella nostra potenzialità.

Utilizzando il titolo della tua relazione di questa giornata, si può scommettere sul ruolo dei professionisti tecnici nel settimo ciclo del settore delle costruzioni?

Diversi indicatori economici e istituti di ricerca ipotizzano nel nostro Paese un possibile nuovo ciclo del settore delle costruzioni che dovrebbe far sentire i suoi effetti positivi a partire dal 2017. A differenza di altri e precedenti cicli edilizi, caratterizzati da elementi sostanzialmente quantitativi, questo nuovo corso dovrebbe vedere nella qualità, nel riuso, nell’efficientamento degli edifici e delle città e nella sostenibilità dei prodotti e dei processi i settori trainanti e caratterizzanti.

L’allargamento dei mercati, e la standardizzazione e informatizzazione dei processi progettuali, sono elementi fondamentali per una comunità di professionisti come la nostra, così numerosa ma anche così riconosciuta nel mondo. Questo possibile, e auspicato, scenario si colloca all’interno di una rivoluzione del mercato e dei sistemi informatici di progettazione che influirà in maniera decisiva nella nostra pratica professionale. Un nuovo modo di affrontare il processo progettuale, nuove professionalità e una nuova concezione del lavoro in rete ci suggerisce un paradigma professionale diverso, che sostituisce al concetto di competizione il concetto di collaborazione.

Molti architetti si chiedono se sono pronti per ripartire, se le nostre strutture sono adeguate e se potremo ancora essere competitivi sul mercato. Cosa si può rispondere loro?

Che prima di tutto bisogna risolvere i problemi sostanziali della nostra professione: compensi, semplificazione, committenti, fiscalità, dignità e qualità. Poi che bisogna iniziare ad adeguare ed innovare: BIM (Building Information Modeling), multidisciplinarietà, reti tra professionisti e anche marketing. E che infine è essenziale rivolgersi verso nuovi lavori e nuovi mercati: nuove professionalità, internazionalizzazione, imprenditorialità.

Leggi anche Il futuro della professione di Architetto secondo il CNAPPC

Visto che lo hai citato e che ormai ogni giornata di formazione per la nostra professione tecnica mette al centro il BIM o, soprattutto per l’Italia, l’H-BIM (Historical Building Information Modeling) o l’eBIM (il BIM per il patrimonio esistente), che posizione ha preso il CNAPPC in merito e soprattutto cosa identifica nella trasformazione in atto nel mercato?

Il BIM non è un sistema di rappresentazione di un progetto ma è un sistema di progettazione ed è profondamente sbagliato pensare ad un futuro dove ci saranno coloro che redigono con modalità tradizionali un progetto e coloro che separatamente lo sviluppano. La centralità del progetto e la sua qualità saranno il risultato di un unico processo di ideazione e sviluppo in un unico “ambiente virtuale” con al centro il progettista. Per queste ragioni il CNAPPC ha deciso di sostenere con politiche e azioni l’adozione e la diffusione di tali procedure.

Inoltre, l’approccio che propone la progettazione BIM identifica già un modello che opera per aggregazioni e reti: dobbiamo essere capaci di passare dalla competizione alla collaborazione tra professionisti, alla multidisciplinarità e alla condivisione, è necessario un nuovo approccio imprenditoriale, che, utilizzando le innovazioni al meglio, possa proporre convenienza, immagine e soprattutto controllo del processo.

6 commenti

  1. Gentile Marco Aimetti
    Perché dovrei credere ad un analisi di certo logica, razionale, veritiera, quando nulla dei nostri ordini professionali o nazionali funziona nella direzione della tutela del RUOLO dell’Architetto (e non della parcella) ma ci si ritrova l’esatto specchio della realtà politica ed istituzionale del disastro ITALIA?
    Mai un ricorso nei disastrosi concorsi di architettura, mai una parola sullo sfruttamento POLITICO della figura dell’ARCHITETTO nelle commissioni comunali o territoriali in cui la gratuità è richiesta fondante.

    Fatti non parole
    E poi ci si crede

  2. Nessun programma di progettazione dovrebbe soppiantare la fantasia dell’architetto. Quando ciò dovesse accadere,( e sta avvenendo), si verificherà quello che è accaduto con l’arrivo delle calcolatrici:come non siamo più capaci di svolgere un’operazione aritmetica, così non sapremo più tenere un lapis in mano e a quel punto, l’architetto sarà un semplice manovale. Esiste uno spazio d’interpretazione , una qualità di lettura, una sensibilità verso il respiro del cambiamento sociale, che gli permette di produrre soluzioni idonee ai bisogni della realtà. Se tutto questo non dovesse avere più motivo, perché è la macchina a pensare le risposte di cui l’uomo ha bisogno, l’architetto diventa uno strumento superato e inutile . Certo, così come stanno cambiando i bisogni dell’uomo, così come stanno modificandosi i suoi comportamenti, anche l’architetto dovrà aggiornare il suo punto di vista e la sua formazione, per rispondere alle nuove domande abitative, quelle intorno alle quali ruota gran parte della nostra esistenza.

    • Ma chi, esattamente, dice che il software deve (e puo’) soppiantare la “fantasia” dell’architetto?
      Chi lo pensa e’ solo chi non ha voglia di imparare nuovi strumenti che servono a controllare e analizzare la suddetta “fantasia” (che parola orripilante, un professionista puo’ avere creativita’, la fantasia lasciamola a mio figlio die due anni.)
      Immagino questo ostracismo contro il BIM sia solo una penosa deriva di chi faceva lo stesso quando nacque CAD.

      Lavoro ormai dieci anni con BIM e di sicuro cio’ che non e’ mai mancata e’ la creativita’ e l’ampiezza delle soluzioni disponibili a cui il professionista poteva attingere. Chi dice non si possa fare e’ solo uno che non SA fare.

  3. Quoto Paolo, avete gozzovigliato per decenni coi poteri politici ed economici, svendendoci e costringendoci a inseguire geometri ed ingegneri. Stai a vedere che la colpa è del mancato bim o del famoso metaprogetto? Quando veniamo bloccati dal più becero impiegato con la terza media all’ufficio tecnico??? Qualsiasi cosa, dal certificatore energetico all’esperto di sicurezza, aggiornamenti e qualifiche ad minchiam, tutto, tranne progettare ed avere vice, esclusiva, in capitolo. Cnappc ed ordini dovrebbero semplicemente ammettere o nascondersi.

  4. Sostenere che si progetta con BIM…..significa non sapere a cosa serve ul BIM….e come si progetta…. daltronde non sa fare….insegna….

  5. BIM BUM BAM l’è giunto l’ultimo pollo da spennare a mettere insieme le teste dei tanti faccendieri con enormi curriculum sulle spalle degli altri?….quelli grossissimi che non hanno mai pagato per una misura, ma sempre paghi di riconoscimenti sulla base di un effimero potere….preferisco rimanere BIMbo….ed esorto tutti ad evitare nuove SUOLE nella bocca dei politicanti, il BIM è l’UOMO (il BIMbo MIX è il politicante)…..anche se arriva sempre un lesto nostromo a creare una nuova regola per facile millantare!….lo hai il BIM?….hai fatto il corso?….Sei un BIM?…..no ma perchè chiedete sempre a me di risolvervi i progetti?….non facevate prima a chiedere direttamente così vi si dava qualche buon consiglio gratuito, ci mancherebbe altro (per evitar danni)….poi per l’incarico ed il BIM, possiamo anche metterci tutti d’accordo su quale lingua parlare, e soprattutto in quale posto andare a lavorare…..manca sempre quello che ha le BIM idee chiare su chi ti deve PAGARE!!!!
    Utilizzate i concorsi di idee, quelli che hanno un senso e partecipiamo con le competenze reali, che l’Italia come il resto del mondo si cambiamo senza proclami di partiti, e chat (son nate per sognare, per far l’amore, o scopare)…..

Aggiungi un commento

Aggiungi un commento
Please enter your name here