Renzo Piano con G124 scrive un diario dalle periferie. Il motto: ascoltare per capire

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Se la città è un luogo dove s’impara a condividere, come sostiene Renzo Piano, le periferie sono l’elemento debole della città.

Sono luoghi dove spesso il degrado strutturale è perennemente presente, accentuato dalla mala gestione ordinaria del territorio dove i pochi o sbagliati interventi eseguiti dalle amministrazioni non sono in grado di riqualificarne la vivibilità.

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La classica motivazione fornita attinge alla persistente mancanza di fondi pubblici, e l’attenzione parziale, o a tempo della politica, impegnata solo a inserirla nella propria agenda a scadenza elettorale senza mai poi dare seguito alle geniali e risolutive proposte, porta così le periferie a essere definite come centri di non condivisione, aree ad alto disagio sociale, organismi urbani che non partecipano attivamente alla crescita e al benessere della città.

Sono parti di città senza mai rappresentarla e da sempre sono solo il principale soggetto teorico di molti studiosi, ma poche volte questi studi hanno fissato una soluzione concreta. Le periferie, racconta Piano, sono sempre accompagnate da un aggettivo denigratorio: violente, lontane, orribili, degradate, abbandonate.

Ma in realtà esiste una bellezza: innanzitutto quella umana ricca di desideri, e poi è un luogo straordinariamente ricco di energia, importante per la città stessa. Sono in realtà le città del futuro, quindi come tali dobbiamo occuparcene.

Renzo Piano. Diario dalle periferie
La copertina di G124_Renzo Piano. Diario dalle periferie

Le fragilità presenti, umana e urbana, possono essere risolte con operazioni di ricucitura territoriale seguendo metodi diagnostici, applicati agli edifici e non solo, che permettono di affrontare i problemi realmente arrivando a decisioni precise, ma soprattutto abbandonando quell’idea di opinione, di soluzioni teoriche apparentemente risolutive spesso troppo invasive e inutili.

Avviare cantieri leggeri permette di non interferire pesantemente con la vita delle persone e nello stesso tempo attuare velocemente soluzioni durature. Tutto questo va sempre preceduto da una semplice scelta, quella che candidamente propone Piano: ascoltare per capire. Forse per molti una soluzione troppo semplice.

Renzo Piano, nominato senatore a vita nel 2013, ha deciso di dare un significato profondo alla sua carica occupandosi di affrontare concretamente il tema delle periferie delle città italiane con l’aiuto di un gruppo scelto di giovani architetti, il G124, nome preso a prestito dal codice che identifica la stanza di lavoro assegnata a Palazzo Giustiniani al Senato.

Dopo i casi trattati di Roma, Torino e Catania, nel 2015 il gruppo G124, o per meglio dire gli architetti condotti (così da Piano definiti), si sono imbattuti nel Giambellino, quartiere storico della periferia milanese, conosciuto anche dai non lombardi grazie alle canzoni di Giorgio Gaber. Quartiere nato negli anni Trenta per ospitare gli emigrati di ritorno, ha accolto l’immigrazione interna negli anni 50 e 60, fino ad oggi con nuovi e continui arrivi, creando un mix di etnie non sempre felicemente integrate.

Abbiamo lavorato – scrive Renzo Pianosu come equilibrare e sviluppare questo mix di etnie, culture e generazioni che è una vera ricchezza. Ci siamo soprattutto concentrati sull’idea di dare forza agli edifici pubblici e agli spazi d’incontro, perché proprio qui germoglia l’integrazione. Penso che le periferie debbano essere fecondate con luoghi di condivisione: mercati, piazze, musei, scuole…”.

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Curato da Carlo Piano, questo volume, oltre a raccontare l’esperienza seguita con proposte e interviste agli stessi abitanti, presenta interventi puntuali di studiosi e osservatori come Richard Rogers, Nicola Di Battista, Gianfranco Emis Killa, Luigi Prestinenza Puglisi e altri.

G124
Renzo Piano. Diario dalle periferie / 1
Giambellino, Milano 2015

a cura di Carlo Piano

Skira, 2016
brossura, 244 pagine, ill. colore e b/n
20×28
ISBN 978-88-572-3291-1
Euro 27,00

 

Nell’immagine, Case popolari di via Giambellino 144-142 in via d’ultimazione, nel 1939; da qui.

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