Reintroduzione dei minimi tariffari, il disegno di legge in Senato

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La reintroduzione dei minimi tariffari continua ad essere un argomento caldo. Dopo varie petizioni e una recente manifestazione (il 13 maggio scorso, a Roma), arriva in Senato il disegno di legge 2685 (Disposizioni urgenti per la tutela dei cittadini e della qualità del lavoro dei professionisti) presentato dai senatori Bartolomeo Pepe e Michelino Davico. L’obiettivo è quello di abrogare le disposizioni sulla concorrenza fra i professionisti introdotte dal Decreto Bersani, al fine, ovviamente, di reintrodurre l’obbligatorietà delle tariffe minime.

Il disegno di legge è quindi molto semplice, e composto di fatto di un solo articolo, che avrebbe l’effetto di abrogare l’articolo 2 del Decreto Bersani (decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248). Secondo i firmatari, l’obiettivo del legislatore “dev’essere quello di andare incontro alle esigenze della collettività in termini economici e di qualità di servizi richiesti, affinché sia garantita l’offerta di una prestazione qualitativamente accettabile, non ispirata a criteri prevalentemente concorrenziali”.

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Come sappiamo, fino a qualche anno fa, per gli architetti e per gli altri liberi professionisti esisteva la cosiddetta tariffa professionale, “una sorta di prezzario che rappresentava una retribuzione minima di legge, proporzionata alla tipologia e all’entità della relativa prestazione”. I minimi tariffari, adottati soprattutto in ambito pubblico, erano di fatto dei “massimi di legge”, che costituivano dei riferimenti chiari per le prestazioni professionali di ingegneria ed architettura, rispetto ai quali gli enti pubblici potevano derogare con ribassi non superiori al 20%.

Con questo disegno di legge le tariffe professionali, “spazzate via” dalla Legge Bersani, sarebbero reintrodotte. Come si legge nel testo, le professioni “sono state trasformate in lavori impoveriti in cui la concorrenza fra i singoli lavoratori autonomi ha condotto ad una drammatica riduzione dei compensi e, quindi, delle prospettive di guadagno futuro. Per questo la qualità dei servizi resi ne è fortemente condizionata”.

Perché, come chi legge sa bene, “le professioni intellettuali sono attività ad alto contenuto di conoscenza tecnica. Non v’è professione che non presupponga lunghi anni di studio, spesso universitario e molto spesso post universitario. Per chi aspira alla professione il periodo di formazione universitaria e di apprendistato è una forma di investimento importante. Sono anni in cui i giovani studenti, universitari e post universitari, sottraggono il proprio tempo a forme di lavoro stabile e retribuito nella prospettiva di accedere ad una professione intellettuale.” Il testo di Pepe e Davico inizia così, e ci piace molto.

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Attendiamo ulteriori sviluppi. Intanto, qui puoi leggere il disegno di legge presentato al Senato nella sua interezza.

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Lisa De Simone, 2017, Maggioli Editore

In vigore la legge 22 maggio 2017, n. 81, pubblicata sulla G.U. n. 135 del 13 giugno 2017, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” e meglio conosciuta come Jobs...



5 commenti

  1. Perché chi invece spende anni di sacrifici per imparare un mestiere “manuale” (pasticciere muratore ecc..) deve essere considerato inferiore a chi ha studiato? Complimenti, davvero.

    • Scusi Alessandro, ma chi l’ha mai detto? Esattamente cosa l’ha portato a trarre questa conclusione? Forse ha perso di vista la questione… e in ogni caso non si tratta di una gara tra professioni.

    • Se vai in pasticceria e prendi una pastina da € 1,00 la paghi € 1,00.
      Se fai un progetto da € 1.000,00 come minimo ti chiedono il 20% di sconto altrimenti ti dicono “fammi causa”. Alla fine tra spese amministrative e legali lasci perdere e devi accettare quello che il cliente ti cuol dare.

  2. Perchè oggi il pasticcere e il muratore sono molto rispettati e guadagnano di più di un architetto medio. Il tempo rivolto a produrre pastarelle ha sempre un riscontro economico ed è ben calibrato, idem vale per il muratore il cui lavoro è regolamentato dal contratto nazionale del lavor, da una legge. Chiaro no?! Se avessi studiato capiresti la differenza tra un professionista e un lavoratore professionale. Il costributo alla società è differente. Comunque pasticcere si scrive senza i..

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