Regime forfettario Architetti, come funziona e cosa potrebbe cambiare

regime forfettario architetti

Ancora poche ore di attesa e poi finalmente saranno chiare le intenzioni del governo sulla flat tax per professionisti e imprese, ossia la revisione del regime forfettario. Lunedì 15 ottobre 2018, infatti, sarà approvata dal Consiglio dei ministri la legge di Bilancio che conterrà, come preannunciato, l’innalzamento della soglia di compensi che permette di usufruire del regime che prevede, al posto di Irpef e addizionali, la tassazione fissa al 15% per chi è in attività da tempo, e al 5% per i primi cinque anni di avvio della professione.

Regime forfettario Architetti, come funziona

Il regime forfettario, attualmente, può essere utilizzato solo se si rimane entro le soglie di compensi annui prestabiliti per le singole categorie di contribuenti. Per gli architetti il tetto massimo è fissato in 30 mila euro annui. Con le nuove soglie previste dal governo la platea è destinata ad ampliarsi notevolmente (vedi a fondo articolo).

I vantaggi del forfettario

Il regime forfetario, come attualmente in vigore, presenta le seguenti caratteristiche:

reddito determinato su base forfettaria in funzione dei compensi percepiti nel periodo d’imposta, moltiplicati per il coefficiente di redditività prestabilito per la categoria professionale alla quale si appartiene;
imposta sostitutiva al 15%, ridotta al 5% per le nuove attività per una durata di cinque anni;
non assoggettabilità dei compensi a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta;
fatture esenti da applicazione dell’IVA;
esonero dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, dallo “spesometro”, dalla fattura elettronica.

Operativamente restano solo l’obbligo di conservazione dei documenti emessi e ricevuti e quello di di comunicare, in sede di dichiarazione dei redditi, i dati riferiti agli acquisti e le somme corrisposte al personale dipendente. In ogni caso, chi usufruisce del regime forfettario non riveste la qualifica di sostituto d’imposta e quindi non è tenuto ad effettuare le ritenute fiscali sugli eventuali compensi erogati.

Come si calcola l’imposta

Nel regime forfettario non c’è la deducibilità analitica dei costi ma il reddito è ridotto in base alla percentuale prestabilita per ciascuna categoria di contribuenti. Per gli architetti la redditività è fissata al 78%, ossia viene riconosciuto un abbattimento del reddito imponibile del 22%, a prescindere dall’ammontare delle spese deducibili effettuate. Resta invece la deduzione piena per i contributi previdenziali.

In pratica con un reddito annuo di 20.000 euro, l’imponibile lordo sarà pari a 15.600 euro. A questa cifra va detratto l’ammontare dei contributi pagati nell’anno, e sull’ammontare netto si applica l’imposta del 5%, per le nuove attività, e del 15% negli altri casi.

Leggi anche tutte le informazioni sulla Deroga al contributo minimo Inarcassa

Chi può accedere al regime con imposta al 5%

Posto che per chi avvia una nuova attività sicuramente il regime di vantaggio è la scelta più conveniente, dato che per cinque anni l’imposta è al 5% e non al 15%, occorre considerare che ci sono comunque dei paletti per usufruire di questo ulteriore vantaggio:

– chi vi accede non deve aver esercitato, nei tre anni precedenti all’apertura della partiva IVA, nessuna attività professionale (anche in forma associata);
– l’attività da esercitare non deve costituire, in nessun modo, una semplice prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il periodo di praticantato obbligatorio.

Inoltre è sempre vietata la contemporanea partecipazione a società o associazioni per le quali è prevista l’imputazione degli utili ai singoli soci (società semplici, in nome collettivo e in accomandita o srl in regime di trasparenza). Il divieto di contemporanea partecipazione a società riguarda anche chi accede al regime con aliquota al 15%.

I vincoli all’accesso al regime per chi è già in attività

Per chi è già in attività con il regime Iva ordinario potrebbe dunque essere un vantaggio passare al forfettario dal prossimo anno. Occorrerà solo fare i conti con gli altri limiti imposti dalle norme che attualmente prevedono che sia possibile accedere al regime solo a patto di non aver superato nell’anno precedente a quello di accesso, quindi nel 2018, il tetto di spesa di 5.000 euro per il personale (dipendenti e collaboratori), e quello dei 20.000 di valore di beni strumentali, al lordo degli ammortamenti. Non rientrano nella soglia i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l’esercizio della professione, mentre i beni strumentali utilizzati promiscuamente per l’attività, vanno conteggiati in misura pari al 50%.

Regime forfetario e contabilità semplificata 2018 Salvatore Giordano, 2018, Maggioli Editore

Il regime forfetario riservato ai lavoratori autonomi, ai professionisti e alle piccole realtà imprenditoriali e commerciali ha avuto ormai una definitiva stabilizzazione ed ha assorbito completamente il regime di vantaggio per le nuove attività, prevedendo per queste un’aliquota ridotta al...



*** 13 luglio 2018: In questi giorni si è parlato molto di regime forfettario. Dopo la proposta di Mara Carfagna di innalzare il tetto del regime dei minimi dai 30 ai 50 mila euro annui (notizia del 5 giugno, più in basso), dal Movimento Cinque Stelle arriva la proposta di inserire nella Legge di Bilancio 2019 una flat tax specifica per le Partite IVA, alzando il tetto del regime forfettario, con tassazione fissa del 15%, a 80 mila euro. Ora, dal capogruppo della Lega alla Camera, arriva una proposta di legge per alzarlo a 100 mila euro. Non è chiaro se quest’ultima proposta sostituirà l’ipotesi del tetto a 80 mila. In ogni caso sarà necessaria l’approvazione della Commissione UE, perché le regole comunitarie prevedono che i regimi agevolati possano applicarsi fino a un reddito di 65 mila euro. Attendiamo ulteriori sviluppi.

*** 5 giugno 2018: È stata presentata da Mara Carfagna, vice presidente della Camera, una proposta di legge per innalzare il tetto del regime forfettario agevolato al 15% (il cosiddetto “regime dei minimi”) previsto per i professionisti e le altre tipologie di Partite IVA. La proposta prevede un innalzamento dai 30 mila ai 50 mila euro annui, con una fascia di uscita graduale fino ai 55 mila euro.

Spiega la propositrice: “Stiamo parlando di un esercito di 600 mila persone, non garantite da contratti o da tutele, free lance e creatori del proprio lavoro. (…) L’attuale limite a 30 mila euro è un’agevolazione utile, ma finisce per intrappolare molti di loro sotto quella soglia: se guadagni anche solo un euro in più, perdi il beneficio e paghi IRPEF e IVA ordinarie. Per questo, innalzare il limite a 50 mila per la tassazione al 15% e prevedere poi un phasing-out al 24% per i successivi 5 mila euro di fatturato favorirebbe la crescita dimensionale, scoraggerebbe il sommerso e semplificherebbe gli adempimenti burocratici – fiscali per una fascia più ampia di lavoratori autonomi.

3 commenti

  1. come noto le banche effettuano una ritenuta sui bonifici per fatture relative a ristrutturazioni edili.
    nel caso di architetti in regime forfettario che esclude ritenute di acconto:
    1- e’ possibile essere esentati dalla ritenuta? se si in che modo?
    2- l’eventuale ritenuta puo essere scomputata in sede di dichiarazione?

  2. Buongiorno, complimenti per l’articolo.
    Riguardo il contributo facoltativo, che so essere completamente deducibile, alla pari del contributo obbligatorio, conservava questa stessa caratteristica (la deducibilità appunto) anche in regime forfettario (al 15%).
    Grazie

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