Regime Forfettario Architetti, come funziona e quando conviene

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Grande successo per il regime forfettario, che è stato scelto da quasi la metà delle nuove partite IVA: un regime che conviene in assoluto a chi inizia la professione e che per questo può contare su una tassa superlight al 5%. Scelta da valutare con attenzione, invece, per chi applica l’aliquota del 15% e ha spese personali da detrarre in aggiunta a quelle professionali. Ecco allora tutto quello che occorre sapere per scegliere la soluzione più conveniente.

L’identikit del forfettario

Il regime attualmente è riservato ai professionisti che incassano compensi entro i 65 mila euro l’anno. Presenta le seguenti caratteristiche:

  • reddito imponibile calcolato sull’ammontare dei compensi percepiti al netto della detrazione forfettaria delle spese pari al 22%, e dei contributi INARCASSA del 14,5%;
  • tassa al al 5% per i primi cinque anni di attività e poi al 15%, al posto di IRPEF e relative addizionali e IRAP (per chi ha dipendenti);
  • esonero dall’applicazione dell’IVA che non va addebitata al cliente;
  • esonero dall’obbligo di fattura elettronica, tranne che per le prestazioni effettuate nei confronti della pubblica amministrazione;
  • esonero dalla ritenuta d’acconto sulle fatture.

Solo attività in proprio

Il regime forfettario è strettamente riservato a chi svolge attività professionale in proprio. Non possono quindi accedere anche gli architetti che partecipano ad associazioni, società di persone, controllano srl o associazioni professionali che operano nello stesso settore di attività. Nel caso invece di raggruppamenti temporanei costituiti tra professionisti nell’ambito di appalti pubblici, il divieto sussiste solo se le attività legate all’appalto non sono svolte singolarmente ma in modo unitario, avvalendosi di un’unica organizzazione comune.

La tassa al 5% per le nuove attività

Per i primi cinque anni di professione è prevista la possibilità di usufruire della tassazione ridotta al 5% per le nuove attività (start up). Un’opportunità che interessa tutti gli ex praticanti, anche se continuano a lavorare per lo stesso studio. Come chiarito infatti dall’Agenzia delle Entrate la tassa ridotta per le start up si applica a chi non ha svolto in precedenza la stessa attività, salvo il caso del praticantato obbligatorio. Quindi ha diritto alle agevolazioni per le start up anche chi a apre una partita IVA dopo il praticantato per svolgere la stessa attività per la quale ha avuto in precedenza un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (senza IVA) o un contratto di lavoro a tempo determinato per un periodo di tempo non superiore a 18 mesi, oppure ha svolto prestazioni occasionali. Per le agevolazioni per chi inizia la professione, poi, non ci sono restrizioni per il soggetto committente.

In pratica, ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, hanno diritto al regime forfettario i giovani architetti che dopo il praticantato collaborano con lo stesso professionista o lo stesso studio. Non c’è quindi nessuna preclusione per le cosiddette “false partite IVA”, ossia gli architetti che emettono fatture nei confronti di un unico soggetto svolgendo di fatto un’attività di collaborazione professionale.

Il regime al 15%

Chi non è agli inizi ma ha già un passato professionale, invece, non può godere della tassa al 5% ma dovrà applicare quella del 15%. Sì alla tassa piatta (flat tax) anche in caso di attività professionale in parallelo ad un lavoro dipendente. In pratica un architetto che è anche insegnante per la sua attività potrà scegliere il forfettario, senza tener conto del reddito incassato come lavoro dipendente.

Niente flat tax, invece, per chi, per risparmiare sulle tasse, lascia il lavoro dipendente ma poi continua a svolgere attività esclusivamente o prevalentemente per l’ex datore di lavoro.

La richiesta della partita IVA

I professionisti che intendono accedere al nuovo regime iniziando l’attività dovranno comunicarlo al momento della richiesta della partita IVA. L’opzione dovrà essere esercitata in sede di compilazione del modello AA9/12 barrando la casella “Regime fiscale agevolato”.

Le fatture

Per identificare chi aderisce al regime forfettario sono previste norme ad hoc per la compilazione delle fatture, in quanto al cliente non deve essere addebitata l’IVA, e si ha diritto al compenso pieno senza applicazione della ritenuta d’acconto anche quando si fattura verso committenti diversi dai privati. Quindi le fatture dovranno contenere i seguenti dati:

  • nome e cognome di chi effettua la prestazione e relativa partita IVA;
  • dati del cliente;
  • importo del compenso;
  • importo della rivalsa contributiva;
  • dichiarazione che la prestazione è esclusa dall’IVA e dall’imposta sostitutiva ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014”.

Calcoli e pagamento

Per quel che riguarda gli obblighi fiscali occorre tener conto del “principio di cassa”, cioè le tasse si pagano in riferimento ai compensi effettivamente incassati nell’anno, a prescindere dalla data di emissione delle fatture.

Il reddito imponibile si ottiene applicando a queste somme il coefficiente di redditività previsto per i professionisti, che è pari al 78%, il che corrisponde ad una detrazione forfettaria delle spese pari al 22%. Dal reddito così calcolato si detrae poi per intero l’importo dei contributi previdenziali obbligatori. Sull’importo finale si applica l’imposta del 5% per le start up e del 15% per tutti gli altri.

Quanto al pagamento, il versamento della flat tax è effettuato negli stessi termini e con le medesime modalità previste per il versamento dell’IRPEF (acconto, saldo, compensazione e rateazione). Per il primo anno di attività non ci sono imposte da versare in acconto non essendoci un reddito nell’anno precedente.

Un esempio pratico

Un esempio dei conteggi per un professionista che paga l’aliquota contributiva ordinaria INARCASSA del 14,5%:

  • Compensi incassati: 35.000 euro
  • Reddito netto: compensi 35.000 – 7.700 euro (detrazione forfettaria 22%) = 27.300
  • Contributi: 14,5% su reddito netto = 3.958 euro
  • Reddito imponibile: Reddito netto – contributi = 23.342 euro
  • Flat tax start up: 23.342 x5% = 1.167 euro
  • Flat tax ordinaria: 23.342,00 x15% = 3.501 euro

Nel caso invece dello stesso professionista con 35.000 euro di compensi e 7.770 euro di spese, detratti i contributi avremmo un totale IRPEF da pagare di 5.532 euro.

Forfettario Architetti, convenienza

Nessun dubbio sulla convenienza della flat tax quando si tratta di nuove attività e quindi l’aliquota è fissata al solo 5%. Regime conveniente sempre anche per tutti coloro che hanno spese che non superano il 22% dei ricavi, ossia un ammontare di uscite che rientra nella soglia prevista dal regime. Deve invece far i conti con attenzione chi ha spese più elevate, ad esempio l’affitto, e anche spese personali e per familiari a carico, perché tutte queste voci non possono essere detratte dal reddito. La valutazione va fatta perciò sempre tenendo conto della propria situazione fiscale complessiva.

Un riepilogo

Qui il riepilogo delle condizioni che rendono o non rendono conveniente il regime forfettario:

TIPOLOGIA REDDITI E SPESE REGIME IVA ORDINARIO REGIME FORFETARIO
Solo redditi da lavoro autonomo e spese limitate Più conveniente
Solo redditi da lavoro autonomo e spese significative Più conveniente se start-up al 5%. Negli altri casi occorre verificare che l’ammontare delle spese sul totale del reddito non superi la deduzione forfetaria del 22% (ad esempio in presenza di spese per l’affitto o nel caso di investimenti in beni strumentali), altrimenti potrebbe essere più conveniente l’ordinario.
Redditi da lavoro autonomo e altri redditi IRPEF con poche detrazioni spettanti. Più conveniente per evitare che il cumulo dei redditi faccia scattare lo scaglione d’imposta successivo
Redditi da lavoro autonomo e altri redditi IRPEF con molte detrazioni spettanti e rischio incapienza. Più conveniente per non perdere le detrazioni


Ti può essere utile:

Flat tax Nicola Forte, 2019, Maggioli Editore

Applicazione e vantaggi del nuovo regime forfetario (con aggiornamenti online).



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