Quanto resta nelle tasche di un architetto a fine anno

guadagno architetto

Leggendo i primi post del 2018 sui social network mi è sembrato che per tutti fosse tempo di bilanci esistenziali, di ricerca di parole chiave motivazionali e di programmazione di obiettivi più o meno raggiungibili per il nuovo anno. Se voi non lo avete fatto – o se non ne avete l’intenzione – nessun problema. Da bravi liberi professionisti come noi architetti ed architette siamo, l’unico bilancio che varrebbe davvero la pena di fare è quello economico relativo all’anno che si è appena concluso, per valutare dove ci sta portando il nostro lavoro ed eventualmente che cosa aggiustare nei prossimi dodici mesi. Ed è quello che mi accingo a fare, armata di pazienza e di estratti conto.

Ovviamente il commercialista ha sotto controllo tutte le nostre entrate e uscite, ma farsi qualche conto in tasca per leggere nero su bianco come siamo messi è un’operazione che può rivelarsi interessante. Vi auguro di essere amministratori ed amministratrici delle vostre finanze migliori di me, che generalmente riesco a perdere di vista la mia contabilità spese già a partire dai primi mesi dell’anno.

La domanda che mi sono posta, quindi, è la seguente: quanto resta nelle tasche di un architetto dopo aver assolto gli obblighi fiscali e dopo aver provveduto a tutte le spese accessorie alla professione?

Mi sono impegnata in una verifica a posteriori sul 2017 e vi riporto qui un resoconto a livello statistico di come è andata. Va considerato che tale resoconto è valido per me, ma probabilmente non è distante dalla situazione di tanti colleghi e colleghe che lavorano più o meno alle mie stesse condizioni.

Una premessa necessaria deve essere quella di dirvi che sono un’architetta iscritta all’Ordine, che lavoro in questo campo da quasi quattordici anni, che ho aperto la Partita Iva nel 2006 e che rientro nel regime fiscale ordinario. Che non ho uno studio mio ma sono io il mio studio, e che in genere lavoro ad incarico per lunghi (lunghissimi) periodi per committenti unici, a cui fatturo mensilmente. Come tanti, quindi, sono una falsa Partita Iva di quelle regolarizzate dall’iscrizione ad un ordine professionale, come Riforma Fornero docet.

Quanto guadagna un architetto, le uscite annuali

Arrivo al punto. Di seguito vi riporto le percentuali delle uscite calcolate sul lordo delle mie entrate nel 2017:

  • il 35% se ne va per l’insieme di IVA ed altre tasse
  • il 15% lo verso ad Inarcassa (dato che non mi resta in tasca al momento, la considero fra le uscite – prendetela con le dovute considerazioni)
  • il 5,5% va al commercialista
  • il 2% è per le assicurazioni (ho un’assicurazione infortuni e una RC professionale)
  • lo 0,75% va all’Ordine degli Architetti
  • lo 0,05% è per la formazione obbligatoria (ma ammetto che nel 2017 ho fatto solo il minimo sindacale).

Facendo due conti, così arrivo ad un 58,3% di uscite sul lordo incassato. A questa percentuale devo però aggiungere un altro 7% circa di spese generali legate alla mia professione: ci potete mettere telefono, internet, pasti fuori casa, benzina e/o mezzi pubblici e quant’altro. Arrivo così a poter affermare che del lordo delle mie entrate del 2017 mi è rimasto in tasca il 34,7%.

Non sono certo dati standard validi per tutti, ma mi auguro possano servire per darvi un’idea generale di quanto guadagna oggi un architetto non troppo archi-stella e non troppo archi-stalla.

Leggi anche Architetto o Architetta? In ballo c’è solo una vocale?

Ovvio dire che ognuno di noi dovrebbe avere questa situazione chiara in testa anno per anno di lavoro, o molto più di frequente, per i titolari di un proprio studio professionale. Ma alzi la mano chi in questo momento ha davvero l’idea precisa della propria situazione. Io i conti in tasca me li faccio periodicamente, e il calcolo che mi spaventa sempre di più è quello del mio guadagno orario.

Dato che ogni mattina compilo una scheda excel come memoria storica della quantità di tempo che dedico al lavoro, posso facilmente calcolare quante ore ho lavorato nel 2017, e con una semplice divisione posso dirvi che l’anno scorso ho guadagnato circa 21,00 € lordi all’ora, che, al netto di tutte le uscite di cui abbiamo parlato, diventano circa 7,00 €/ora.

Qui non faccio particolari commenti perché lascio a voi giudicare, anche sulla base delle vostre personali esperienze. Per quello che mi riguarda, ho avuto periodi in cui ero forse più arrabbiata con la società, con il sistema e con il mondo intero, e di questi dati avevo di che lamentarmi senza sosta. Ora che le mie priorità sono cambiate, e così di conseguenza il mio punto di vista, riesco solo a pensare che ho un impiego nel campo dell’architettura – quello per il quale ho studiato – e che mi pagano per questo, il che è certamente molto di più di quello che molti altri architetti possono affermare. Fino a che mi andrà bene così e mi farà comodo lavorare in questo modo, scelgo consapevolmente di smettere di lamentarmi: nel momento in cui non sarà più così, sarò io a dover cambiare le carte in tavola.

Jobs Act Autonomi: cosa cambia per i professionisti tecnici

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Lisa De Simone, 2017, Maggioli Editore

In vigore la legge 22 maggio 2017, n. 81, pubblicata sulla G.U. n. 135 del 13 giugno 2017, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” e meglio conosciuta come Jobs...



10 commenti

  1. Quel 35% di IVA ed altre tasse, è una percentuale molto bassa, spesso l’IVA (22%) non è sempre facile da recuperare poi tra IRAP IRPEF la percentuale sale almeno al 40%. Non dimentichiamo le ritenute d’acconto che se non pagate sono sempre a nostro carico.

  2. Condivido la sostanza del conteggio, ma, per correttezza, con alcune precisazioni:
    1- L’IVA non è una tassa ma una partita di giro (a meno che non venga pagata la fattura);
    2- comunque l’insieme di tasse IRPEF e altre … è minimo il 35%;
    3- le spese di gestione attività, rilevano sicuramente più del 7% se si considera aggiornamento hardware e software, (anche per uno studio individuale) direi circa il 10%;
    4- in ogni caso arriviamo ad un 33% netto che, per dare un reddito di 2000 euro/mese, imporrebbe un fatturato lordo di almeno 70.000 euro, nella maggior parte dei casi utopia.

  3. Da ingegnere confermo e condivido la sostanza del conteggio. Come spese sono molto più alto perché per lavoro faccio almeno 30.000 Km l’anno con l’auto i cui costi sono deducibili, come noto, al 40% (un anno si arrivò al 25%). Se aggiungiamo a questo che qualche cliente ci può dare “buca” e se si tratta di persona giuridica (come tutti i miei clienti) è quasi impossibile ricorrere all’ingiunzione di pagamento, ci rendiamo conto dell’insostenibilità della situazione.

  4. Condivido parzialmente perché il totale delle spese purtroppo è più alto e il residuo si attesta intorno al 30% e con questo devi mandare avanti la famiglia la casa e posso garantirvi che si vive sull’orlo del tracollo

  5. Non capisco perché calcola anche l’iva. Le considerazioni sull tassazione riguarda tutti. Il problema sono i 21€/ora di partenza. A questo punto meglio cambiare mestiere. Non si è obbligati a fare l’architetto per tutta la vita.

  6. Non capisco perché calcola anche l’iva. Le considerazioni sulla tassazione riguardano tutti. Il problema sono i 21€/ora di partenza. A questo punto meglio cambiare mestiere. Non si è obbligati a fare l’architetto per tutta la vita.

  7. Buongiorno, mi permetto solo di sottolineare, senza alcun tono polemico, che in alcuni casi vi è anche la Gestione Separata INPS che subentra. Ecco allora che il guadagno scende ulteriormente.

  8. E’ forse il caso di ringraziare quel politico che, con la sua “lenzuolata”, ha portato la deregulation nel mondo della libera professione, dandogli il colpo di grazia?

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