I prezzi gonfiati per le forniture degli arredi sono una regola non scritta?

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È verità universalmente riconosciuta che un architetto che si occupi di interni debba sentire il bisogno di fregare il proprio cliente. O almeno questo è ciò che sembrano pensare alcune aziende che vendono arredi e complementi, dall’impressione che mi è rimasta dopo recenti esperienze in questo campo, nel quale lavorativamente non mi cimento spesso. Un paio di esempi per chiarire di che cosa sto parlando.

Al commerciale di un’azienda che vende tappeti, che mi chiede a chi intestare un preventivo, rispondo di intestarlo pure al cliente, visto che sarà lui ad acquistare direttamente il materiale: leggermente imbarazzato, fra mezze parole, il commerciale mi chiede che percentuale deve riservare quindi al nostro studio, per l’intermediazione. Non mi capitava da un po’, ma ho capito cosa intende e gli rispondo che veniamo già pagati da questo cliente per la nostra attività di progettazione e che quindi non c’è bisogno di gonfiare il prezzo della fornitura.

Passano pochi giorni e la rappresentante di un rivenditore di arredi – questa volta si tratta dell’acquisto di una libreria di una nota marca italiana – nel momento di emettere la fattura per lo stesso cliente, mi scrive, molto professionalmente, se deve aggiungere una fee per la segnalazione (cioè per averla messa in contatto con il cliente).

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Già su due forniture questo cliente ci avrebbe rimesso una cifra consistente: se così fosse per ogni acquisto, come uscirebbe da questo restyling?

Mi torna in mente la prima volta in cui mi sono trovata in questa situazione: lavoravo al progetto del negozio di un amico e il cartongessista che avevo chiamato – amico di entrambi – mi chiese che percentuale volessi per me, in modo da calcolarla all’interno del suo preventivo. Quella volta caddi veramente dal classico pero, non sapevo di cosa mi stesse parlando, e fu lui a dovermi spiegare che questa era una pratica consolidata alla quale aveva imparato nel tempo ad attenersi.

Non solo aziende, quindi, ma anche artigiani coinvolti insieme agli architetti in un gioco scorretto e fuorviante: fuorviante perché ci vuole poco perché diventi cosa risaputa che tutti i professionisti seguano questa prassi, e mi è infatti capitato che un cliente commentasse la parcella per i servizi di progettazione dicendo che gli sembrava troppo alta, considerando anche le percentuali che avremmo preso dai fornitori degli arredi.

Prezzi gonfiati delle forniture: perché?

A me piacciono le cose alla luce del sole, però vorrei cercare di capire il perché di questa storia. È solo la cupidigia di alcuni? È l’unica prassi che aziende ed artigiani hanno trovato per assicurarsi di ricevere lavoro dagli architetti, in mezzo a tanta concorrenza?

Non voglio generalizzare: come non è vero per tutti gli architetti, allo stesso modo non è vero per tutte le aziende o per tutti gli artigiani. Spero mi crediate se vi dico che scrivo questo post del tutto candidamente, come una che ormai un po’ sa come girano le cose, ma non proprio proprio del tutto: e infatti mi interessa conoscere il parere e l’esperienza di chi si troverà a leggere queste parole.

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Ed è quello che già ho iniziato a fare, online e offline: mi sono rivolta ai colleghi, provando a chiedere “mi è successa questa cosa qui, ma voi come vi comportate?”.

Ovviamente era difficile che qualcuno mi rispondesse “ah, sì, io lo faccio sempre”: è stato un coro unanime di no decisi e sdegnati di colleghi che si sono detti stanchi di vedere la propria figura professionale macchiata da questa diceria.

Una collega che collabora con negozi di arredamento, per esempio, mi ha detto che dalle sue parti il problema è così diffuso che si è deciso di creare una rete di negozi unita da un codice etico con regole comuni da seguire e scontistica massima concordata uguale per tutti.

Eppure – mi dico – qualcuno dovrà pur stare dall’altra parte della barricata se la storia ha preso piede! Solo un collega mi ha confessato che all’inizio della sua carriera si è messo d’accordo con un’impresa per avere una piccola percentuale sui lavori perché il cliente – l’amministratore di un condominio – lo pagava talmente poco per un lavoro che si era rivelato molto più complesso del previsto che aveva cercato un modo per non andare in perdita.

Nella colonna delle cause va quindi certamente scritto che la svalutazione del lavoro dei progettisti ha una sua parte: non è una giustificazione per un comportamento scorretto, ma l’esasperazione di essere pagati troppo poco certamente può far perdere la via.

Spero che, fra chi legge, ci sia qualcuno interessato a condividere la propria esperienza diretta, in modo da portare un po’ più di chiarezza in un ambito del nostro lavoro del quale tutti sanno, ma pochi parlano.

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