Prevenzione sismica e recupero dei luoghi identitari per le Comunità

Confronto con Mara Pivetti del Comune di Novi di Modena, uno dei comuni più colpiti dal Sisma dell’Emilia, avvenuto esattamente 5 anni fa.

ricostruzione novi di modena

Oggi architetti.com si confronta con l’architetto Mara Pivetti del Comune di Novi (Modena), che riveste il ruolo di Responsabile Servizio Programmazione e Gestione Territorio e anche di Responsabile Funzione Censimento Danni del C.O.C. Novi è uno dei comuni più colpiti dal sisma del 2012.

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Dall’interno della tua realtà comunale come valuti la situazione della ricostruzione? E la condizione che vivono i cittadini della “comunità dei comuni” colpiti?
Dalla posizione di uno dei Comuni tra i più danneggiati del cratere, a cinque anni dal sisma, cinque anni di intenso lavoro e di grande impegno, posso constatare che la ricostruzione in Emilia gode di buona vitalità: la ricostruzione che ha potuto accedere al canale dell’intervento diretto è in parte conclusa, in parte in corso, in minima parte da inoltrare; una certa sofferenza è palese nei centri urbani o nei centri storici, soprattutto nell’ambito delle Unità Minime d’Intervento (UMI) o negli interventi con previsioni di modifica della morfologia urbana, poiché hanno dovuto attendere la disciplina dei Piani della Ricostruzione e dei Piani Organici, oltre alle ordinanze 32 e 33 di aprile 2014.

Nel Comune di Novi di Modena a distanza di 5 anni, per evidenziare alcuni numeri, su 734 pratiche presentate dall’inizio della ricostruzione per il 52% i lavori sono terminati, per il 20% sono in corso, per il 28% sono in istruttoria in parte sulla scrivania del Comune in parte sulla scrivania del professionista. Le pratiche attese sino alle prossime scadenze del 30 giugno e del 31 ottobre 2017 sono 180 circa. È indubbio che l’arrivo delle pratiche più complesse, l’effetto imbuto che si è generato e che si genera in prossimità delle scadenze e le difficoltà vissute in tema di personale assunto in aiuto agli organici dei Comuni abbia comportato, rispetto all’inizio, un crescente rallentamento dei tempi di rilascio delle Ordinanze di contributo. Un dato molto confortante però è dato dai numeri dell’assistenza: da 1440 nuclei familiari iniziali si è passati a 354 a cui si aggiunge la totale eliminazione dei PMAR.

La ricostruzione pubblica ha svolto e svolge un ruolo determinante, molto è stato fatto ed è certamente il settore dove gli effetti devastanti del sisma hanno generato grandi opportunità, di integrazione ed innovazione di servizi, mitigando temporaneamente gli effetti della perdita dei centri con la creazione di nuovi poli aggregativi. I cittadini hanno certamente acquisito la certezza dell’esistenza delle risorse economiche necessarie al recupero del patrimonio edilizio e quindi la fiducia nella presenza delle Istituzioni, rimane la sofferenza legata al ritardo della ricostruzione nei centri e quindi al recupero dei luoghi identitari per la Comunità.

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Qual è l’importanza della prevenzione? Secondo te come viene percepito in Emilia-Romagna, al di fuori dell’area del cratere, l’importanza di un nuovo approccio sul patrimonio edilizio esistente?
Credo che la prevenzione sia un tema di carattere prevalentemente culturale su cui c’è ancora molto da lavorare, anche nel cratere. La stessa categoria dei professionisti privati, già sofferente per la carenza di una preparazione specifica al recupero post sisma, ancora fatica a proporre un approccio sistematicamente orientato alla prevenzione negli interventi sul patrimonio edilizio esistente. Un incentivo in tal senso si sta profilando con il Sismabonus ma la formazione continua professionale e la diffusione della cultura della prevenzione in senso lato sono temi che devono andare a braccetto e trovare luoghi comuni di condivisione, di approfondimento, di divulgazione. La prevenzione sismica “non paga”, sino ad ora è stata vissuta come un investimento economico senza aspettativa di ritorno come avvenuto ed avviene viceversa, per esempio, negli interventi di efficientamento energetico che consentono un rientro economico della spesa iniziale in un certo lasso di tempo, a volte un guadagno.

Il post-sisma genera sempre anche un grande cambiamento sociale. Di colpo ci si sente in guerra, in trincea e poi, dopo poco, di fronte ad una realtà che chiede di ricostruire anche il tessuto sociale. Quale è stato il ruolo collaborativo delle amministrazioni? E l’integrazione tra le amministrazioni comunali in rapporto agli altri attori territoriali coinvolti, come le professioni e le imprese?
Nella ricostruzione i Comuni hanno svolto la funzione di nodi strategici in un disegno a maglia reticolare. I Sindaci hanno ricoperto il ruolo di attori principali all’interno del Comitato Istituzionale, i garanti dei diritti delle Comunità, dei loro cittadini delle loro imprese. In questa maglia reticolare sono stati inclusi ulteriori nodi di riferimento per tutti gli altri soggetti coinvolti nel processo della  ricostruzione, dai professionisti nella forma di rappresentanti da ordini e collegi, ai rappresentanti di associazioni di riferimento per il mondo delle attività economiche, ai componenti di altre categorie coinvolte, banche, notai, commercialisti, ecc.; tutte hanno concorso al disegno complessivo, alla formazione della filiera del sistema.

Un esempio virtuoso di forma di integrazione, di dialogo, condivisione e concertazione tra le parti è l’istituzione del Tavolo Tecnico Congiunto Regionale che si riunisce circa una volta al mese. Il tavolo costituisce un’esperienza di lavoro congiunto sul sistema delle regole e sulla loro messa a punto con l’obiettivo principale di consentire una omogeneizzazione della loro applicazione da parte degli attori principali della ricostruzione ed evitare personalismi. L’imperfezione riscontrabile in questo istituto consiste nell’esser stato messo a punto con ritardo rispetto ai tempi della ricostruzione: anticipare i problemi e condividerne l’analisi e le soluzioni sarebbe stato certamente più utile in una fase mediamente successiva all’emergenza, una volta testata l’applicazione delle regole ed individuate le prime criticità.

Nonostante ciò, l’esperimento del tavolo congiunto incarna un modus operandi da mantenere e consolidare, in quanto costituisce un valido sistema di monitoraggio e di continuo confronto dialogante che consente di mettere sullo stesso piano competenze diverse mettendole a confronto e promuovendo la loro integrazione. Un grande valore aggiunto. Far parte del tavolo, condividere e divulgare gli esiti, consente di non sentirsi soli, di consolidare il modello operativo nella certezza della corretta interpretazione ed applicazione delle regole nella consapevolezza che ciò contribuisce a garantire il diritto alla ricostruzione da parte di cittadini ed imprese.

Nell’immagine, Foto del Teatro Sociale di Novi di Modena, dopo la prima scossa. Foto di Mirtillause [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

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