Prestazioni professionali gratuite, da INARSIND l’invito a mandare deserte le gare

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Ricordate lo scandalo del bando di gara per l’affidamento del Piano Strutturale del Comune di Catanzaro che prevedeva il compenso, per il progettista vincitore, di 1 euro? Secondo l’Assessore all’Urbanistica, il vincitore della gara avrebbe potuto poi, testuali parole, “ripagarsi con il prestigio ottenuto grazie a questo incarico”.

Andata liscia per Catanzaro (aggiornamento del 4 dicembre: il ricorso dell’Ordine degli Architetti è stato accolto e il bando ritirato!), anche il Comune di Gubbio ha poi deciso di procedere nella stessa direzione per affidare la riprogettazione in BIM della scuola elementare di Semonte, a titolo completamente gratuito: “in cambio” l’Amministrazione offrirebbe la “possibilità di inserire nel curriculum del professionista la prestazione effettuata”. E ci mancherebbe altro.

INARSIND, Associazione nazionale d’intesa sindacale degli Ingegneri ed Architetti liberi professionisti Italiani, che per il caso di Catanzaro ha già presentato esposto all’ANAC, non ci sta più.

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Ritiene infatti tali bandi “lesivi degli interessi e della dignità dei liberi professionisti che rappresenta, potenziali partecipanti alla procedura; non è accettabile che si possa richiedere una prestazione professionale gratuita, per giunta attraverso un bando, ledendo principi costituzionali (art. 36) e norme di settore quali il codice degli appalti, le linee guida ANAC e il codice deontologico professionale che impone agli iscritti di non agire nell’esercizio della professione con modalità che contrastino la leale concorrenza”.

Tutto ciò appare come l’ennesimo svilimento della professione, “per cui sembra che il professionista debba guadagnarsi possibili futuri incarichi – o semplicemente la gloria – lavorando gratuitamente”.

Commenta l’Ingegner Salvo Garofalo, Presidente di INARSIND, “non si vede perché qualsiasi bene venga acquistato dietro pagamento, i dipendenti vengano pagati mensilmente (compresi quelli degli studi professionali) e i professionisti possano invece regalare il loro operato, da cui discendono peraltro significative responsabilità,  come fosse un hobby”. Come non condividere questa osservazione.

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INARSIND confida quindi che l’azione da più parti intrapresa in merito a tali bandi possa portare al loro ritiro prima della conclusione delle procedure, ma si augura anche che “la coscienza dei professionisti impedisca loro di assecondare questa deriva perniciosa del sistema mandando deserte le gare, questo sarebbe forse il segnale più forte da dare: davvero abbiamo bisogno di un pronunciamento del TAR o dell’ANAC per sentirci legittimati a rifiutare proposte che ledono la nostra dignità di professionisti?”

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