Pratiche edili, velocizzarle con il silenzio assenso?

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I costruttori sono allarmati, con la PA in smartworking c’è il rischio di bloccare le pratiche edili e di tutti i bonus fiscali.

Il Presidente dell’Ance Gabriele Buia, denuncia così la situazione attuale: “Ritardi, lungaggini e risposte inevase rischiano di bloccare definitivamente centinaia di cantieri sia pubblici che privati come quelli per gli interventi di efficientamento energetico e messa in sicurezza con il superbonus 110% che stanno partendo”. “Abbiamo già visto mesi fa che purtroppo nella PA uno smart working massiccio allo stato attuale è insostenibile”.

Con l’intervento, il Presidente Ance, ribadisce ancora che: “Le imprese stanno facendo di tutto per tenere aperti i cantieri nonostante la maggiorazione dei costi e la minor produzione dovute all’emergenza sanitaria che ancora gravano sulle nostre spalle che certo non possono sopportare una pubblica amministrazione non preparata ad affrontare uno smart working intensivo”.

Per questi motivi, l’Ance, in accordo con i professionisti, ha proposto due soluzioni per tentare di non ostruire le pratiche edili.

Vediamo i dettagli.

Le proposte Ance per non bloccare le pratiche edili

La proposta di Ance e dei costruttori atta a permettere il corretto svolgimento di tutto ciò che concerne pratiche edili in relazione con la PA si basa su due cardini:

  • introdurre orari di apertura prolungata (8/20), permettendo maggior ricambio di personale ed evitando code e assembramenti lavorando solo su appuntamento;
  • estendere subito il principio del silenzio-assenso dopo 60 giorni a tutte le procedure autorizzative con controlli ex post.

D’altronde, come sottolinea il Presidente ACER, Nicolò Rebecchini, “Il ricorso allo smart working improvviso e massiccio ha avuto fortissime ripercussioni sulle microeconomie locali che non stanno ricevendo il giusto supporto per adeguarsi a un cambiamento epocale. La PA non è ancora preparata”.

Per questo, la preoccupazione dei professionisti, e di Ance, è che lo smart working si traduca in un “no working” da parte della PA. Con l’evidente rischio di bloccare tutte le pratiche edili e gli incentivi fiscali.

Leggi anche: Semplificare i lavori pubblici con le tre proposte CNAPPC

I dati sul calo dei permessi per costruire con lo smart working della PA

“Il Sole 24 Ore”, il 16 ottobre 2020, ha rilasciato importanti dati riguardanti l’effetto dello smart working sull’attività della pubblica amministrazione e degli uffici in riferimento al rilascio dei permessi di costruire per le pratiche edili.

Ecco i dati:

  • a Roma i permessi di costruire hanno subito una riduzione che al momento è al 47% e potrebbe ridursi fino al 30% a fine anno, nel 2019 erano state 271 le licenze concesse, nel periodo gennaio- settembre 2020 siamo fermi a 143;
  • la media mensile (da 246 a 158) conferma il calo del 30%;
  • a Genova il calo è del 25%;
  • a Milano l’impatto dello smart working della PA è stato più ristretto.

“Questa volta – ammonisce il Presidente Ance – non possiamo ripetere gli stessi errori commessi durante il lockdown, quando abbiamo avuto sei mesi per prepararci”.

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