Ponte di Calatrava a Venezia, l’architetto dovrà pagare un (piccolo) risarcimento

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È arrivato il verdetto della Corte dei Conti: Santiago Calatrava dovrà pagare un risarcimento per l’aggravio dei costi relativi al Ponte della Costituzione, ormai ribattezzato Ponte di Calatrava, il tanto contestato (e maledetto da chi è stato vittima di scivoloni) quarto ponte sul Canal Grande di Venezia.

Come avevamo visto a suo tempo (nel 2012, qui), la prima cifra proposta era di 3.4 milioni, ma alla fine Calatrava se la caverà con molto meno: la Corte dei Conti ha infatti deciso che il risarcimento totale ammonterà a circa 90 mila euro, ma non dovrà pagarli tutti lui. Calatrava dovrà infatti pagare al Comune di Venezia 77 mila e 970 euro, mentre Salvatore Vento – ex dirigente comunale accusato di non aver vigilato sull’applicazione del ribasso d’asta, che avrebbe portato a un risparmio di 55 mila euro – 10 mila e 990 euro.

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Dei quasi 78 mila euro che dovrà pagare Calatrava, poco più di 36 mila derivano dai gradini, quei gradini che su cui nel febbraio scorso il Comune aveva iniziato gli ennesimi lavori per la sostituzione di alcune parti in vetro (ne abbiamo parlato qui). La Corte ha infatti stabilito che il piano di manutenzione di Calatrava, che prevedeva la sostituzione dei gradini ogni 20 anni, sia stato sottostimato, dato che solo nei primi 4 anni era stato necessario sostituire ben otto lastre rotte (per un totale di circa 36 mila euro). Secondo la Corte “L’evento è chiaramente connesso a un errore del progettista”.

I restanti (quasi) 42 mila euro sono invece connessi alla quarta delle cinque perizie di variante che hanno interessato la costruzione del ponte. La maggior spesa era stata di circa 400 mila euro, ma secondo i giudici costituisce danno erariale solo la sostituzione delle strutture metalliche già realizzate, necessaria a causa dell'”imprecisione degli elaborati grafici del progetto esecutivo“, che portò l’impresa a dover rifare alcuni pezzi, per una spesa di circa 110 mila euro – come riferisce il perito incaricato di analizzare la storia del ponte nel contesto di una causa tra l’impresa costruttrice e il comune (l’ingegner Armando Mammino). Con quest’ultimo verdetto la Corte, considerando un concorso di responsabilità dell’appaltatore, ha quindi ridotto la somma portandola a 42 mila euro.

La sentenza – in cui si legge anche che la negligenza è “tanto più grave e meritevole di essere stigmatizzata in quanto proveniente da uno stimato professionista di fama mondiale di elevatissima competenza, con lunga e provata esperienza proprio nella costruzione di ponti” – è definitiva, perché non è previsto il ricorso in Cassazione.

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