Una petizione per Doriana Fuksas, e per l’equiparazione professionale delle architette

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Doriana Mandrelli Fuksas © Gianmarco Chieregato

Doriana Fuksas come Denise Scott Brown: in questi giorni è stata lanciata una petizione in favore di Doriana Mandrelli Fuksas, moglie e partner professionale di Massimiliano Fuksas, perché venga riconosciuta come pari destinataria del Premio alla Carriera assegnato da Inarch Lazio al solo Massimiliano il 26 ottobre scorso.

La giuria di Inarch Lazio ha attribuito il riconoscimento a Massimiliano Fuksas “per l’alto contributo di idee e di opere, per la concretizzazione di principi innovativi di architettura contemporanea in quasi cinquant’anni di attività a Roma, nel Lazio e nel mondo“, sottolineando come “Il lavoro di Massimiliano Fuksas [sia] rivolto allo studio dei problemi urbani nelle grandi aree metropolitane”, senza considerare l’apporto di Doriana, che allo stesso modo, da anni, è alla guida dello Studio Fuksas.

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Le architette Louise Braverman, Caroline James (che, insieme ad Arielle Assouline-Lichten, nel 2013 aveva lanciato la petizione in favore di Denise Scott Brown per l’equo riconoscimento all’architetta del Pritzker Prize ricevuto dal solo marito Robert Venturi) e Francesca Perani – per conto del team di attiviste italiane Rebel Architette e del collettivo VOW Architects (avevamo parlato anche del loro flash mob alla Biennale– hanno interpretato questo gesto come ingiusto e lanciato una petizione ad hoc, che si inserisce all’interno della più ampia campagna #timefor50, è tempo di parità, di cui abbiamo già parlato.

Il problema, infatti, non risiede soltanto nell’assegnazione al solo Massimiliano di questo premioma è molto più ampio, come Doriana Mandrelli Fuksas tiene a specificare attraverso la sua portavoce, che ci scrive: “La questione non deve essere focalizzata sul Premio Inarch Lazio conferito all’Arch. Massimiliano Fuksas come riconoscimento alla Sua carriera quasi cinquantennale. Bensì il problema risulta più ampio e complesso e viene sottolineato quotidianamente dai media e da vari interlocutori, che si relazionano in modo differente con l’Arch. Massimiliano Fuksas e con l’Arch. Doriana Mandrelli, nonostante oggi ricoprano un ruolo alla pari nella guida dello Studio Fuksas.” E sottolinea Doriana: “La differenza tra uomo e donna sul lavoro è ancora un problema reale in tutto il mondo, e va combattuto“.

Il presidente di Inarch Lazio, Amedeo Schiattarella, che si dichiara “molto sensibile al tema della presenza femminile nella professione”, crede si tratti di un “grandissimo equivoco”: “noi non abbiamo dato un premio allo Studio Fuksas. Abbiamo assegnato un riconoscimento personale, alla carriera di un architetto che, individualmente, celebra cinquant’anni di professione condotta ai massimi livelli, meritevole di profondo rispetto. Ci è sembrato logico premiare un percorso di vita straordinario, che ha reso Massimiliano uno dei più grandi architetti italiani, famosissimo anche all’estero”.

Intanto, i firmatari della petizione – tra cui figurano anche gli stessi coniugi Fuksas, la figlia Lavinia, Denise Scott Brown, Rem Koolhaas, Bjarke Ingels, Ricardo Scofidio, Beatriz Colomina e Paola Antonelli – hanno superato i 500 (ad oggi, 19 dicembre 2018). “Questa dimostrazione immediata di sostegno riflette la necessità di un cambiamento nella nostra professione. Le donne sono la maggioranza del mondo e sono sempre più presenti nel campo dell’architettura, tuttavia non ricevono gli stessi riconoscimenti”, commentano le organizzatrici.

>> Per firmare la petizione clicca qui <<

Rebel Architette e VOW Architects auspicano che la campagna #timefor50 non si esaurisca con questa petizione, e propongono quindi che l’hashtag venga diffuso il più possibile per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle situazioni di discriminazione che quotidianamente si verificano in ogni campo professionale e a qualsiasi livello.

2 commenti

  1. Condivido in pieno l’ articolo,e,in qualsiasi momento verranno lanciate petizioni che riguardano questo argomento io saro’ pronta a firmare ;ma per favore smettiamo di chiamare le donne architetto “architetta”,moda lanciata da una delle donne che hanno rappresentato meno le donne nel parlamento Italiano,pressappoco un ‘oca.Io sono un architetto donna e voglio essere chiamata “architetto”

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