Paesaggio Urbano, il primo numero del 2019

paesaggio urbano 1 2019

È uscito il primo numero del 2019 della rivista Paesaggio Urbano – che, come sappiamo, dal 2017 è disponibile esclusivamente in versione digitale. Se avete perso i numeri precedenti, siete ancora in tempo per scaricare il numero unico del 2017, il primo numero del 2018, il secondo numero del 2018, il terzo numero del 2018 e il quarto numero del 2018. Vediamo la presentazione di Marcello Balzani a questo nuovo numero (che potete scaricare gratuitamente a fondo articolo).

Dall’unicità al minimo comune denominatore del patrimonio culturale: la sfida delle piattaforme e degli ecosistemi digitali

Quando si pensa a ecosistemi digitali in cui il valore viene rappresentato dalla struttura di una piattaforma integrata di contenuti finalizzati e a diverse modalità di interrogazione e relazione con utenti e fruitori di molteplici esigenze, si immagina un universo di oggetti coerenti e compatibili. Oggetti che si connettono, che dialogano, che rispondono, che sanno dove sono e cosa fanno; alcuni possono anche apprendere il comportamento che, nell’individuarli e riconoscerli, li rendono più interessanti e utili. La realtà tuttavia è un’altra. Se si individua come galassia di questo ecosistema quella dei beni o del patrimonio culturale si può comprendere subito un carattere antagonista non banale.

L’analisi e la ricerca sul patrimonio culturale ha, da sempre, fatto tesoro di due valori: l’unicità e il grado identitario. Due valori (essenziali nella patrimonializzazione) che rappresentano anche due poteri, fortemente condizionanti ogni metodologia o percorso di indagine. Molte discipline hanno fondato su questi aspetti strutture di specializzazione e competenze. La realtà che invece oggi si configura è un’altra e richiede proprio di arrotondare gli spigoli di questi valori per far coincidere altri valori, diversamente utili.

Perché una piattaforma funzioni non servono oggetti tutti diversamente straordinari ma oggetti che posseggano dei minimi comuni denominatori, ovvero che abbiano la capacità di far corrispondere ciò che li rende (in parte e in rapporto alla ricerca che si compie su di essi) simili e non ciò che li identifica come unici. E tutto ciò non solo nel risultato finale ma anche nel percorso che conduce ogni oggetto a divenire tale. In altre parole, il percorso concettuale che ha portato, da sempre, a generare conoscenza nell’universo dei beni culturali viene ribaltato di 180 gradi, messo sottosopra, percepito da un punto di vista diametralmente opposto. Ecco quindi la grande difficoltà di accettare incompletezze, approssimazioni, significati e valori storici non così specifici e corrispondenti, forme adattate, categorie semantiche troppo pre-strutturate.

Si deve anche ricordare che la realizzazione di modelli 3D di alta qualità risulta ancora particolarmente onerosa in termini sia di tempo che economici. I prodotti delle ricostruzioni digitali sono spesso forniti in formati non interoperabili, quindi non accessibili. Una simile sfida diviene ancora più importante quando oggetto della documentazione sono beni architettonici e siti complessi, poiché richiedono l’acquisizione e la gestione di grandi quantità di informazioni, e l’arricchimento attraverso metadati (dati capaci di descrivere altri dati fornendo specifiche sui contenuti di un singolo elemento, quindi particolarmente rilevanti nel campo del patrimonio culturale).

Dato che in Italia, inoltre, per vastità ed estesa diversificazione del patrimonio, ogni realtà fa caso a sé, spesso anche per metodologia di rilievo, rappresentazione e documentazione, è facile comprendere come risulti complesso sviluppare piattaforme di gestione dati, in futuro sempre più necessarie per conservazione, processi di recupero, valorizzazione turistico-culturale e formazione di nuove skills.

Quale futuro si sta profilando all’orizzonte? Si richiederà un processo per il raggiungimento di metodi di digitalizzazione 3D più efficienti e l’ottimizzazione di strumenti di post-processing di modelli semantici arricchiti, per generare e gestire più facilmente modelli 3D accessibili. Saranno fondamentali metodologie per integrare i dati con diverse operatività (conservazione, recupero, valorizzazione) in un finalizzato approccio storico/tipologico/tematico che possa individuare il minimo comune denominatore operativo di processo per una piattaforma relativa al patrimonio culturale.

Questo approccio sarà strategico:
– per economie di scala (di progetto, gestione, sviluppo componenti/strumenti, manutenzione programmata, comunicazione turistica, formazione);
– consentirà di collegare informazioni specializzate sul bene culturale, individuando i principali fattori comuni in una sintesi trasferibile in H-BIM;
– riconoscerà gli aspetti legati all’identità e alla diversità dei beni, migliorando i sistemi di documentazione capaci di preservare memoria e identità.

Per affrontare simili sfide e iniziare a risolvere le principali problematiche dei processi di realizzazione di modelli digitali 3D multi-informazione, saranno necessari protocolli di acquisizione per l’ottimizzazione dei dati. I protocolli, da sempre distanti dal mondo dei beni culturali perché sviluppati in altre discipline, dovranno entrare a far parte delle regole del gioco e saranno importanti i gradi di condivisione e le modalità di utilizzazione, per eludere quella furia da collezionista di cui scrive, con inquietudine, Fernando Pessoa.

Questo numero di Paesaggio Urbano si collega alla prima edizione delle Giornate del Restauro e del Patrimonio Culturale di Ferrara e raccoglie al suo interno molti contenuti di quanto presentato e discusso, anche in merito alle piattaforme per i beni culturali, al Premio Internazionale Domus Restauro e Conservazione e al restauro nel territorio che si sta compiendo in Emilia dopo il sisma del 2012 sul patrimonio vincolato. Ma non dimenticando che Matera, nel suo anno d’oro che la vede Capitale europea della Cultura per il 2019, si riconosce non solo per quanto e stato straordinariamente stratificato nel tempo ma anche per quanto è antichissimo presente, e ad essa si dedica la copertina.

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