Paesaggio Urbano, il primo numero del 2018

Paesaggio Urbano 1 2018

Il paesaggio è una condizione dell’anima. Lo è prima di essere una scelta consapevole. Una scelta che individualmente mettiamo in atto per interpretare la realtà che ci circonda. Cosa vedere. Cosa non guardare. Che significati associare al nostro contesto. Ma quando la condizione dell’anima diviene collettiva, quando dall’individuale si passa ad una dimensione che si vorrebbe pubblica (nel senso più sano e completo che si possa definire), allora il processo di interpretazione richiede di definire dei valori, di scegliere cosa è culturale e storico, perché debba essere tutelato (prima) e valorizzato (poi). Non è facile. Ma non sempre tutto deve essere smart o easy nella vita delle comunità e dei territori.

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Poi c’è l’urbano. Ovvero il dialogo con la città e l’architettura, che non può non essere relazionata al tessuto, all’ambiente e allo spazio costruito. Il dibattito sulla città è in fase di risveglio per gli architetti. A livello regionale si stanno coagulando ogni mese giornate di confronto in vista del VIII Congresso Nazionale degli Architetti Italiani, il tema è Quale architetto per le città del futuro. Una visione plurale e inclusiva. Il CNAPPC vuole “contribuire al dibattito sul futuro dell’abitare, delle città e dei territori, proponendo un nuovo paradigma della qualità della vita urbana, ripensandone il modello. Una città che diventi sempre più un luogo desiderabile dove vivere, lavorare, incontrarsi, formarsi, conoscere e divertirsi: un luogo attrattivo, dunque, da tutti i punti di vista”. Parole interessanti in cui tuttavia non leggo ancora (ma forse sarà il dibattito a far crescere questo desiderio di un luogo per l’anima, come diceva Plotino) parole chiave sulla memoria, sulla cultura, sul significato storico che diamo alle città.

In questi ultimi giorni sono successe tante cose. Le case bruciano, la politica risveglia bisogni di condoni mai sopiti e muore Giuseppe Galasso, storico dell’Italia Meridionale, che riuscì a far approvare nel 1985 un provvedimento di legge che porta il suo nome quando in Italia l’abusivismo era all’ordine del giorno come “stile di intervento”. Galasso, da sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, disegnò la prima disciplina organica per la tutela del paesaggio dopo la legge n. 1089 del 1939.

Un recupero della memoria per una condizione dell’anima. Ed è una bella coincidenza temporale che in libreria si possa sfogliare proprio ora un saggio critico di Tomaso Montanari dal titolo Costituzione Italiana: articolo 9, pubblicato dall’editore Carocci di Roma, che racconta la storia di come si arrivò a redigere e trovare consenso su questo assunto fondamentale della nostra Carta firmata nel 1947. È stato tradito l’art. 9? Fa parte del dibattito dell’VIII Congresso Nazionale?

“Paesaggio urbano” inizia il suo secondo anno di vita più digitale e, come è nella sua natura, non rinuncia a stare nel dibattito critico, nella proposta, nel difficile ma straordinario confine del progetto. Scaricate la rivista e buona lettura!

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2 commenti

  1. Consiglio la lettura di Salvatore Settis, “Architettura e democrazia”, Einaudi 2017. Città e paesaggio come valori essenziali per la democrazia e quindi la responsabilità dell’architetto.

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