Intervista a Flavio Mangione, nuovo presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma

Abbiamo parlato di equo compenso, competenze professionali, qualità architettonica, Esame di Stato, e non solo.

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Il 7 novembre scorso è stato eletto il nuovo presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia per il quadriennio 2017-2021: l’Architetto Flavio Mangione *. Abbiamo voluto fargli qualche domanda, a partire dal decalogo che strutturava il programma della sua lista, per capire quali saranno alcuni degli obiettivi dei prossimi quattro anni. La conversazione è stata molto interessante e ricca di spunti di riflessione: abbiamo parlato di equo compenso, competenze professionali, qualità architettonica, Esame di Stato, e non solo.

L’architetto Mangione faceva parte della lista Pro Architettura in Movimento, insieme ad altri 14 candidati (Antonio Marco Alcaro, Roberto Grio, Vito Rocco Panetta, Chiara Tonelli, Margherita Aledda, Ombretta Renzi, Alessandro Panci, Christian Rocchi, Andrea Iacovelli, Marco Maria Sambo, Filippo Maria Martines, Francesco Stapane, Silvio Salvini e Fabrizio Asselta), tutti eletti nel nuovo Consiglio dell’Ordine. Una vittoria netta quindi – 15 consiglieri su 15, con un grosso distacco di voti dalla lista del Consiglio uscente – conquistata, come ci conferma lui stesso, grazie ai molti incontri organizzati su tutto il territorio della Provincia di Roma. Per oltre un anno e mezzo, infatti, il gruppo ha lavorato senza sosta per spiegare il progetto nel dettaglio e soprattutto per connettersi ai colleghi architetti confrontandosi direttamente con loro: “Sono stati organizzati più di 20 incontri”, ci dice, “di cui la metà in provincia, e questo è stato fondamentale”.

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Equo Compenso e qualità dell’architettura

Il primo tema di cui abbiamo parlato con Flavio Mangione è stato quello dei compensi professionali, ora più che mai di attualità dopo la vicenda di Catanzaro e dopo la tanto attesa approvazione dell’emendamento al Decreto Fiscale che estende l’equo compenso a tutti i professionisti.

L’architetto affronta la questione da un punto di vista molto interessante, e vede l’equo compensoin funzione dell’utilità sociale della professione di architetto e del livello di qualità che questa professione deve garantire”. La situazione, ci dice, è molto delicata, e un ritorno ai minimi tariffari non porterebbe a una vera soluzione. L’obiettivo, invece, sarebbe quello di arrivare a una “certificazione di qualità, a garanzia del committente e del libero professionista”. Una sorta di contratto, quindi, che tuteli allo stesso tempo committenza e progettista.

Secondo Mangione, infatti, il problema non è legato solo all’evidente necessità di un “equo compenso” ma piuttosto alla “completa inesistenza di un soddisfacente grado di cultura che informi il cittadino sull’importanza dell’architettura. Una cultura capace di formare una coscienza e una consapevolezza degna di una democrazia avanzata dove al centro del rapporto tra architetto e committenza troviamo il concetto di qualità, intesa come giusto rapporto tra la necessità di creare un ambiente armonico e i costi necessari per realizzarlo”.

“L’architetto e il suo compenso devono trovare una loro logica all’interno di un processo che miri al miglioramento del vivere civile e a una maggiore qualità dello spazio urbano e dell’architettura”, si legge nel programma di Pro Architettura in Movimento. “A tal fine l’Ordine promuoverà attività culturali per avvicinare la committenza al progetto di architettura, alle soluzioni funzionali, estetiche ed economiche già realizzate, sensibilizzandola sui danni che un errato progetto produce”.

L’architetto poi, ha voluto sottolineare un altro problema, presente in maniera grave a Roma ma riscontrabile ovunque in Italia: la burocrazia e la mancanza di norme certe e facilmente interpretabili, a Palermo come a Milano. Una semplificazione delle pratiche burocratiche, come l’accesso immediato ai documenti abilitativi, è più che mai necessaria, e influenzerebbe i progetti sia dal punto di vista della qualità sia dal punto di vista del compenso professionale: per forza di cose l’aggravio di tempo si traduce in un aumento della parcella, mentre se l’iter diventasse più semplice, evitando la discrezionalità del funzionario pubblico, l’architetto potrebbe concentrarsi sul progetto e sulla qualità di tutto il processo creativo.

Competenze professionali e utilità sociale dell’architettura

Anche il tema delle competenze professionali e della sovrapposizione con quelle di altre figure, in particolare ingegneri, geometri e periti, è molto sentito, per questo abbiamo voluto avere un parere in merito. L’attuale situazione di confusione, che ovviamente ora è dovuta anche alle difficoltà economiche e al sovrannumero di architetti, ha cause più complesse e da ricercare più indietro nel tempo.

Il generale clima di rilassatezza italiano, ci dice, ci ha lasciato indietro di almeno 30 anni rispetto a Paesi del nord Europa. Mangione fa l’esempio della Francia, dove esiste una legge sull’Architettura a tutela del paesaggio e dell’architettura stessa. I beni architettonici sono “espressione della cultura di un Paese che fa del concorso di architettura uno strumento straordinario, sia come opportunità di lavoro sia come occasione di confronto e dibattito sull’architettura”. In Italia manca questo passaggio, e si tratta, secondo lui, di un problema che è prima di tutto culturale, della mancanza di una visione completa del mestiere di architetto, che non è solo tecnico, ma è “un mestiere di utilità sociale”, e in quanto tale va trattato.

“Nell’interesse della collettività e nel rispetto di tutte le realtà professionali”, si legge nel programma di Pro Architettura, bisognerà quindi “definire con chiarezza il livello di qualità e specializzazione dell’architetto per distinguerne competenze e responsabilità con le altre professioni (…). Se da un lato troviamo assurdo che un geometra e un ingegnere si occupino di questioni progettuali, troviamo sia sbagliato che un architetto si occupi di misurazioni che spettano al serio e nobile lavoro del geometra (misuratore della terra)”. L’Ordine, nei prossimi mesi, solleciterà la risoluzione del problema confrontandosi con i rappresentanti delle altre figure professionali interessate.

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Revisione dell’Esame di Stato

Un altro tema che abbiamo voluto approfondire è quello dell’Esame di Stato, su cui ci sono pareri molto contrastanti, tra chi vuole lasciare tutto com’è e chi vuole riformarlo perché anacronistico. Secondo l’architetto Mangione l’attuale natura dell’Esame di Stato è grottesca: si tratta infatti a tutti gli effetti di un “trentunesimo esame”, svolto all’interno dei locali universitari. Le strade perseguibili per cambiare le cose sono quindi due: il modello spagnolo, in cui la tesi di laurea funge anche da esame di stato, perché risultato di un percorso accademico rigoroso e selettivo che accoglie diversi aspetti della realtà operativa professionale; oppure una revisione totale dell’Esame di Stato, con un più netto scollegamento dal mondo universitario. Questo secondo scenario prevederebbe percorsi obbligatori di tirocinio come momento formativo di “altissimo livello”, forse da concludersi con una prova di abilitazione o di verifica svolta nelle sedi degli Ordini provinciali degli Architetti. Gli Ordini di Firenze e Genova sembra si stiano già muovendo per formulare una proposta concreta.

Spunti per il futuro dell’Ordine degli Architetti di Roma

L’Architetto Mangione ci ha poi voluto dare un’anteprima di un progetto che sta molto a cuore a tutto il Consiglio, la creazione di uno strumento per monitorare le città, un “urban center” che possa misurare le dinamiche urbane dal punto di vista economico e sociale e, ovviamente, l’attività edilizia. Torneremo sicuramente a confrontarci con lui per avere aggiornamenti su questo interessante spunto e sullo stato dei lavori, il cui primo obiettivo, sottolinea Mangione a chiusura della nostra chiacchierata, sarà quello di collegare tra loro tutte le strutture che ruotano attorno all’Ordine (Casa dell’Architettura, casa editrice, Acquario Romano, ecc.): “tutte queste realtà vanno messe a sistema, solo così sarà possibile ottimizzare e promuovere il nostro lavoro”.

*Flavio Mangione, nato a Roma nel 1966, è Dottore di ricerca in Composizione e Teorie dell’Architettura e svolge da anni attività di ricerca sull’architettura contemporanea pubblicando testi e organizzando mostre ed eventi in collaborazione col MiBACT. Dal 1998 al 2013 è stato docente di Progettazione Architettonica presso La Sapienza e, come assegnista di ricerca, dal 2010 al 2012 si è occupato dello studio del social housing in Europa e delle nuove strategie abitative per l’integrazione sociale. Ha svolto la sua attività professionale in Italia e all’estero, vincendo concorsi internazionali di progettazione architettonica e occupandosi del restauro di edifici degli anni Trenta e Quaranta e del recupero di edifici cinquecenteschi di rilievo.

Trovi il programma completo di Pro Architettura in Movimento qui.

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