Nuova luce su Michelangelo

mosè michelangelo

(di Marcello Balzani)

A Roma, nella Chiesa di San Pietro in Vincoli, un restauro di pulitura e un restauro illuminotecnico permettono di apprezzare con qualità straordinarie la Tomba di Giulio II di Michelangelo, dove è collocata anche la statua del Mosè.

La storia di questo luogo per antonomasia dell’arte italiana rappresenta in sintesi un po’ tutta la vita di Michelangelo. Un progetto, pensato inizialmente per San Pietro, che dura quarant’anni (dal 1505): sospeso per realizzare la Cappella Sistina (1509-1512), ripreso dopo la morte di Papa Giulio II, rimandato ancora perché il successore Clemente VII Medici decide di inviare Michelangelo a Firenze per creare la Sagrestia Nuova di San Lorenzo, con le Tombe Medicee, si comincia a costruire nel 1532 a San Pietro in Vincoli (in quanto il grande San Pietro è un cantiere che non vede ancora la fine) ma cambia di nuovo nel 1542.

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Michelangelo non ha più a disposizione le risorse economiche di quando Papa Giulio II era vivo e può solo realizzare una tomba a parete. Ma riesce a rendere questa parete un vero e proprio spazio architettonico, con una profondità e una luminosità straordinarie, aprendo un grande arco dietro la tomba. Al primo ordine troviamo il Mosè tra la “vita attiva” e la “vita contemplativa” mentre nel secondo ordine, al centro, troviamo la statua di Giulio II con a fianco una sibilla e un profeta e, sopra, una madonna con bambino.

Antonio Forcellino è stato da sempre il restauratore di quest’opera di Michelangelo, che ne ha fatto un campo di studio appassionato e critico fin dai famosi restauri degli anni Novanta del secolo scorso. Intervistato il 13 febbraio da Monica D’Onofrio su Radio 3 Suite, Forcellino ha avuto modo di raccontare alcuni segreti svelati e messi in luce di una delle ultime opere di Michelangelo.

Quando Michelangelo realizza il Mosè e la tomba di Giulio II ha quasi settant’anni ed è intellettualmente coinvolto nel Circolo degli Spirituali di Vittoria Colonna. Dice Forcellino al proposito: “questa tomba era considerata il relitto di una grande idea invece è oggi l’opera più coinvolgente di Michelangelo. Michelangelo ha una relazione strettissima con Vittoria Colonna, che sarà considerata eretica da lì a poco”.

Michelangelo colloca la tomba durante il Concilio di Trento e un anno dopo molte nuove speranze per una chiesa nuova “saranno perseguitate e Michelangelo dovrà fare un lavoro di censura, cambiando i connotati” di alcune statue che avevano un simbolismo divenuto eretico (la statua della “vita attiva” aveva una fiaccola e una corona di alloro).

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“Quando viene anche lui dichiarato eretico… Sulla tomba scende il buio e diventerà incomprensibile per i quattrocento anni successivi“. Lo straordinario restauro, che diviene anche un percorso di conoscenza critica, compiuto da Forcellino (e realizzato con il supporto economico di Lottomatica che ha adottato questo monumento) mette in evidenza come Michelangelo aveva puntato a realizzare un’opera trasgressiva che doveva comunicare l’immagine apparente di un Papa sconfitto, ma che in realtà personificava un Papa meno coinvolto nel potere temporale della Chiesa di Roma e più “collocato alla sola guida spirituale”.

Un significato vero che poi viene nascosto anche da una damnatio memoriae che tenderà a creare una critica di minor interesse e valore su alcune statue della Tomba.

Il restauro, cercando di comprendere i tanti passaggi, anche tecnici, recupera il senso e il significato dell’opera. Ma non è solo questa la luce interpretativa che inizia a sorgere fin dai restauri degli anni Novanta. Prosegue Forcellino: l’attuale restauro “mette in luce livelli di finitura diversi delle statue di Michelangelo; è una scoperta legata a quest’ultima campagna di pulitura, fatta quest’anno… Dal rilievo degli strumenti di lavorazioni ci si è accorti che la superficie del marmo era trattata con finiture diverse“.

“Cos’è la finitura? È l’ultimo grado di lavorazione del marmo. Michelangelo in alcuni punti utilizza un tampone di piombo per rendere il marmo lustro come uno specchio; in altri punti in realtà molto vicini li lascia più ruvidi al livello della pomice, in altri ancor lascia i segni delle gradine. Questo fatto è in parte spiegabile con il suo tentativo di modificare l’effetto della luce che colpisce le sculture. Chiaroscuri pittorici. Michelangelo quando lavora a queste sculture ha oramai concluso la sua carriera di pittore. Ricordiamolo questo è un fatto unico: nella storia non sono esistiti altri artisti che sono stati eccellenti in pittura e in scultura: Michelangelo è l’unico“.

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“Questa sua sensibilità pittorica lo ha spinto verso un traguardo di cui noi non eravamo consapevoli. Lo ha spinto ad infondere queste accentuazioni pittoriche nel marmo”. Tutto ciò non era più visibile, anche su queste finiture di grandissimo effetto era sceso il buio, perché nel 1875, dovendo costruire la nuova Facoltà di Ingegneria dell’Università la Sapienza di Roma si era deciso di chiudere definitivamente una finestra a destra della tomba che permetteva di mettere in scena tutte queste sculture”.

Allora Antonio Forcellino coinvolge direttamente Francesco Prosperetti, il Soprintendente per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma, che (“illuminato come Mosè sul Monte”) decide di realizzare un vero restauro illuminotecnico chiamando Mario Nanni, “una delle persone migliori, un artista e uno studioso della luce! È stato mesi a misurare la luce del giorno sulle colonne ed è riuscito a ricreare la luce sui marmi come se penetrasse dalla finestra ora tamponata”. Un’occasione concreta per accendere una nuova luce su Michelangelo.
timelapse mosè michelangelo

Nell’immagine in alto, Mosè di Michelangelo fotografato da Agnese Venturi, Agosto 2007, Chiesa di San Pietro in Vincoli Roma. Nel video time lapse, da Repubblica.it, la  nuova luce che illumina il Mosè.

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