La cattedrale di Notre Dame tra fiamme, ipotesi sulle cause, donazioni e previsioni di intervento

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La cattedrale di Notre-Dame durante l'incendio del 15 aprile 2019. via nbcnews.com (Thierry Mallet / AP)

Spento l’incendio che il 15 aprile scorso ha devastato la cattedrale di Notre Dame di Parigi, è arrivato il momento delle ipotesi su cosa sia realmente successo (e quindi anche delle polemiche), delle donazioni per la ricostruzione (si è già arrivati a 700 milioni di euro) e delle prime previsioni sugli interventi futuri. Ma facciamo un passo indietro. Come ormai tutti, purtroppo, sappiamo, alle 18:50 del 15 aprile 2019 un forte incendio è divampato sul tetto della cattedrale di Notre-Dame, distruggendone i tre quarti e causando il crollo della guglia realizzata su progetto di Eugène Viollet-le-Duc nel 1860.

Notre Dame, cosa è successo

Ma l’incendio è iniziato ben prima delle 18:50: il primo allarme, e quindi il primo sopralluogo, risale alle 18:20, la seconda allerta alle 18:43. Fedeli e visitatori sono stati evacuati ma la situazione non sembrava ancora destinata a precipitare. Scoccate le fatidiche 18:50, però, le fiamme hanno iniziato a divampare su una delle impalcature necessarie per lo svolgimento degli imponenti lavori di ristrutturazione che erano cominciati proprio da pochi giorni. Da qui le polemiche: sulla tardività dell’intervento, sulle sue modalità (anche Trump ha voluto dire la sua, naturalmente via Twitter), sulla mancanza di adeguati ed efficaci sistemi antincendio, sul’intervento di restauro, e così via.

Del resto, come ha riportato il Sole24Ore, l’assenza di un sistema antincendio automatico era già stato osservato da un approfondito studio su Notre Dame realizzato tre anni fa dall’italiano Paolo Vannucci, docente di meccanica all’università di Versailles, che osservava anche come la “concentrazione di polveri, stratificate nel corso dei secoli”, possa avere “un effetto deflagrante”: in un contesto di quel tipo “qualsiasi tensione elettrica può scatenare un incendio”, un corto circuito ma anche, più semplicemente, “i fili elettrici degli impianti di allarme delle impalcature usate per i lavori di ristrutturazione” possono essere la causa dell’innesco. I risultati dello studio di Vannucci, però, a quanto pare, erano stati secretati dal Centro nazionale di ricerca scientifica francese.

Anche dal Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano (Cnr) sono arrivate le prime riflessioni. Pier Paolo Duce, ricercatore Cnr-Ibimet, ha infatti precisato che: Dai dati disponibili e dalle immagini diffuse dai media la dinamica pare abbastanza chiara: l’incendio sarebbe partito dall’impalcatura che cinge la cattedrale per i lavori di restauro, diffondendosi sulla guglia e sul tetto, che sono stati già pesantemente compromessi. Il materiale ligneo è notoriamente combustibile e, rispetto a quello che viene colpito da un incendio boschivo, quello secco delle strutture della cattedrale lo è notevolmente di più. L’altro elemento di propagazione degli incendi è il vento, o meglio l’ossigeno (…)”. Per quanto riguarda invece le possibilità e le dinamiche dell’intervento, il ricercatore non è voluto entrare nel merito, ma ha osservato come esse siano state evidentemente “ostacolate dalla quota dell’incendio e dalla struttura della cattedrale“.

Intanto, comunque, la procura di Parigi ha aperto un’indagine per incendio colposo.

Notre-Dame oggi, post-incendio

Fortunatamente l’intervento degli oltre 400 vigili del fuoco, durato quasi 10 ore, ha permesso di salvare la struttura complessiva della cattedrale di Notre-Dame. Anche le due iconiche torri in facciata sono state salvate. Le vetrate sono state messe a dura prova e saranno sottoposte a controlli approfonditi, ma il rosone principale, Rose du Midi, che risale al 1260, sembra unirsi al bilancio positivo dell’esito dell’incendio.

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Due terzi della copertura, in legno di quercia ancora originale, sono però andati distrutti. Il, tenente dei vigili del fuoco, Gabriel Plus, ha dichiarato che in totale sono andati bruciati mille metri quadrati della copertura. Stesso destino per la guglia aggiunta da Viollet-le-Duc nel 1860 in sostituzione di quella duecentesca (andata distrutta nel 1792), che è crollata dopo circa un’ora dal divampare dell’incendio. Il crollo della guglia, alta 45 metri e dal peso di circa 750 tonnellate, ha inoltre causato il grave danneggiamento di una delle volte a crociera. Pare però che, in queste ore, il gallo in bronzo che la sovrastava sia stato trovato intatto tra le macerie.

Anche le reliquie conservate all’interno della cattedrale sono state salvate, mentre il Grande Orgue, l’organo maggiore, che non è stato toccato dalle fiamme, potrebbe essere stato interessato da danni collaterali alla struttura. Tutte le opere d’arte che sono state recuperate saranno momentaneamente trasferite al museo Louvre, dove subiranno interventi di deumidificazione e saranno sottoposte al restauro per i danni legati al fumo.

Al momento sono ancora in corso lavori di messa in sicurezza dell’edificio.

Le donazioni e le ipotesi di intervento

Il primo ad effettuare una donazione, di 100 milioni di euro, è stato Francois-Henri Pinault, presidente e amministratore delegato di Kering (il gruppo che possiede anche Gucci, Pomellato, Saint Laurent), seguito da imprese come L’Oreal e dalla famiglia Arnault (proprietaria di LVMH), che hanno donato rispettivamente 200 milioni. Si sono unite poi altre imprese e altri magnati francesi, e in poche ore si sono raggiunti i 700 milioni di euro. In arrivo, si apprende da un tweet di Tim Cook, anche il contributo di Apple.

Anche numerose istituzioni pubbliche e università hanno iniziato a dichiarare la loro intenzione a offrire competenze, esperti e ricerche per la ricostruzione della cattedrale. L’UNESCO, ad esempio, che aveva dichiarato Notre-Dame Patrimonio dell’Umanità nel 1991, ha offerto la sua perizia in tema di monumenti danneggiati. Anche la città di Firenze, ha dichiarato in queste ore il sindaco Nardella, si è offerta a partecipare: “Abbiamo deciso di organizzare nelle prossime settimane un piano di coinvolgimento volontario di artigiani, restauratori, architetti fiorentini per dare da subito il nostro apporto alla popolazione francese e a Parigi per una ricostruzione veloce, che sia anche il simbolo di come l’Occidente, la cultura occidentale è forte, coesa e sa riconoscere e recuperare i propri simboli di bellezza e di cultura”.

Secondo il ministro francese della Cultura, Franck Riester, che ha spiegato come sia ancora troppo presto per valutare la durata precisa della ristrutturazione di Notre-Dame, ci vorranno molti anni, “e bilanci molto importanti” per la ricostruzione, ma il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha voluto sbilanciarsi assicurando che la cattedrale sarà ricostruita “entro 5 anni, ancora più bella”. Il dov’era com’era, comunque, sembra essere fuori discussione.

Breaking news (17/04/2019, ore 15:50): Sarà indetto un concorso di architettura internazionale per progettare la nuova guglia di Notre Dame

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