Norman Foster molla il movimento ambientalista: il futuro è degli aeroporti

Image of passenger commercial aircraft taken from below, showing the airplane from the bottom side in tropical scenery.

L’archistar Norman Foster (e il suo studio Foster&partners) ha deciso di uscire dal gruppo ambientalista UK Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency, seguito dal gruppo di Zaha Hadid, ora guidato da Patrick Schumacher.

La notizia ha fatto scalpore dato che l’arzillo ottantacinquenne Norman, famoso per aver progettato “l’uovo di vetro” del municipio e il “suppostone” della City di Londra, è stato in realtà uno dei pionieri dell’architettura sostenibile ed ecologica.

Qual è il motivo di questa scelta così controcorrente? Semplice, sir Foster vuole continuare a progettare aeroporti. Il problema è che da anni gli architetti hanno “bannato” l’aeroporto scegliendolo come capro espiatorio per tutti i mali del pianeta. Causa di inquinamento, di sprawl, emblema della città globale e meticcia, luogo del capitalismo estremo che la neo-paladina dell’ambiente Greta Thumberg vuole mettere al bando (ha di fatto chiesto un passaggio via nave per arrivare a NY dalla Svezia invece di un più comodo volo). E allora perché Foster vuole spingere sul progetto di questi “oggetti”?

Norman Foster, il futuro è degli aeroporti

Ciò che ha scatenato la definitiva rottura tra Foster e il gruppo ambientalista l’avveniristico aeroporto di lusso ad Amaala sul Mar Rosso, anche se in realtà l’architetto ha da tempo iniziato a lavorare su altri progetti inerenti l’espansione, o la crescita ex novo, di nuovi scali aeroportuali in Messico, Cina, Hong Kong e Kuwait. Architects Declare ha così dovuto pazientare per qualche tempo fino a quando è stato direttamente Norman Foster con i suoi associati a mollare gli ormeggi e separarsi dal collettivo.

Amaala airport (Fonte: BGI)

“Dalla nostra fondazione nel 1967” dichiara l’architetto in una lunga nota/manifesto piuttosto sprezzante, “siamo stati pionieri di un’agenda verde e crediamo che il settore dell’aviazione, come qualsiasi altro settore, abbia bisogno di infrastrutture più sostenibili per raggiungere il suo scopo. A differenza di Architects Declare, ci impegniamo a soddisfare tale esigenza. Crediamo che il segno distintivo della nostra epoca e il futuro del nostro mondo connesso a livello globale sia la mobilità. Mobilità di persone, merci e informazioni oltre i confini. Solo mediante un’azione coordinata a livello internazionale possiamo affrontare le questioni del riscaldamento globale e le future pandemie. L’aviazione ha un ruolo fondamentale da svolgere in questo processo e continuerà a farlo. Non si possono spostare le lancette dell’orologio all’indietro”.

In pratica la dichiarazione di Foster fa leva sull’anacronismo di Greta Thumberg. Non si possono portare indietro le lancette della storia, sono gli aerei che devono inquinare meno. “Esistono già alternative a combustibili fossili per alimentare gli aerei […] che non richiederebbero modifiche alle flotte di aerei già esistenti. Airbus ha recentemente rilasciato tre linee di aeroplani che sarebbero alimentati a idrogeno anziché a carburante per aerei e che, affermano, potrebbero trasportare passeggeri entro il 2035” sostiene l’architetto a sostegno della sua tesi.

Contro il suo ottimismo, diversi soci di Architects Declare hanno risposto con uno dei tanti studi che riguarda il tasso di inquinamento degli aerei sul nostro pianeta. Studi che segnalano come il mercato dell’aviazione di lusso è responsabile di una grandissima quantità di emissioni nocive. Un rapporto che gli accademici dell’università di Linneaus in Svezia, ha quantificato lo squilibrio un po’ come nella impressionante sproporzione tra ricchi e poveri della Terra: l’1% della popolazione mondiale è responsabile della metà di tutte le emissioni degli aerei nel 2018.

Amaala airport (Fonte: BGI)

A questa argomentazione Foster risponde che grazie a progetti di aeroporti il suo studio ha assunto negli anni 1500 dipendenti, e che cercare di migliorare il mondo rifiutando nuovi strumenti significa prediligere per l’architettura un ruolo eticamente encomiabile, ma del tutto irrilevante e marginale rispetto alla domanda di mobilità che (Covid permettendo) continuerà a crescere.

Per Foster il futuro dell’architettura è nella mobilità e negli aeroporti, entrambi sostenibili.

Foto di copertina: IStock/Mateusz Atroszko

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