L’occhio magico di Carlo Mollino, oltre 500 fotografie in mostra a Torino

Italo Cremona - Ritratto di Carlo Mollino attraverso il piano in cristallo della mensola d’ingresso in Casa Miller, Torino 1936 c.

Oggi può sembrare strano, ma per anni anche dopo la sua morte, l’opera di Carlo Mollino è rimasta ingabbiata in una sorta mondo oscuro, quasi a voler ritrarsi in uno stato di quiescenza per sedimentare, caricandosi in questo modo di mistero e supposizioni spesso aleatorie. Un limbo che sembra essere stato ideato e costruito dallo stesso Mollino. Solo da pochi decenni si sta tentando un’analisi e una riscoperta più approfondita, da cui lentamente riemergono elementi che forse aiutano una più attenta rilettura del suo lavoro.

Fotografo, designer, pilota di aerei e auto, scrittore e altro, fanno di questo architetto di nascita un personaggio unico nel suo genere, dannatamente geniale e colto. La fotografia è sicuramente l’arte che l’ha accompagnato per tutta la vita fin da bambino. Grazie al padre appassionato di fotografia, che aveva allestito una camera oscura in casa, il piccolo Carlo ha la possibilità di avvicinarsi a questo mondo, sconosciuto a molti all’epoca (siamo intorno al primo decennio del Novecento), apprendendone segreti e fascinazioni.

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“Certo è – scrive Francesco Zanot nel testo del catalogo – in ogni caso, che la fotografia permea la vita di Mollino più di qualsiasi altro linguaggio dell’arte, incontrandolo in età giovanissima e trasformandosi con lui tante volte quante sono state le sue metamorfosi personali e professionali”. Piacevole ossessione che lo porterà a dedicarne un trattato “Il messaggio della camera oscura”, edito nel 1949, unico testo per quei tempi che analizzava approfonditamente la storia della fotografia con una selezione di immagini atte a sottolineare la veridicità degli scritti proposti. Innovativo e necessario per la diffusione e conoscenza della cultura fotografica e la sua affermazione tra le arti nobili. Già la scritta posta sulla fascetta editoriale gialla ne preannunciava la profondità e l’importanza: Fotografia arte ed estetica. “Ciò che so per certo – scrive Mollino a chiusura dello scritto – è che su fragili fogli, tra un macero e l’altro della vita effimera della carta oggi, incontro fotografie, concreta poesia che mi traghetta nel dominio dell’ineffabile quanto una consolata pittura o altra forma canonica, siano quelle personali documenti o fantasie di un quotidiano possibile.”

A svelarci una parte, forse, dell’immenso eclettismo artistico di Carlo Mollino, sono le 500 foto esposte da Camera, Centro italiano per la Fotografia, provenienti per la quasi totalità dalle collezioni del Politecnico di Torino, Archivi Biblioteca Gabetti, Fondo Carlo Mollino, in una mostra curata da Francesco Zanot da poco inaugurata (dettagli a fondo articolo, ndr). Il percorso espositivo si affranca da qualsiasi ordine cronologico e classificazione tra generi, perché chiaramente discordante con la complessa natura di Mollino, capace di spaziare abilmente tra diversi interessi, per poi farli interagire fra di loro, dando vita a situazioni impeccabili e perfettamente autonome. La scelta dell’allestimento va in questa direzione. Quattro sezioni segnano la mostra, ognuna intitolata con una citazione tratta dagli scritti dello stesso Mollino.

Nella prima sezione, “Mille case”, sono raccolte le immagini relative al tema dell’abitare, alla base di una parte del lavoro fotografico di Mollino. Immagini di edifici, soprattutto quelli realizzati da lui, fanno da corollario a oggetti domestici, ritratti ambientati nei suoi celebri interni e a una serie di istantanee riprese durante i suoi viaggi come memorie visive di architetture più o meno note. Atmosfera e ispirazioni surrealiste sono raccolte in “Fantasie di un quotidiano impossibile”, la seconda sezione, che insiste su una parte della produzione fotografica molliniana. Qui i soggetti, i più svariati, hanno il chiaro compito di mettere in discussione la realtà rappresentata, sorprendendo lo spettatore. Fotomontaggi di progetti, oggetti inquadrati con angolature o riflessi particolari si accompagnano ai ritratti pubblicati su “Occhio magico”, nel 1945.

In “Mistica dell’acrobazia”, la terza sezione, velocità, movimento e segni sono protagonisti. Negli scatti, aerei (era un pilota provetto), auto (vedi il Bisiluro, automobile da lui progettata insieme a Mario Damonte ed Enrico Nardi, protagonista non felice alla “24 ore di Le Mans” nel 1955) e sci ricoprono un interesse altrettanto importante. Infine nell’ultima sezione, “L’amante del duca”, si confrontano ritratti femminili e sciatori immortalati in pose esaltanti la tecnica sciistica. Qui, le famose Polaroid a colori e in bianco e nero delle sue modelle raccontano di una scrupolosa attenzione posta alla creazione della scenografia, spesso uguale e vestite con gli stessi abiti comprati e selezionati da Mollino, per ottenere sempre una proiezione visiva senza tempo.

Tecnica e creatività emergono dalle immagini. Qualsiasi soggetto o oggetto restituito rappresenta una nuova realtà. “Mollino – prosegue Zanot – utilizza la fotografia come un dispositivo per la trasformazione della realtà. Meglio: per la creazione di una realtà alternativa, all’insegna della moltiplicazione delle esperienze e delle prospettive. Ogni cosa nel lavoro di Mollino è fortemente radicata nel passato. E tutto tende al futuro. Ne risultano fotografie paradossalmente senza presente”. Una produzione fotografica infinita, concettualmente creativa, sicuramente parziale (è quasi certo che molte immagini siano andate perdute), ma del tutto attinente alla figura dell’autore. “Un punto di forza di questo lavoro – evidenzia Paul Kooiker (noto fotografo olandese) – sta anche nel fatto che fosse privato. Ci sono in realtà riferimenti da cogliere, ma non sono molto chiari e sono più che altro interpretazioni retrospettive. Mollino era fine. Produceva un’opera di buon gusto, ma difficilmente classificabile. Volendo mettersi nei panni di Mollino, dà un certo piacere il pensiero che probabilmente sapesse che il suo lavoro sarebbe rimasto in giro per un po’ e solo dopo la sua morte avrebbe acquisito la forza per continuare a vivere”.

Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, oltre a riprodurre le immagini presenti in mostra, raccoglie scritti di Francesco Zanot, curatore della mostra, Enrica Bodrato, Fulvio Ferrari e Paul Kooiker.

L’immagine intima

L’immagine intima

Danilo Redaelli, 2017, Maggioli Editore

“Spesso l’evanescenza del pensiero creativo s’interfaccia con regole e limiti che trasformano un’intuizione qualunque in un preciso protocollo di processi progettuali. Tutti gli elementi che si relazionano durante un atto d’ideazione si sono conformati in noi durante gli anni...



Tutte le immagini provengono dal Politecnico di Torino, sezione Archivi biblioteca Roberto
Gabetti, Fondo Carlo Mollino.

Scheda evento

evento|event L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973
a cura di|curated by Francesco Zanot
dove|where

CAMERA
Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18
Torino

quando|when 18 gennaio - 13 maggio 2018
orari|hours

Lunedì 11.00–19.00
Martedì chiuso
Mercoledì 11.00–19.00
Giovedì 11.00–21.00
Venerdì 11.00–19.00
Sabato 11.00–19.00
Domenica 11.00–19.00
Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura

ingresso|admission Intero: € 10 - Ridotto: € 6 fino a 26 anni, over 70 e convenzioni - Gratuito per bambini fino a 12 anni
sito ufficiale|website www.camera.to

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