Manifesto per il Paesaggio: si riparte dal Covid

Le sezioni AIAPP di Lombardia e LAMS-Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna hanno dato vita al Manifesto della Ripartenza per il Paesaggio, una nuova strategia che vede il paesaggio come lo strumento per la ripartenza post Covid-19.

Il documento, composto da 11 punti e supportato da un video di promozione, è rivolto a istituzioni e amministrazioni, ma anche a cittadini e soggetti che quotidianamente intervengono, anche inconsapevolmente, sul paesaggio, modificandolo e trasformarlo. Si tratta di professionisti, artigiani, intellettuali, artisti, comunità e associazioni che, attraverso il Manifesto, sono chiamati a dare una risposta nuova rispetto alla progettazione dei paesaggi.

Manifesto per il Paesaggio ai tempi dell’isolamento

Ci troviamo in un periodo in cui sono necessarie nuove prospettive di programmazione e d’azione, che riescano a creare un fonte comune basato su sinergie e forme di collaborazione.

Nonostante sia ancora valida la necessità di mantenere il distanziamento, il documento vuole fornire una risposta alla frammentazione dell’individuo e combattere l’isolamento, con la consapevolezza che occorrerà considerare lo spazio aperto come fatto anche di “vuoti”. L’obiettivo è quello di difendere e creare luoghi comunitari, dove la gente possa ancora dialogare, riconquistare i propri spazi di aggregazione, curare l’esistente. Si dovrà puntare a favorire scambi e attività comuni, creando rapporti con il contesto ambientale e paesistico.

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Il ruolo del Covid-19 nella definizione del Manifesto per il Paesaggio

L’emergenza che stiamo vivendo ci ha portato a riflettere sulle nostre vite e su quale debba essere il principale oggetto del nostro lavoro: il paesaggio. Bisogna immaginare nuovi scenari, operare una sorta di “svolta verde” che costituisca il giro di boa per la ripartenza.

Il Manifesto così concepito si presenta da un lato come un atto di amore nei confronti del paesaggio e della natura, dall’altro come forma di rispetto del diritto di ciascun individuo di vivere il territorio.

I punti principali del Manifesto per il Paesaggio

Il progetti di paesaggio contribuiscono alla realizzazione del New Green Deal e devono:
– Riqualificare e curare l’esistente
– Realizzare luoghi condivisi e accessibili
– Promuovere una crescita sostenibile
– Proteggere biodiversità ed ecosistemi
– Contrastare frammentazione del territorio e consumo di suolo
– Valorizzare comunità locali
– Riattivare connessioni tra città e spazi aperti
– Incrementare la rete ecologica.

Il documento propone una rivoluzione nel modo di programmare, promuovendo un punto di vista più ampio che consenta di ripensare ai luoghi e al contesto sociale.

Secondo l’articolo 9 della Costituzione, del resto, il paesaggio è interpretato come qualcosa che ruota intorno alla comunità e, di conseguenza, è esso stesso il risultato delle trasformazioni consapevoli che gli esseri umani operano sul luogo in cui vivono. La stessa definizione trova conferma nella Convezione Europea del Paesaggio.

Questo vuol dire che non basta la natura, ma anche l’intervento dell’uomo gioca un ruolo importante nella gestione del patrimonio naturale esistente. Una pianta può morire senza sole, ma può essere salvata se qualcuno la colloca in un terreno adatto.

Clicca qui per il video promozionale del Manifesto

Manifesto per il Paesaggio: la sfida

Bisogna essere consapevoli che di mondo ne abbiamo solo uno e che questo è fatto, appunto, dal paesaggio.

Come scriveva già nel 2013 Claire Panosian Dunavan, in The Tropical Bookshelf: This Zoonotic World, “gli esseri umani fanno parte di questo mondo come le piante, i virus, le influenze, l’HIV, l’Ebola, la Sars […], come il prossimo virus omicida che ancora non abbiamo scoperto. Dobbiamo smettere di considerare la natura e il paesaggio come qualcosa di distinto da noi. Siamo insieme tutto questo”.
La citazione è più che appropriata relazionata al Manifesto, che si presenta come una sfida difficile da accogliere ma, se ben strutturata, in grado di dare lavoro indipendentemente dalla mera logica del profitto.

Si tratterà di attività finalizzate alla cura di un pianeta malato, di un paesaggio distrutto, di aree naturali rovinate. Bisognerà che lo Stato non sia più un semplice finanziatore per risollevare fallimenti gestionali, ma una guida che dia indirizzi, linee d’azione e indicatori d’intervento per il benessere collettivo e della Terra.

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