Maggiori società di architettura e design, un’analisi commentata della classifica 2018

maggiori società di architettura e design 2018

Il Professor Aldo Norsa di Guamari – la società che dal 1986 redige le classifiche dell’imprenditoria delle costruzioni – analizza per noi la classifica delle maggiori società di architettura e design (abbiamo visto la top 50 in questo articolo) e il Report 2018 on the Italian Construction, Architecture and Engineering Industry basato sui fatturati 2017.

Come ogni anno oggi, 4 dicembre 2018, viene distribuito agli operatori il Report 2018 on the Italian Construction, Architecture and Engineering Industry, curato dall’autore, in un incontro-dibattito a Milano (con l’ospitalità di Maire Tecnimont). Al centro dell’attenzione vi è la cosiddetta imprenditoria di progetto, cioè le società al vertice delle costruzioni, nei lavori (imprese edili e del genio civile, generali e specialistiche) e nei servizi (società di ingegneria e società di architettura e design). Per quanto riguarda quest’ultima declinazione dell’offerta, degli oltre 150 mila architetti italiani si esamina l’attività dei pochi che operano come imprenditori, quindi con società di capitali, analoghe a quelle di ingegneria, diversificate anche nel design (e in molte nicchie dell’architettura), limitandosi alla punta di diamante del made in Italy: 150 aziende che fatturano più di 600 milioni. L’analisi di questa determinante componente della filiera delle costruzioni, aggiornata a fine novembre, è svolta dalla società di ricerca Guamari ed è disponibile in formato pdf (a fondo articolo, e sul sito di Guamari).

Maggiori società di architettura e design, i numeri

La classifica aggiornata del top dell’architettura e design mostra le 150 maggiori società in crescita (più 9,9% di fatturato), ma ancora di dimensioni troppo contenute: la cifra d’affari di 346 milioni (un quinto all’estero) è sei volte minore rispetto alle omologhe dell’ingegneria. L’offerta di architettura si conferma inoltre molto frammentata (le prime cinque società scendono dal 20% al 19,5% del fatturato totale).

Buone notizie arrivano invece dallo sviluppo dell’internazionalizzazione a supporto del made in Italy: 40 società (su 150) hanno filiali estero all’estero in tutti i continenti (salvo l’Australia). Un esempio di quanto gli architetti italiani puntino all’export è dato da Renzo Piano Building Workshop (RPBW): la società dell’architetto genovese fattura infatti 16,3 milioni con la società italiana, ma ben 44,9 con la francese (nonché la filiale statunitense). La redditualità delle 150 mostra dati positivi: l’ebitda sale del 16,9% e l’utile netto del 34,5% (sono solo nove società in perdita su 150) sommando 21,4 milioni. Buone anche le prestazioni finanziarie e patrimoniali: la posizione finanziaria netta peggiora del 10,6% ma si mantiene ampiamente attiva (14,3 milioni) e il capitale netto cresce del 13,3%.

Se anziché sulle singole società prendessimo in esame una graduatoria basata sulla somma dei fatturati di più società, italiane o estere, facenti capo a un’unica proprietà, avremmo al primo posto RPBW, seguita con un terzo del fatturato da One Works, con un quinto da Citterio Viel e da Lombardini22, poi da Progetto Cmr, il cui aumento di dimensioni si spiega anche con una diversificazione nel design and build che dall’aprile 2018 confluisce in un’apposita nuova società. Per quanto riguarda invece il solo mercato domestico, al vertice si conferma Lombardini22 (che controlla Degw Italia e ha una partnership con Cibic Workshop) mentre, dalla sesta alla decima posizione, si trovano ben quattro società che integrano i servizi di architettura e di ingegneria: Gpa, Crew, Starching, General Planning.

In quanto agli utili, la società numero uno è RPBW seguita da One Works, Zuccon International Project (nella ricca nicchia dello yacht design), Pininfarina Extra (per l’ultimo anno in classifica prima di tornare in seno alla casa madre automobilistica), Archea Associati. Mentre analizzando i dati reddituali (rapportati ai fatturati) e in particolare all’ebitda margin (rapporto tra margine operativo lordo e cifra d’affari) il primo posto spetta a Giugiaro Architettura (64,6%), poi a Zuccon International Project (44,8%), Studio Marco Piva (36,9%), RPBW (30,6%) e Lissoni Associati (27,6%). Prendendo in esame il net margin (utile su fatturato) si confermano ai vertici Zuccon International Project (39,8%), Studio Marco Piva (25,4%), Pininfarina Extra (17,3%), Patricia Urquiola (15%), Archea Associati (14%).

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Per finire, soffermandoci sull’andamento finanziario delle società, le migliori posizioni finanziarie nette attive sono quelle di: Cremonesi Workshop, Zuccon International Project, Pininfarina Extra, Lissoni Associati e Lombardini22. All’opposto sono cinque le società che presentano un debt equity superiore all’unità (preoccupante solo se la tensione finanziaria non è dovuta a significativi sforzi di investimenti): Archilinea, J+S, Land Italia, Tekne, e One Works. Le stesse società (con l’eccezione di quest’ultima) soffrono di un alto rapporto tra indebitamento ed ebitda (superiore a 4).

Architetti e società (nomi e sigle)

L’autorialità, che contraddistingue l’architettura e il design spesso non traspare dai nomi (e dalle sigle) delle società in classifica. Dalla prima alla centocinquantesima – accanto ai Renzo Piano, Antonio Citterio e Patricia Viel, Patricia Urquiola, Matteo Thun, Mario Cucinella, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Marco Piva, Stefano Boeri, Alfonso Femia, Carlo Ratti, Nicola Cantarelli, Flavio Albanese, André Straja, Massimilano Fuksas, Massimo Iosa Ghini, Gianmaria Beretta, Dante Benini, Paolo Garretti, Simone Micheli, Amedeo Schiattarella, Cino Zucchi, Massimo Pica Ciamarra, Fabrizio Rossi Prodi, Guido Canali – si trovano numerose sigle di società (i cui fondatori sono architetti spesso non meno noti che però preferiscono promuoversi con brands, marchi che si ritengono più accattivanti dei nomi e cognomi): Design Group Italia, Piuarch, Open Project, Park Associati, Archilinea, Land Italia (specializzata nel paesaggio così come Ag&P Greenscape), Abdr, H&A Associati (nata dalla fusione di Hyd Architettura e ArkaAssociati), Ipostudio, Leonardo, Valle 3.0, Gtp (Gruppo Thema Progetti), Studio Transit.

Con una novità in classifica: ATIproject, una start up che punta sulla progettazione integrata (ovviamente esecutiva) – espressa nell’acronimo architecture technology integrated – che occupa 120 giovani e ha il maggior tasso di crescita annuo (includendo filiali in Serbia e in Danimarca) delle top 150.

Nel settore, dove a differenza dell’estero sono rari gli esempi di m&a, vi è da venerdì scorso una vera e propria “bomba”: Italferr, prima società di ingegneria (con forte quota di committenza delegata per conto di Rfi/Fs), ha acquistato la maggioranza della società di architettura (ingegneria) Crew. Nulla a che vedere per importanza con due precedenti fusioni minori: tra Jps Engineering e Sering dalla quale nel dicembre 2015 è nata J+S e quella tra Hyd Architettura e ArkaAssociati del luglio dello stesso anno che ha dato vita a H&A Associati. Ma anche una vera “primizia” in un mercato, quello dell’architettura, dove a differenza dell’ingegneria, le grandi realtà dell’economia e della finanza non avevano mai avuto interesse a investire (a differenza dell’ingegneria, dove: Cdp tramite Simest possiede una quota di Proger, Intesa SanPaolo è socia di Italconsult, Generali di Net Engineeering, Fondo Italiano di Investimenti di Dba, da cui è uscita ma ha dato il la al processo di quotazione in Aim).

Sebbene non si tratti di una vera e propria fusione è anche interessante ricordare la partnership, siglata nel novembre 2017, tra Lombardini22 e Cibic Workshop. Altrettanto rari sono i consorzi stabili che normalmente uniscono società di architettura ad altre di ingegneria: Starching collabora con Ariatta e Redesco in Maestrale; Pica Ciamarra Associati, Gnosis Architettura, Interprogetti, Progetto Verde, Studio Carrara International, Itaca, Incoset, Bc e Alphatec formano Thp mentre Ai Progetti, Seingim, Area Engineering e T&T compongono Join Venice.

Da queste brevi considerazioni si evince che la forma societaria dà maggiori soddisfazioni, commerciali ed economiche, del tradizionale esercizio individuale della libera professione, nonché migliori garanzie ai clienti (soprattutto di maggiori dimensioni) di soddisfacente esecuzione dei contratti (di servizi).

Leggi e scarica qui l’intero Report 2018

The Changing Architect Sergio Russo Ermolli, 2018, Maggioli Editore

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Per ulteriori informazioni
guamari.it

Nell’immagine, i nuovi uffici di One Works a Milano (dalla pagina Facebook dello studio).

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