Maggiori società di architettura e design, un’analisi commentata della classifica 2019

maggiori società di architettura 2019
Un'immagine della sede di Lombardini 22, società prima classificata nel 2019 (da lombardini22.com)

Il Professor Aldo Norsa di Guamari – la società che dal 1986 redige le classifiche dell’imprenditoria delle costruzioni – anche quest’anno analizza per noi la classifica delle maggiori società di architettura e design (che abbiamo visto in questo articolo) e il Report 2019 on the Italian Construction, Architecture and Engineering Industry (basato sui fatturati 2018).

Come ogni anno il Report 2019 on the Italian Construction, Architecture and Engineering Industry, curato dall’autore, è presentato e distribuito agli operatori in un incontro-dibattito che si tiene a Milano (oggi, 4 dicembre 2019, al Centro Congressi Fast – la Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche comprende anche Conforma e quindi rappresenta le società di validazione dei progetti). Queste società sono al cuore di una delle principali questioni dibattute il 4 dicembre: la “centralità del progetto”, che nel titolo si affianca all’”imprenditorialità”.

Il Report (giunto alla sua nona edizione, in italiano fino al 2013 e dall’anno successivo in anglo-americano) studia la cosiddetta imprenditoria di progetto (nel senso più ampio di “project”) e in particolare le società al suo vertice, sia nei lavori (imprese edili e del genio civile, generali e specialistiche) sia nei servizi (società di architettura/design e di ingegneria). Per quanto riguarda quest’ultima declinazione dell’offerta, degli oltre 150 mila architetti italiani il Rapporto illustra l’attività dei pochi che operano come imprenditori, quindi con società di capitali (analoghe, sul piano normativo, a quelle di ingegneria) diversificate anche nel design (nelle sue numerose nicchie specialistiche).

Limitandosi però alla punta di diamante del made in Italy: cioè alle prime 150 aziende (che nel 2018 fatturano quasi 400 milioni, dai dati ufficiali dei loro bilanci, senza contare quanto fatturano all’estero con società non consolidate/bili). L’analisi di questa determinante componente della filiera dell’ambiente costruito è svolta dall’autore, con la collaborazione del dottor Stefano Vecchiarino, per la società di ricerca Guamari ed è disponibile in formato pdf (sul sito guamari.it).

Maggiori società di architettura 2019, i numeri

La nuova classifica delle maggiori 150 società di architettura (e design) italiane mostra un vertice del settore in buona salute pur confermando dimensioni ridotte (il che preoccupa soprattutto in un’arena internazionale sempre più competitiva). La cifra d’affari di 394 milioni (un quinto all’estero), di quelle (quasi tutte) il cui bilancio è stato reperito entro fine ottobre, cresce nel 2018 del 13,2%, ma si conferma sei volte inferiore a quanto fatturato dalle omologhe dell’ingegneria. Aumenta inoltre – e preoccupa – la frammentazione dell’offerta con il peso delle top 5 che scende dal 19,1% al 16,4%.

A livello reddituale l’andamento è decisamente positivo: l’ebitda sale del 14,8% e l’utile netto addirittura del 39,8% (con solamente 5 società su 150 che chiudono il bilancio 2018 in perdita). Le soddisfacenti prestazioni delle top 150 sono confermate anche dalla posizione finanziaria netta, ancora una volta confermata attiva e migliorata del 48,6% oltre che dal patrimonio netto incrementato del 18,5%.

Lo slancio all’estero

Un dato a favore dello slancio all’estero degli architetti italiani è la presenza di 43 società (su 150) che possono vantare filiali stabili in quattro continenti (purtroppo non in Australia), con particolare concentrazione nel mercato europeo (23 società), asiatico (14) e nord americano (13). Talvolta queste sedi distaccate superano in importanza anche le stesse case madri italiane: è il caso di Renzo Piano Building Workshop (RPBW) che se dall’headquarter genovese fattura 13,2 milioni, dalla filiale parigina (che controlla anche la newyorkese) aggiunge a questa produzione ben 42,9 milioni.

Ecco che la cifra d’affari aggregata di RPBW di 56,1 milioni pone la nostra unica vera archistar mondiale, purtroppo in là con gli anni, ma ancor in grado di spuntare parcelle milionarie (e rifiutare i progetti che non lo “ispirano”) al primo posto di un’altra possibile classifica basata sulla somma dei fatturati delle diverse società (italiane o estere) facenti capo a un’unica proprietà.

In questo caso Lombardini22 e One Works scendono di una posizione rispetto alla top 150, seguite al quarto posto da Citterio-Viel che somma alle due società italiane (una di architettura e una di interior design) una branch con sede a New York. Quinta è Progetto Cmr con la sua filiale cinese, sesta è Lissoni che alle due realtà in classifica ne aggiunge una specializzata in grafica (Graph.X) e la branch statunitense e settima è una sorta di “rivelazione”: ATI Project che con le filiali in Danimarca e Serbia raggiunge i 10 milioni cogliendo anche le opportunità più commerciali senza preoccuparsi dell’autorialità.

Il mercato italiano

Analizzando il solo mercato domestico si conferma al vertice Lombardini22, che ancora nel 2018 fattura solo il 7,2% all’estero, seguita da Progetto Cmr (che invece ha una lunga storia di promozione internazionale) e Starching (che all’estero ci va solo con la società, partecipata con altre quattro società di ingegneria, Norma). One Works scende in sesta posizione con una cifra d’affari domestica che vale circa un terzo del totale, mentre RPBW scompare dalla top 10 per via di un mercato nazionale che anche per la casa madre genovese vale solamente il 2,3%. È proprio il caso di ricordare l’adagio “nemo propheta in patria”.

Le società che nel 2018 evidenziano i maggiori utili sono anche le tre campioni di crescita: ATI Project, Schiattarella Associati e Mario Cucinella Architects, seguite da Lombardini22 e Asti Architetti. Se invece rapportiamo i dati reddituali al fatturato le migliori performance, in termini di ebitda margin, sono quelle di: ATI Project, che in questo caso precede Ad Architettura, M2Atelier, Duccio Grassi Architects e Archea Associati (la sigla scelta dal noto architetto Marco Casamonti). Queste società presentano anche i migliori net margin con il solo avvicendamento di Schiattarella Associati con Archea Associati.

Se il vertice dell’architettura conferma ogni anno una buona situazione finanziaria, nel 2018 a spiccare per le migliori posizioni finanziarie nette attive sono: Zuccon International Project (leader dello yachting design), ATI Project, Lissoni Associati (la società specializzata in interior design delle tre che fanno capo a Piero Lissoni), Cremonesi Workshop (gruppo Italferr / FS) e Lombardini22. Al contrario le società con i peggiori rapporti di debt equity risultano essere: la cooperativa Ai Progetti, ProArch Bcd, Bioedil Progetti, Giraldi Associati Architetti e J+S.  Mentre i rapporti pfn/ebitda più pesanti sono quelli di Land Italia, Progettisti Associati Tecnarc, Studio Amati, Centro Cooperativo di Progettazione e One Works, senza contare le tre società con ebitda negativo per le quali questo rapporto non è ovviamente calcolabile (Ai Progetti, Cino Zucchi Architetti e Studio Rolla).

Architetti e società (chi punta sull’autorialità?)

Nel momento in cui le società di architettura vengono fondate, una scelta importante consiste nella ragione sociale della stessa: dovendo scegliere se puntare sull’autorialità, e quindi mettere in risalto il nome proprio del fondatore, o al contrario promuoversi tramite un brand o marchio che possa risultare accattivante sul mercato.

Fanno parte del primo gruppo personaggi quali (in ordine di fatturato delle rispettive società): Renzo Piano, Mario Cucinella, Antonio Citterio e Patricia Viel, Patricia Urquiola, Amedeo Schiattarella, Matteo Thun, Marco Piva, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Stefano Boeri, Carlo Ratti, Massimiliano Fuksas, Flavio Albanese, Nicola Cantarelli, Alfonso Femia, André Straja, Massimo Iosa Ghini, Gianmaria Beretta, Paolo Garretti, Simone Micheli, Dante Benini, Cino Zucchi, Guido Canali, Fabrizio Rossi Prodi; mentre le sigle di maggior successo sono (nell’ordine di cui sopra): One Works, Hydea, General Planning, ATIproject, Design Group Italia, Park Associati, Open Project, Archilinea, Ipostudio, Piuarch, Leonardo, Land Italia (specializzata nel paesaggio così come Ag&P Greenscape), H&A Associati (nata dalla fusione di Hyd Architettura e ArkaAssociati), Abdr.

La nicchia del design

Un settore in cui il made in italy è ormai anche più rinomato e apprezzato nel mondo dell’architettura è il design, grazie alla presenza di numerose realtà che, anche per la collaborazione con società di contract e fit-out, esportano i propri progetti di interior e industrial design nei cinque continenti. Leader di questo specifico mercato è la società Citterio – Viel Interiors, seguita da Patricia Urquiola, Design Group Italia, Made to Measure (che opera come Dimore Studio), Lissoni Associati, Coima Image, Simone Micheli, Novembre, Paolo Badesco, Retail Design, Pls Design, Emme Elle e Design International. I servizi di design non si limitano però ai soli edifici, un’importante nicchia è infatti la progettazione di interni per yacht e navi, in cui spiccano società quali Zuccon International, Francesco Paszkowski, Hydro Tec, Officina Italiana Design.

In classifica trovano spazio anche realtà altamente specializzate che focalizzano la propria attività in campi poco battuti dai big dell’architettura diventandone leader e massimi esperti: come Metis (lighting design), Hangar (brand design) e Giò Forma (stage design).

Leggi e scarica qui l’intero Report 2019

Per ulteriori informazioni
guamari.it

1 commento

  1. Tra le sigle di maggior successo avete dimenticato di citare Binini Partners, mi pare al 34esimo posto della classifica. Un risultato degno di evidenza a mio modesto parere. Saluti

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