L’Ivrea di Olivetti è ora Patrimonio UNESCO. Il cinquantaquattresimo in Italia

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Ivrea, città industriale del XX secolo, è ora il cinquantaquattresimo Patrimonio UNESCO italiano. Lo ha stabilito il Comitato del Patrimonio mondiale UNESCO, nel corso della sua quarantaduesima sessione, in corso in questi giorni a Manama, in Bahrein. L’anno scorso, durante la quarantunesima sessione, il Comitato aveva invece iscritto le “Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra – Stato di mare occidentale”, tra cui Palmanova.

L’iscrizione di Ivrea nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO è il coronamento di un percorso iniziato circa dieci anni fa, quando la Commissione Nazionale ha sostenuto ed aiutato questa candidatura, che dall’inizio ha avuto l’obiettivo di dare visibilità all’importanza del patrimonio legato alla dimensione industriale come parte integrante dello sviluppo sociale ed economico del nostro Paese. Grazie all’iscrizione di Ivrea, ora la tipologia di siti con cui l’Italia è presente nella lista dell’UNESCO si espande e diventa più variegata.

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È importante comunque sottolineare che Ivrea è stata inserita anche perché espressione della visione di Adriano Olivetti e del Movimento Comunità (fondato a Ivrea nel 1947 e ispirato alla proposta di riorganizzazione dello stato elaborata da Olivetti nel suo testo L’ordine Politico delle Comunità), che ha mirato al connubio tra produzione industriale, dimensione umana e sociale, architettura, design e innovazione. Dal MiBACT, il neo-ministro Alberto Bonisoli, ha infatti sottolineato che si tratta di “Un riconoscimento che va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal Movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo”.

Il sito, che si trova a circa 50 km da Torino e si estende per circa 72 mila ettari, è costituito da un insieme urbano e architettonico di 27 beni tra edifici e complessi architettonici – di proprietà quasi esclusivamente privata – progettati dai più famosi architetti e urbanisti italiani del Novecento e costruiti tra il 1930 ed il 1960. Si tratta di edifici destinati alla produzione, ai servizi sociali e a scopi residenziali per i dipendenti dell’industria Olivetti. L’insieme rappresenta l’espressione materiale di una visione moderna dei rapporti produttivi e si propone come modello di città industriale in cui la fabbrica assume il ruolo di motore di ricchezza e fulcro delle relazioni sociali.

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Tutto il complesso ha mantenuto nel tempo i suoi caratteri architettonici originari, che non sono stati alterati dal cambiamento del tipo di produzione che ha investito Ivrea negli ultimi anni.

A differenza di Crespi d’Adda (in provincia di Bergamo), che era entrata a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel dicembre del 1995, la città industriale di Ivrea si differenzia per il fatto di non essere una company town, quindi realizzata ex novo secondo un univoco sistema città-fabbrica. Il complesso si innesta infatti nel tessuto urbano e lo integra in un arco temporale di 30 anni.

Per ulteriori informazioni
unesco.it

Architettura minore del XX secolo Francesca Albani, Carolina Di Biase, 2013, Maggioli Editore

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