Gli architetti possono progettare gli impianti tecnologici a completamento degli edifici

Gli architetti possono progettare gli impianti tecnologici a completamento dell’edificio: il Consiglio di Stato, con sentenza 1552/2013, ha annullato una pronuncia precedente del Tar Lazio. Leggi la sentenza n. 1550, depositata il 15 marzo.

 

Il Consiglio di Stato ha esaminato le competenze di ingegneri e architetti, in base nientepopodimeno che al Regio Decreto 2537/1925, secondo il quale gli architetti hanno competenze per le opere di edilizia civile, tra cui il Consiglio di Stato include gli impianti inerenti alle opere edilizie.
La normativa si è adeguata alle evoluzioni della tecnica e delle qualificazioni professionali. Questo il criterio base su cui si è fondata la sentenza del CdS: il concetto di edilizia civile viene interpretato in senso lato: vi rientrano le realizzazioni tecniche, anche di carattere accessorio e gli impianti tecnologici che completano il fabbricato, come quelli idraulici e di riscaldamento.

 

Le medesime considerazioni, secondo il CdS, valgono anche nel caso in cui l’impianto venga progettato dopo la costruzione dell’edificio, cioè nel caso di edifici esistenti: il collegamento dell’impianto con l’opera di edilizia civile è sempre funzionale.

2 commenti

  1. A parte l’eccezione che conferma la regola … sono libero professionista, progettista di impianti tecnologici da 28 anni, ho fatto migliaia di impianti ho conosciuto molte decine di Architetti che apprezzo ed ammiro per la loro genialità originalità inventiva fantasia ecc ma a parte questo, gli Architetti NON sanno niente di fisica, fisica tecnica, fisica applicata, idraulica, tecnologia, macchine, meccanica, non sanno dimensionare un tubo, un radiatore, una pompa e nessun accessorio degli impianti termici. Ben poco sanno anche di trasmittanza massa sfasamento igrometria o acustica. Progetto non vuol dire disegnare dove si vuol mettere il radiatore la caldaia l’interruttore il punto luce ! questo fa parte dell’arredamento che può essere rispetatto o no (anche perchè spesso vengono messi in posti non idonei o addirittura non a norma se si parla di caldaie; per le centrali termiche poi meglio stendere un velo pietoso); progettare vuol dire avere cognizione di causa, sapere già da prima di metere sulla carta dove andremo a finire e che fisionomia vogliamo che gli impianti abbiano e molto altro ancora fino quasi già alla sua dimensione. Fare impianti non è un giuoco estetico architettonico, è questione di 1) sicurezza 2) funzionalità 3) economia 4) risparmio energetico 5) inquinamento; ed altro ancora.
    Fortunatamente conosco vari Architetti, vecchio ordinamento, che molto correttamente ed onestamente mi chiamano per fare i progetti e serenamente mi dicono: “vedi te perchp io non ci capisco niente ! sono un Archgitetto ! faccio altro, ad Architettura questa roba non l’abbiamo mai fatta”.
    Cari Architetti siete bravi nel vostro lavoro che è altro, non gli impianti, non ostinatevi a giuocare sulla pelle delle persone, sgomitando per prendervi spazi e pezzi di competenze che non vi spettano, siate sinceri, onesti. Se volete progettare anche gli impianti prendetevi una bella laurea in Ingegneria o un bel diploma da Periti Industriali (ovviamente nell’ambito delle competenze).
    Con amicizia e simpatia
    Enrico

    • P.S. in modo molto onesto non dovrebbero essere denunce sentenze tribunali ecc a stabilire le competenze, tanto sappiamo benissimo come funzionano queste cose … dovrebbero parlare semplicemente i percorsi di studi, i programmi fatti presso le varie scuole e atenei, uno deve fare ciò che sa fare bene, che ha studiato in modo approfondito (NON superficiale ! tutti sappiamo un pochino di tutto !) e non ricondurre sempre il tutto al Dio quattrino al businnes al mercato al potere personale.
      Onestà intellettuale, sincerità.

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