Fuorisalone 2019 al via… Ma la sapete la storia del Fuorisalone?

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Multiply Milan, Waugh Thistleton Architects con AHEC per Fuorisalone 2019.

E così anche quest’anno ci siamo: la Milano Design Week 2019 apre i battenti, con l’apertura del Salone Internazionale del Mobile alla fiera di Rho e l’inizio, in giro per la città, del Fuorisalone. Il design rappresenta solo un aspetto marginale del mio lavoro, quindi non posso dire che questa settimana rappresenti per me un punto focale all’interno dell’anno lavorativo, come invece capita ad altri colleghi e colleghe, ma il clima frizzante – e l’invasione! – che investe Milano in questi giorni non può lasciare nessuno indifferente.

Ammiro chi ogni anno si dedica a preparare quelle infinite guide degli eventi imperdibili della Design Week: la trovo un’impresa titanica e fuori dalla mia portata. Non essendo quindi preparata a scrivere di attualità, mi dedico alla storia. Quest’anno infatti mi è venuta la curiosità di saperne di più sulla nascita di questo evento così importante per Milano. Voi sapete quando, come e perché siano nati Salone e Fuorisalone? Li cito entrambi perché l’uno (il Fuorisalone) non esisterebbe senza l’altro e l’altro (il Salone) oggi non avrebbe senso senza la sua appendice.

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Anni ’60 e ’70

Il Salone Internazionale del Mobile nasce all’inizio degli anni ’60 per promuovere le esportazioni italiane dell’industria dell’arredo e dei suoi complementi: per l’Italia sono anni di boom economico ed edilizio e le aziende di settore vivono un clima di grande crescita. Il 1961 è l’anno del primo Salone organizzato dal Cosmit (Comitato Organizzatore del Salone del Mobile Italiano). Già a partire dalle prime edizioni, la fiera viene visitata per buona parte da visitatori stranieri, attratti dal “senso degli italiani per il design” che negli anni ’90 si tramuterà nel mito del made in Italy.

Verso la fine degli anni ’70 Cassina è la prima azienda ad avere l’intuizione di utilizzare negli stessi giorni del Salone il proprio showroom cittadino per accogliere i propri clienti in modo più informale rispetto alla fiera. Questo primo evento crea un precedente e fa da apripista alle altre aziende, che negli anni successivi seguono l’esempio di Cassina e spostano sempre di più l’esposizione dei propri prodotti anche negli showroom del centro o in location insolite e alternative. È questo il momento al quale si potrebbe informalmente ricondurre la nascita del Fuorisalone.

Anni ’80 e ’90

Nel 1983 la rivista Abitare dedica un’intera sezione a questo nuovo fenomeno: d’altro canto ormai è la città stessa – e non solo il mondo degli addetti ai lavori – che inizia ad accorgersi che qualcosa di nuovo è in atto e ad avvertire il fermento che ruota attorno ai giorni del Salone. Se si è invece alla ricerca di una data formale di nascita del Fuorisalone, ci si sposta ai primi anni ’90. Occorre però essere coscienti del fatto che ricercare una data di inizio significa voler razionalizzare un fenomeno che è nato spontaneamente e che si è poi sviluppato secondo ritmi propri.

Nel 1990 succede qualcosa di importante: il Cosmit sposta la fiera dal settembre di quell’anno all’aprile del ’91, collocando il Salone nel suo calendario definitivo, ed è così che, nelle date lasciate libere dal Salone, Gilda Bojardi, successivamente direttrice della rivista Interni, organizza la prima Designer’s Week, con eventi organizzati in tutti gli showroom di centro città, riuniti per la prima volta in una guida ufficiale completa, la madre di tutte le guide che oggi ben conosciamo. L’evento a se stante non ha successo e viene ricondotto al medesimo periodo del Salone, ma sancisce definitivamente la nascita del format che oggi ben conosciamo. È poi nel 1991 che Gilda Bojardi crea il logo del Fuorisalone e deposita la dicitura Milano capitale del design. Contemporaneamente, il Salone viene aperto a tutti gli interessati e non più solo agli addetti del settore: il design conquista definitivamente la città.Negli anni seguenti, oltre agli allestimenti dei prodotti negli showroom, si moltiplicano le installazioni artistiche per la città, slegate da intenti più commerciali.

Dal 2000 a oggi

Il successivo cambiamento è la nascita dei distretti del design, a partire dall’area di via Tortona: nel 2000, infatti, Superstudio apre le porte non più solo alla moda, ma anche al design – per intuizione di Gisella Borioli (Superstudio Group) e di Giulio Cappellini – e l’anno seguente nasce Zona Tortona, come primo esperimento di branding di zona.

Di questo periodo resta il mito di feste straordinarie in cui si potevano incontrare designer di fama internazionale, architetti, industriali, giornalisti e intellettuali di ogni sorta: noti eventi esclusivi le feste di Cappellini, ma celebri anche le più democratiche feste di Domus (che nel 2005 arriva addirittura a San Siro) e di Esterni (in capannoni abbandonati, all’interno di aree in trasformazione, nei tunnel stradali o in luoghi iconici della città quali l’Ippodromo o le piscine Argelati).

Oggi le feste di apertura o chiusura fanno invece capo alla Triennale, mentre la guida di riferimento di tutta la settimana è la piattaforma Fuorisalone.it, che pure non va considerata come organizzazione istituzionale, in quanto la Design Week continua a mantenere il suo carattere di evento spontaneo.

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Un altro passo fondamentale avviene nel 2006, con lo spostamento del Salone del Mobile fuori dalle porte della città, nella nuova sede di Fieramilano progettata dallo studio Fuksas. La grande sinergia fra Salone e città di Milano però non si perde, ma viene anzi ulteriormente riconfermata dall’impegno delle aziende, degli studi di progettazione, delle associazioni culturali e degli uffici di comunicazione, attraverso il proliferare delle iniziative di zona che ribadisce l’affermazione dei Design District come li conosciamo oggi.

Difficile definire quanti siano: oltre a Zona Tortona, i più brandizzati ad oggi sono Brera, 5vie, Isola, Lambrate e Ventura Centrale, ma celebri sono anche Centro, Sant’Ambrogio, San Babila e Porta Venezia, Corso Como e Porta Garibaldi, NoLo, Bovisa, e in ultimo – pare – Porta Romana (ma si tende sempre a dimenticarne uno come con i nomi dei sette nani…). Ci sono poi dei punti di riferimento sparsi per la città che restano invariati negli anni, come le corti dell’Università Statale e, naturalmente, la Triennale.

Oggi Milano è orgogliosa della sua Design Week, che vanta tentativi di imitazione in tutto il mondo, ma che resta ancora un evento ineguagliato e che, anzi, è arrivato a contaminare anche altri eventi milanesi celebri, vedi la Settimana della Moda. Perché è un evento unico? Probabilmente proprio per la sua nascita come fenomeno spontaneo, cresciuto grazie al contributo di tutta una città. Anche la grande democratizzazione dell’evento, che fa storcere il naso ai più radicali, deve invece essere considerata la sua maggiore forza, perché la settimana del design ormai non è più di esclusivo appannaggio di architetti, designer e operatori del settore, ma si apre finalmente a tutti, andando ad inondare di bellezza un’intera città.

Per tutti gli eventi del Fuorisalone 2019 clicca qui (sono 43 pagine!)

Fonti: Fuorisalone.it, Wikipedia, Edizioni Zero

Nell’immagine: MultiPly, il padiglione in legno a impatto ambientale zero che sarà esposto fino al 19 aprile 2019 nel cortile dell’Università degli Studi di Milano, nell’ambito della mostra curata da Interni dal titolo Human Spaces. La struttura è stata progettata dallo studio londinese Waugh Thistleton Architects in collaborazione con AHEC (American Hardwood Export Council).

Milano Creativity Inspiring Olga Emmanuello, 2015, Maggioli Editore

Milano è in continua evoluzione come le grandi metropoli mondiali. Grandi architetti e creativi del mondo contribuiscono ad arricchire rapidamente la città di nuovi progetti che diventano ispirazione per turisti e professionisti. ...



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