Formazione professionale, censura e sospensione: rischi e obblighi

(di Marcello Balzani)

Come sappiamo, il CNAPPC ha recentemente definito le sanzioni per gli architetti che non abbiano completato il numero di crediti formativi professionali previsti dal regolamento: censura e sospensione.

A questo proposito leggi Formazione Architetti, sospensione dietro l’angolo per chi non completa i crediti
E la risposta delle associazioni sindacali Formazione Architetti, è tutto da rifare? Chiesta una revisione

Ma che differenza c’è tra censura e sospensione

A questa domanda l’architetto Franco Frison, nel suo ruolo di Coordinatore Dipartimenti Interni e Magistratura del Consiglio Nazionale CNAPPC, risponde con una metafora calcistica. La censura è il cartellino giallo, un avvertimento dell’arbitro per un comportamento scorretto in campo, mentre la sospensione è il cartellino rosso: l’espulsione, che si determina perché si risulta recidivi ( quindi con più cartellini gialli) o perché si è commesso un atto realmente fuori dalle regole, dal punto di vista dei nuovi obblighi deontologici, per noi architetti.

Ho incontrato Franco Frison durante un momento formativo dal titolo “La professione tra formazione, informazione e deontologia” tenutosi a Modena la settimana scorsa e organizzato dalle colleghe Anna Alessina e Sandra Losi, presidente e vicepresente dell’Ordine di Modena che ringrazio ancora per l’amicizia e l’ospitalità.

Franco Frison CNAPPC
Franco Frison

In questo periodo di fine triennio di sperimentazione sulla formazione permanente il tema è abbastanza caldo tra i colleghi. Infatti, quando si entra nell’argomento sanzioni, la platea, che si è iscritta proprio nell’intento di acquisire qualche credito formativo sulla deontologia, si zittisce di colpo. Non vola più una mosca.

Franco Frison ricorda a tutti che l’Obbligo formativo e illecito disciplinare è descritto dal comma 1, art. 7, D.P.R. n. 137/2012, che recita: “Al fine di garantire la qualità ed efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse dell’utente e della collettività e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale, ogni professione ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale (…) La violazione dell’obbligo di cui al periodo precedente costituisce illecito disciplinare”.

Quindi, come sottolinea Frison, “non è una cattiveria del CNAPPC quella di applicare sanzioni, ma un obbligo di legge”.

Leggi anche l’articolo Architetto o schiavo? Lo sfogo di un trentenne a L’Espresso

Come stanno andando quindi le cose?

Le scelte individuate dal CNAPPC, e condivise anche dalla Conferenza degli Ordini, per questo primo triennio obbligatorio di formazione e aggiornamento professionale continuo (2014/2016), si possono così sintetizzare:

  • sono previsti 60 CFP nel primo triennio (pari a 20 ore l’anno, quindi 1 ora e mezza al mese, che non sembra un grandissimo impegno);
  • si mette in atto il semestre per il ravvedimento operoso (fine giugno 2017);
  • si esprime la volontà di non introdurre nessun tipo di sanatoria o di ulteriori proroghe, al fine di garantire il rispetto degli adempimenti;
  • si sceglie gradualità e uniformità nell’applicazione delle sanzioni da parte dei diversi Consigli di Disciplina, sulla base di linee guida comuni.

A questo proposito, dice Frison, si individua una sanzione rigorosa per chi ha maturato zero CFP nel triennio 2014/2016, mettendo in campo una proposta di semplificazione delle procedure in capo ai Consigli di Disciplina, senza configgere con il principio irrinunciabile del diritto alla difesa da parte dell’iscritto (PEC).

Inoltre è bene ricordare a tutti i colleghi che tutti i CFP non acquisiti nel triennio 2014/2016 dovranno comunque essere effettuati nel triennio successivo, indipendentemente dall’eventuale sanzione disciplinare comminata.

Le sanzioni e i rischi connessi

Ma entriamo nel merito del nuovo comma 2 dell’art. 9 del Codice Deontologico, il quale specifica che:

  • la mancata acquisizione dei CFP fino al 20% determina la sanzione della censura;
  • un numero maggiore di CFP non acquisiti determina la sanzione della sospensione nella misura di 1 giorno di sospensione per ogni CFP non acquisito.

Per leggere lo schema esemplificativo del CNAPPC clicca qui.

La censura, il cartellino giallo, non dovrebbe comparire nell’Albo Unico e non dovrebbe essere comunicata territorialmente urbi et orbi: il condizionale è d’obbligo perché Frison ci fa sapere che non c’è a questo proposito uniformità di posizione tra i 105 Ordini territoriali. La sospensione è invece una vera calamità per l’architetto che lavora perché non solo viene comunicata a tutti gli enti territoriali (a scala provinciale) ma determina anche quella sospensione verso la contribuzione INARCASSA che per il risarcimento di invalidità (anche temporaneo) richiede i tre anni consecutivi di contribuzione.

Leggi anche l’articolo Jobs Act Autonomi, cosa cambia per gli Architetti

Al proposito, un collega fa una domanda a Frison: “Ma se la comunicazione della sospensione è a scala provinciale ed io ho un cantiere in un’altra provincia, magari dall’altra parte d’Italia, come lo vengono a sapere? Per me potrebbe non cambiare nulla…”. Già, è vero, ma non è proprio così.

Frison risponde infatti che il rischio è altissimo perché il professionista che continui ad esercitare la professione (anche con una sola prestazione) nonostante l’avvenuta sospensione, è passibile di denuncia all’autorità penale (Art. 48 C.P.) per esercizio abusivo della professione (oltre che ad una nuova azione disciplinare). Ed è bene ricordare, ahimè, a tutti coloro che imboccano l’apparentemente invisibile strada degli abusivi, che sull’argomento la giurisprudenza della Cassazione Penale è univoca.

Insomma, per 1 CFP non acquisito ricevere 1 giorno di sospensione non è uno scherzo.
Conviene seriamente utilizzare tutto il primo semestre del 2017 (fine giugno) e sfruttare totalmente il periodo di ravvedimento operoso!

Aggiungi un commento

Aggiungi un commento
Please enter your name here