La formazione architetti nel confronto con l’Europa

CPD RIBA architecture.com

(di Marcello Balzani)

Continua il nostro confronto con Ilaria Becco, Coordinatore del Dipartimento formazione e qualificazione professionale del CNAPPC, sul tema della formazione permanente dell’architetto.

Uno dei ragionamenti che vogliamo affrontare con lei è proprio quello che, partendo dalla Direttiva Europea 2005/36/CE sul riconoscimento delle qualifiche professionali, ha generato l’esigenza di migliorare e perfezionare la competenza tecnica e professionale individuale a tutela della qualità architettonica. Il confronto con ciò che accade in Europa ha quindi un peso ed un valore.

Qual è l’esperienza europea in questo settore?

Ilaria Becco, dal suo osservatorio e dal coordinamento del suo Dipartimento, ha realizzato un’analisi di best-practice e una raccolta di dati sulle normative europee in materia di formazione professionale continua, svolgendo quindi un’attività di monitoraggio delle migliori esperienze europee. Il CAE, ovvero il Consiglio d’Europa degli Architetti, un’organizzazione senza scopo di lucro fondata a Treviso nel 1990 e con sede a Bruxelles, è composta dagli organi rappresentativi nazionali di 31 paesi e rappresenta circa 480.000 architetti.

Le funzioni principali del CAE sono quelle di monitorare gli sviluppi a livello comunitario e di influenzare i settori della politica e della legislazione che abbiano un impatto sulla pratica architettonica e sulla qualità e sostenibilità dell’ambiente costruito. Il lavoro di quest’organo si può suddividere in tre aree tematiche:

  • accesso alla Professione (formazione, qualifiche e tirocinio);
  • pratica della Professione, (servizi del mercato interno, accordi bilaterali, sicurezza, appalti e concorsi);
  • architettura e qualità della vita (architettura sostenibile, residenza sociale, temi urbani, ricerca).

Il CAE ha come obiettivo quello di promuovere l’architettura in Europa per affermare l’architettura come questione di interesse pubblico, ma anche quello di incoraggiare, sviluppare e promuovere la qualità dell’architettura come motore di maggiore benessere ambientale ed elemento portante di coesione sociale. Attività, secondo Ilaria Becco, che si inquadrano anche nell’integrazione di tematiche strategiche come quelle dello sviluppo sostenibile dell’ambiente costruito e l’uso di principi di sostenibilità nella progettazione architettonica.

Ma il CAE, incoraggiando l’adozione di approcci olistici nelle questioni complesse e nelle interazioni che caratterizzano l’ambiente costruito, ha anche obiettivi di pianificazione e programmazione. Dovrebbe infatti promuovere i più alti standard di formazione architettonica coerentemente con la Direttiva sulle qualifiche professionali e nell’interesse dei consumatori, al fine di garantire i più alti livelli di competenza nell’esercizio della professione.

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Una finalità, afferma Ilaria Becco, che dovrebbe favorire la qualificazione degli architetti europei, affermando il ruolo dell’architetto all’interno di team di progetto multidisciplinari come esperto nello sviluppo di un approccio integrato. Un argomento, quest’ultimo, strategico per la nuova figura dell’architetto, che mette in luce la contraddizione, tutta italiana, di una realtà “atomizzata” della professione tecnica (ancora troppo individuale) difficile da scalfire. Sarebbe bello, infatti, che la professione di architetto potesse anche ritrovare una sola voce presso l’UE, nel rispetto delle diversità e delle identità culturali dei singoli paesi!

Ma entriamo, con Ilaria Becco, nel rapporto con le normative. Quali sono le principali?

Il Decreto Legislativo 28 gennaio 2016, n. 15 in Attuazione della direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, recante modifica della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento (UE) n. 1024/2012, relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno. L’Articolo 22 Disposizioni comuni sulla formazione (citanti anche gli articoli 24, 25, 28, 31, 34, 35, 38, 40, 44 e 46) (b) ricorda che gli Stati membri assicurano, conformemente alle procedure specifiche di ciascuno Stato, lo sviluppo professionale continuo dei professionisti.

Per la formazione continua in Europa, quindi, gli Stati membri comunicano alla Commissione le misure adottate ai sensi del primo comma, lettera (b) a partire dal 18 gennaio 2016, e spetta ad ogni Stato, ci ricorda Ilaria Becco, decidere come garantire effettivamente che i professionisti siano in grado di aggiornare le proprie conoscenze, al fine di ottemperare ai loro obblighi di cui all’Articolo 22.

In un questionario inviato a tutti i Paesi in merito alle iniziative intraprese in materia di aggiornamento professionale continuo, a cui ad oggi hanno risposto 21 paesi (di cui 6 hanno sottoscritto il protocollo CAE), mi mostra Ilaria Becco, appare come la formazione continua per l’architetto in Europa si esprima attraverso 22 ore medie di CPD (Continuing Professional Development) all’anno richieste e nel 58% dei casi sono previste sanzioni per la non conformità.

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Una volta tanto non siamo un’eccezione europea.

 

L’immagine di apertura è tratta dal sito del RIBA.

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