Fidel Castro e la sofferenza dell’Avana

(di Marcello Balzani)

Anche il Líder Máximo ha terminato la sua vita.

Per molti architetti nati dopo la caduta del muro di Berlino la fine del mito di Fidel Castro, figura politica carismatica del Novecento, probabilmente scorre sulla “pelle del web” come una notizia che non lascia traccia. Per molti altri, quelli nati prima e soprattutto per tutti coloro che in qualche modo hanno condiviso gli anni della contestazione (1968-1978), il mito di Castro, accostato a quello di Che Guevara, rimane inciso indelebilmente nella memoria.

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Dopo la rivoluzione cubana del 1959, che annulla il regime di Batista, dopo il fallito sbarco della Baia dei Porci, le centinaia di attentati della CIA a cui scampa, le libertà negate e le repressioni dei diritti umani in stridente conflitto con un’idea comunista di società capace di sviluppare un modello sociale unico e riformatore, soprattutto per istruzione e sanità, e dopo il passaggio del testimone nel 2008 al fratello Raul, muore di vecchiaia a novant’anni, tranquillamente, nella sua casa dell’Avana.

L’Avana è la più grande città dei Caraibi e la più ricca di architettura e di realizzazioni urbane tra quelle fondate dagli spagnoli e dagli europei nelle Americhe. “L’Avana è una città manifesto dell’architettura e dell’urbanistica cresciuta nel corso di cinque secoli attorno ad un nucleo originario fondato dagli spagnoli in una baia naturale ottima dal punto di vista difensivo; oggi è una città policentrica organizzata attorno ai quartieri de Habana Veijam, Habana Centro e Vedado” scrive Romeo Farinella nel saggio introduttivo dello speciale Urban Design che il prossimo numero di Paesaggio Urbano (5/6 2016) dedica alla capitale di Cuba con il contributo di Sara Maldina, Chiara Pellizzola e Francesca Vanelli.

Malecòn, La Habana
Malecòn, La Habana

“Il Novecento per L’Avana e per il paese sarà un secolo ricco di conflitti, idee, e proposte ambiziose che non giungeranno a complimento”, continua Farinella, “diversi piani verranno redatti e proposti mentre la città diventerà un campo di sperimentazioni architettoniche e urbanistiche legate al Movimento Moderno. Negli anni di Batista, gli influssi (e gli interessi) nordamericani diventeranno evidenti; le disuguaglianze sociali si radicalizzeranno creando le condizione per la rivoluzione che porterà nel 1959 Fidel Castro al potere.”

“Un piano radicale fu proposto dal José Louis Sert che, seguendo le linee di intervento dei CIAM, doveva favorire una modernizzazione radicale della città, compresi i suoi quartieri più antichi. Le vicende storiche fermeranno l’applicazione di questo piano, in particolare per quanto riguardava le trasformazioni delle aree centrali. Negli anni del Castrismo precedenti la caduta del muro di Berlino, il tema urbano più rilevante fu certamente quello dalla costruzione di quartieri e alloggi popolari; anche Franco Albini si occuperà di vivienda social con un piano per la parte est della città.”

“L’Avana torna sotto i riflettori a seguito del riconoscimento del settore più antico della città come patrimonio dell’umanità, avvenuto nel 1981 da parte dell’UNESCO. Inizia così una stagione di restauri che riportano l’attenzione mondiale su questa città straordinaria”, attraverso un lavoro complesso ma efficace messo in atto dall’Oficina de l’Historiador nella vecchia Avana che ha permesso il recupero di numerosi edifici e spazi della città un tempo racchiusa dentro le mura.

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Eppure la città vive in uno stato di sofferenza.

I novantanni di Castro e quasi sessant’anni della rivoluzione cubana non hanno risolto il degrado e l’abbandono dell’Avana: “percorrendo le strade di Habana centro o del Vedado il fronte costruito ci parla di miseria attuale e di grandezza passata (…). Tale degrado riguarda certamente il patrimonio abitativo ma anche gli spazi pubblici e lo stato delle strade. Tra Otto e Novecento i piani urbanistici avevano stimolato la strutturazione della città e delle sue strade applicando modalità nella costruzione dei marciapiedi, delle aree verdi e delle piazze pubbliche di grande qualità. Questo patrimonio, riconducibile al disegno del suolo urbano, versa anch’esso oggi in una grande condizione di degrado e di abbandono”.

Il Líder Máximo ha terminato la sua vita.

L’Avana e Cuba hanno un altro tempo, un’altra vita da vivere.

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