Equo compenso per TUTTI i professionisti nel Decreto Fiscale: l’Antitrust dice NO.

Equo Compenso professionisti (tutti!)

Aggiornamento del 28 novembre 2017: Sull’emendamento al Decreto Fiscale che prevederebbe l’introduzione dell’equo compenso per tutti i professionisti (vedi sotto) arriva l’alt dell’Antitrust. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, infatti, la norma introdotta dal Senato sarebbe in contrasto con i principi della concorrenza e con i processi di liberalizzazione: l’introduzione dell’equo compenso per tutte le professioni ostacolerebbe il processo competitivo e vanificherebbe anche le riforme pro-concorrenziali introdotte di recente.

Come si legge: “La disposizione, nella misura in cui collega l’equità del compenso a parametri tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce di fatto i minimi tariffari, con l’effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con alcune tipologie di clienti c.d. ‘forti’ e ricomprende anche la Pubblica Amministrazione”. Secondo l’Antitrust, “eventuali criticità connesse all’elevato potere di domanda potrebbero essere affrontate attraverso un migliore utilizzo delle opportunità offerte da nuovi modelli organizzativi o dalle misure recentemente introdotte dal Jobs Act per tutelare i lavoratori autonomi in situazioni di squilibrio contrattuale”.

Come andrà a finire?

Trovi la segnalazione dell’Antitrust (pubblicata sul Bollettino settimanale n. 45) qui.

* 16 novembre 2017: Dopo la sentenza del Consiglio di Stato sul Bando di Catanzaro, che di fatto giudicava legittimo per il professionista un compenso zero in cambio di un ritorno di immagine, e dopo tutte le ovvie proteste e polemiche che ci sono state, è arrivata la svolta: è stato approvato dalla Commissione Bilancio del Senato l’emendamento del Decreto Fiscale che estende l’equo compenso a tutti i professionisti (e non solo agli avvocati).

Ora, però, serve molta attenzione in fase di attuazione delle regole: si tratta di un passaggio fondamentale. Questa criticità, infatti, è già stata sottolineata dal presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, che nei mesi scorsi aveva proposto un disegno di legge sull’equo compenso: “A questo punto è evidente che il mio disegno di legge è destinato a fermarsi. Viene sostituito con il decreto fiscale da un provvedimento forse meno completo nei contenuti ma che afferma un principio fondamentale, perché apre la strada all’equo compenso di tutti i professionisti e anche ai rapporti con la PA”.

Anche Inarsind, che si riferisce a questo emendamento come un “perfettibile ma significativo punto di partenza”, evidenzia questa criticità: “Fondamentale sarà poi la piena attuazione della norma che non dovrà vedere i professionisti dover costantemente ricorrere ad un procedimento legale per il riconoscimento dell’equo compenso”. Secondo l’associazione sindacale, il provvedimento “dovrà poter fungere da forte deterrente in fase di negoziazione dell’incarico all’applicazione di compensi sottostimati”.

Egidio Comodo, di Fondazione Inarcassa (che aveva, tra le altre cose, lanciato l’appello #SeValgo1euro) esprime soddisfazione e intende l’emendamento come “l’inizio del percorso che speriamo si concluda con ulteriori, adeguate norme (…). L’introduzione dell’equo compenso, soprattutto per le prestazioni di giovani ingegneri e architetti che vivono di libera professione, è determinante per evitare la guerra al ribasso dei prezzi delle prestazioni professionali e tutelare alcuni principi e beni costituzionalmente tutelati”.

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Gaetano Stella, di Confprofessioni, commenta: “Portiamo a casa un risultato che ci ha colto quasi di sorpresa, considerate le premesse di queste ultime settimane. L’equo compenso a tutti i professionisti, non solo agli avvocati, è stata una delle nostre principali richieste al Governo e Parlamento (…). Ancor più significativa la sua estensione ai rapporti tra professionisti e pubblica amministrazione, sul quale abbiamo condotto una battaglia a tutto campo”.

Ora si tratta quindi di monitorare i passaggi successivi e, se possibile, di migliorarlo negli aspetti tecnici, ma si tratta comunque di un passo avanti fondamentale. Attendiamo ulteriori sviluppi.

3 commenti

  1. Questo porterá fine alla situazione di sfruttamento che si verifica all’interno degli studi professionali, dove veniamo “assunti” di fatto come dipendenti, ma pretendendo la fatturazione tramite partita iva con stipendi mensili piuttosto bassi e tutto il carico fiscale e previdenziale sulle nostre spalle?

  2. nessuno parla delle vacazioni riconosciute ai CTU ?

    La vacazione è di 2 ore.
    L’onorario per la prima vacazione (da intendersi prima vacazione in assoluto dell’incarico e non prima vacazione per ogni sessione di lavoro, secondo la norma dettata dall’art. 4 della citata legge n. 319/1980) è pari a € 14,68 e per ciascuna delle successive è di € 8,15.

    quindi ad un CTU viene riconosciuto, per l’impegno profuso, un importo bassissimo ( sul quale poi viene applicata la tassazione ) ovvero meno, molto meno di una donna di pulizia

  3. Una legge giusta che salvaguardava finalmente la qualità e la dignità dell’esercizio professionale, stroncata dall’Antitrust a favore non della libera concorrenza come citato dalle motivazioni, ma non si sa da cosa.
    Sarebbe interessante se l’O d Arch.

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