Equo compenso Architetti, il disegno di legge in Senato

Dopo il disegno di legge sui minimi tariffari, arriva in Senato anche un disegno di legge sull'equo compenso, il ddl Sacconi. Le ragioni e i contenuti.

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Dopo il disegno di legge sui minimi tariffari (ddl 2685, Disposizioni urgenti per la tutela dei cittadini e della qualità del lavoro dei professionisti) arriva in Senato un disegno di legge sull’equo compenso, il ddl Sacconi (n. 2858, Disposizioni in materia di equità del compenso e responsabilità professionale delle professioni regolamentate). Questo disegno di legge ha l’obiettivo di assicurare che i compensi per le prestazioni professionali siano realmente commisurati all’attività svolta, e stabilisce che siano nulli i contratti che prevedono compensi professionali inferiori ai minimi stabiliti dal Decreto parametri bis (DM 17 giugno 2016). L’esame del testo, arrivato in questi giorni alla Commissione Lavoro del Senato, è ora iniziato.

Il ddl si basa sulla convinzione che stabilire l’equo compenso sia necessario per garantire la qualità della prestazione professionale, e ha quindi l’obiettivo primario di fermare la deregolazione tariffaria, che porta i soggetti più deboli ad accettare remunerazioni sottocosto, squalificando così la qualità della prestazione.Il testo descrive la situazione attuale in modo molto chiaro:

Mentre molte tra le professioni ordinistiche sono alimentate dalla seconda scelta di un esercito di laureati disoccupati, si scatena una sfrenata concorrenza, cui concorrono anche le gare al ribasso delle amministrazioni pubbliche, che conduce i soggetti più deboli come i newcomers ad accettare remunerazioni sottocosto, con l’inevitabile dequalificazione delle prestazioni. Anche il professionista diventa sempre più spesso natura di soggetto debole del rapporto contrattuale nei confronti del committente, in un contesto segnato da una sensibile diminuzione dei redditi. L’equo compenso non è peraltro solo un principio costituzionale applicabile a tutti i lavori ma un’oggettiva esigenza per tutti i consumatori perché li mette al riparo da servizi professionali di bassa qualità.

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Equo compenso, definizione e calcolo

Il ddl Sacconi (testo completo), che definisce l’equo compenso come “un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione professionale”, si riferisce, per il calcolo esatto del compenso dovuto, al Decreto Parametri bis (DM 17 giugno 2016), i cui parametri però erano attualmente utilizzati solo in caso di contenzioso. Il ddl vuole garantire agli autonomi iscritti ad un Ordine (o a un Collegio) livelli di remunerazione minimi e inderogabili. Un compenso inferiore a questi minimi sarà ritenuto iniquo.

La formula per il calcolo dell’equo compenso, stabilita dal DM Parametri bis, è la seguente:

CP = Σ (V x G x Q x P)
V: valore complessivo opera
P: valore base
G: grado complessità opera (tabella Z-1, allegato DM Parametri bis)
Q: specificità prestazione (tavola Z-2, allegato DM Parametri bis)

>> Qui trovi il testo del Decreto Parametri bis e il relativo allegato.

Ddl Sacconi e responsabilità professionale

Il disegno di legge si occupa anche, all’articolo 3, di responsabilità professionale. Per evitare le frequenti incertezze giurisprudenziali, individua infatti il dies a quo a partire dal quale decorre il termine di prescrizione dell’azione di responsabilità professionale nel caso del non corretto esercizio della prestazione da parte del professionista, “individuandolo nel giorno del compimento della stessa da parte del professionista iscritto all’ordine”.

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Lisa De Simone, 2017, Maggioli Editore

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