Negli Ordini eletti presidenti e consiglieri ineleggibili?

Un confronto con Giovanni Lazzari, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Messina.

elezione ordini architetti

Perché un punto interrogativo su una domanda che non dovrebbe neppure essere formulata? Perché il problema esiste, e riguarda ancora alcune realtà del nostro territorio: gli Ordini degli Architetti PPC di Messina e di Benevento particolarmente, ma se si estende la tematica anche agli Ordini degli Ingegneri, che condividono con noi la medesima “differenza” legislativa, si vedrà che la situazione è molto più diffusa. Serve un riepilogo, e poi un confronto con l’architetto Giovanni Lazzari, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Messina, ora nell’occhio del ciclone.

Elezioni degli Ordini, un riepilogo

Il regolamento che disciplina questa materia era un tempo descritto all’interno di un decreto legge che, durante il periodo della riforma ordinistica, viene modificato con il “Regolamento per il riordino del sistema elettorale e della composizione degli organi di ordini professionali” (dPR 8 luglio 2005, n. 169). Questo dPR produce (per gli Ingegneri e per gli Architetti, diversamente dai Geometri e da molte altre categorie professionali) l’effetto di modificare le possibilità di partecipazione degli iscritti alla Politica dell’Ordine in quanto recita che “i consiglieri restano in carica quattro anni a partire dalla data della proclamazione dei risultati e, a far data dall’entrata in vigore del presente regolamento, non possono essere eletti per più di due volte consecutive” (l’art. 2, com. 4 del dPR).

E qui comincia il problema. Da un lato lo strumento del decreto del Presidente della Repubblica non sembra adatto per lo scopo andando contro l’art. 51 della Costituzione in quanto, dichiarando che “tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”, prevede un coerente strumento di legge per stabilirne regole e modalità.

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Dall’altro entra nel merito dei diritti dell’elettorato passivo definendo differenze tra i cittadini per ineleggibilità e incandidabilità che, qualora debbano essere poste, devono essere motivate da “criteri di rigorosa razionalità“. Queste ultime parole virgolettate sono infatti una citazione dal parere richiesto dagli Ordini coinvolti il 25 maggio scorso allo studio legale genovese dell’Avvocato Prof. Daniele Granara e dell’Avvocato Leonardo Guidi. Un parere molto circostanziato che ricorda come (con sentenza 26 marzo 1969, n. 46) la Corte Costituzionale “ha affermato che «per l’art. 51 della Costituzione, l’eleggibilità è la regola, l’ineleggibilità l’eccezione»; concetto ribadito con sentenza 28 luglio 1993, n. 344 secondo cui «in materia di elettorato passivo la regola è costituita dalla più ampia apertura possibile a tutti i cittadini, essendo consentite le limitazioni a tale principio soltanto se basate su criteri di rigorosa razionalità: nelle parole di questa Corte, l’eleggibilità è la regola, mentre l’ineleggibilità e l’incompatibilità rappresentano l’eccezione»”.

La tematica viene sviscerata dai consulenti legali mettendo in luce, con molte altre sentenze, che nell’ottica costituzionale “la limitazione dei requisiti di elettorato passivo dovrebbe rappresentare un’eccezione, dai tratti certi e agevolmente riconducibili a una ratio di interesse pubblico. Non solo. Le restrizioni all’eleggibilità, siccome eccezioni alla regola, devono essere tipizzate dalla legge con determinatezza e precisione; ciò per assumere un carattere, per così dire, stabile e sottratto, ci si consenta l’espressione, al capriccio politico”.

Leggi l’intero parere cliccando qui, e l’ulteriore commento dello studio legale Granara-Guidi cliccando qui

E anche se poi il legislatore con il relativo Decreto 1000 proroghe del 2005, poi convertito in legge, concede un’estensione di un ulteriore mandato ai già due volte previsti dal dPR, è un po’ improbabile che si venga a definire un quadro regolamentare veramente risistemato con un strumento legislativo così omnibus.

Una discreta confusione. Chiamo allora il Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Messina, al tredicesimo posto a livello nazionale per numero di iscritti visto il ruolo dell’area metropolitana, l’architetto Giovanni Lazzari, e mi confronto con lui.

Il “caso” Giovanni Lazzari

Architetto Lazzari, cosa sta succedendo?
“Sono il Presidente uscente e rieletto di Messina. Rieletto da un mese con un suffragio assoluto dei colleghi che mi hanno votato pur sapendo che l’elezione era a rischio, visto il potenziale limite che il dPR n.169 pone: il regolamento che limita, con la successiva modifica del Decreto 1000 proroghe del 2005, l’ineleggibilità a due mandati e una proroga di un mandato. Invece la politica professionale è una scelta di vita. Chi si è dedicato ad essa acquisisce competenze ed energie importanti per il proprio Ordine e un ruolo nel territorio, auspicando sempre regole che permettano e facilitino il ricambio generazionale. Ma è la limitazione alla candidatura il vulnus. Nessuno ha alzato gli scudi rispetto a questa situazione. Subire un drastico e netto blocco alla ricandidatura è stato incomprensibile: i Geometri no, gli Ingegneri e gli Architetti sì. Perché questa differenza in ambito tecnico? Dovuta a cosa? Leggendo il parere degli avvocati Granara e Guidi si comprende bene che non viene garantito l’elettorato passivo.”

Ma la realtà del suo territorio cosa chiedeva?
“Lo spirito di servizio mi spingeva a tornare e la piazza di Messina chiedeva di ricandidarmi e mi sono ricandidato avendo anche acquisito un importante parere legale. Svolgo anche il ruolo di Presidente della Consulta Regionale.”

Ed ora quale è la percezione della sua situazione?
Vengo considerato uno che ha forzato una norma. Invece io mi definisco come uno che non è voluto sottostare ad un sopruso. Il gruppo con cui mi sono candidato è stato eletto 15 consiglieri su 15. Il primo dei non eletti ha fatto ricorso al CNACCP, che potrebbe imporre una sospensiva al Presidente eletto, forse immaginando che il dPR attraverso il Decreto 1000 proroghe possa aver sanato il vizio del riferimento di legge. Ma nel 2020 quel Decreto sarà ancora efficace? No! Perché i 2+1 mandati saranno finiti e il Decreto non è un vero regolamento. Io sono una persona intellettualmente onesta. Un regolamento elettorale per le categorie professionali non ha bisogno di un vero Decreto a sé stante? Dovrebbe essere importante per tutti salvaguardare il riferimento al rango di legge richiesto all’art. 51 della nostra Costituzione. Fino all’ultimo giorno (che sarà verso metà settembre) lavorerò, e ho la passione e la voglia di fare qualcosa per questa categoria. È una questione di principio e la porterò fino all’ultimo grado di giudizio. Credo che chi opera a livello nazionale per TUTTI noi avrebbe dovuto approfondire la questione per TUTTI gli Ordini e non lasciarla sviluppare a Messina… Sono finito in una gogna che fa percepire l’architetto Giovanni Lazzari come uno che ricerca altro e tende a forzare la legge. Ma non è vero.”

E gli Ingegneri come vivono questa situazione?
“Secondo me il CNI sta assumendo una posizione che è diametralmente opposta a quella del CNACCP e ciò mi conferma che non c’è una garanzia. Il CNI cerca un confronto con il Ministero perché la materia è delicata e non vuole agire con poteri e competenze in un ambito che, probabilmente, non può governare. Faccio un esempio: alcuni dei Consiglieri dell’Ordine degli Ingegneri di Roma si trovano ad espletare il quarto mandato da più di un anno, ma il CNI si guarda bene dal prendere delle posizioni di scelta diretta. Io ho 53 anni ed oggi mi sento come un Cavallo di Troia. Ieri (mercoledì 26 luglio, ndr) si è riunito il Consiglio di Magistratura del CNACCP per valutare il mio caso.”

Cosa vorrebbe veder scritto in una legge sul nuovo Regolamento?
Vorrei che il Regolamento venisse strutturato con dei principi che permettano il rinnovamento, ma che lo faccia per gradi. La rotazione sul ruolo istituzionale è fondamentale (Presidente, Tesoriere, ecc.), ma perché non permettere di ricandidarsi come consigliere se gli elettori lo chiedono? Non avviene nei Consigli Comunali perché deve avvenire nei nostri Ordini?”

Alcune domande, appassionate e sincere, del Presidente Giovanni Lazzari richiederebbero una risposta. Perché il conflitto legale che si è venuto a creare non è per la difesa di poltrone o di ruoli di potere ma per comprendere meglio come si definisce la democrazia della politica professionale, che è uno dei pilastri (dei tanti ma importanti pilastri) della nostra società civile. A volte il legislatore (e da tecnici lo percepiamo in molti atti di legge che riguardano la trasformazione del territorio) fa una cosa al posto di un’altra (un esempio: il nuovo Codice degli Appalti sembra scritto dall’Antimafia) e quando cerca di sanare il difetto o l’incongruenza fa ancora peggio.

Ci si può anche domandare se quanto sta accadendo a Giovanni Lazzari non possa essere anche un deterrente per altre realtà importanti a livello nazionale che prossimamente andranno in elezione e che potrebbero trovarsi nelle condizioni, per alcuni membri del consiglio in scadenza, di fare scelte simili, aumentando le realtà in conflitto. Oppure ci si sbaglia a pensar così e si spera che questa situazione sviluppi l’interesse ad entrare finalmente nel merito del problema costituzionale.

Il 16 luglio scorso Federarchitetti (Associazione Nazionale Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti) titolava un suo comunicato sull’argomento con queste parole: Elezioni Ordine Architetti: il silenzio assordante delle istituzioni e, delineando una posizione opposta, si faceva riferimento ai quattro consiglieri eletti dell’Ordine degli Architetti PPC di Benevento: “si riscontra il silenzio assordante delle istituzioni interessate, in particolar modo il Ministero di Grazia e Giustizia e il CNAPPC competenti sulla materia, che avrebbero dovuto emanare da subito il provvedimento di illegittimità e di conseguenza decadenza dei quattro senza che ci fosse la necessità di presentare reclamo come in effetti è comunque avvenuto. La problematica ha fatto emergere la necessità dell’istituzione della Commissione Elettorale presso il CNAPPC e per ciascuno degli altri Ordini Professionali (così come prevista dalla modifica elettorale approvata qualche settimana fa dal Comitato Nazionale dei Delegati di INARCASSA) che sia di garanzia per il rispetto delle regole vigenti, verifichi le incompatibilità dei soggetti candidati a fine di ogni singola elezione compreso coloro che risultano componenti dei Consigli di Disciplina, che controlli l’operato dei presidenti di seggio elettorale provinciale e vada a dirimere le problematiche che dovessero insorgere nello svolgimento delle elezioni prima di un eventuale Reclamo”.

Qualcuno mi fa notare che gli Organi delle Sezioni Territoriali di Federarchitetti durano in carica quattro anni e possono essere rieletti. Ma ovviamente non è contro la legge e non sono la stessa cosa. Insomma forse ci vorrebbe un vero Cavallo di Troia.

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