Deroga contributo minimo Inarcassa, puoi richiederla fino al 31 maggio

deroga contributo minimo soggettivo

Anche quest’anno – come tutti gli anni dal 2014, anno in cui è stata approvata la norma – Inarcassa dà la possibilità di derogare all’obbligo della contribuzione minima soggettiva (per un massimo di 5 anni, anche non continuativi, nell’arco della vita lavorativa) per chi prevede di conseguire nel 2019 un reddito professionale inferiore a 16.138 euro (nel 2014 il limite era stato fissato a 15.690 euro). Questi professionisti possono quindi presentare online una dichiarazione e non versare il contributo minimo soggettivo e pagare il 14,5% del solo reddito effettivamente prodotto entro dicembre 2019. Il contributo minimo integrativo e il contributo di maternità vanno comunque versati entro il 30 giugno e il 30 settembre 2019.

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Deroga contributo minimo Inarcassa, i requisiti

Per richiedere la deroga è necessario collegarsi all’area riservata di Inarcassa On Line (al menù Agevolazioni – Deroga contributo soggettivo minimo) ed inviare la domanda entro e non oltre il 31 maggio 2019. Questi i requisiti da possedere:

– essere iscritto a Inarcassa al momento della richiesta (nel caso di iscrizione successiva al 31 maggio, la domanda di deroga relativamente all’anno in corso dovrà essere presentata entro il mese successivo al ricevimento della notifica di iscrizione);
non essere pensionando o pensionato Inarcassa;
non usufruire della riduzione per i giovani under 35;
non aver esercitato la facoltà di deroga già per 5 volte.

Può richiedere la deroga anche chi ha in corso la rateizzazione bimestrale dei contributi minimi: il piano di rateizzazione decadrà, le rate già versate andranno in compensazione con il contributo integrativo e il contributo di maternità e l’importo residuo, se dovuto, andranno corrisposti al 30 settembre.

La domanda può essere annullata entro e non oltre il 29 giugno 2019, esclusivamente in via telematica.

Deroga contributo minimo Inarcassa, gli effetti

Se l’ammontare del reddito che verrà inserito nella dichiarazione 2019 (da presentare entro il 31 ottobre 2020), sarà davvero inferiore a 16.138 euro, verrà generato un MAV per un importo pari al 14,5% del reddito dichiarato, da pagare entro il 31 dicembre successivo. Se invece sarà uguale o superiore a 16.138 euro, verrà generato un MAV di importo pari al 14,5% del reddito dichiarato, maggiorato degli interessi (BCE+4,50%) sul solo contributo minimo dovuto.

Se, infine, la dichiarazione dei redditi non venisse presentata entro il 31 dicembre 2020 la deroga sarà automaticamente revocata, con il conseguente ripristino del contributo minimo soggettivo dovuto e l’applicazione delle sanzioni previste dal Regolamento Previdenza 2012.

Servizi di assistenza e contributi

Nel corso dell’anno di deroga restano garantiti tutti i servizi di assistenza (maternità, sussidi, indennità temporanea inabilità, mutui, finanziamenti) e la possibilità di presentare domanda di riscatto (laurea, servizio militare, periodi di lavoro all’estero) o di ricongiunzione dei periodi assicurativi maturati presso altre gestioni previdenziali.

La deroga, però, determina la diminuzione dell’anzianità contributiva utile alla pensione, che viene riconosciuta in misura proporzionale a quanto versato per l’annualità interessata. Inarcassa porta questo esempio: “a fronte di un reddito di 5.000 euro dichiarato per il 2017, il contributo soggettivo dovuto sarà 5.000 x 14,50% = 725 euro, per cui l’anzianità sarà pari a 116 giorni anziché 365 [(725/2.280) x 365 gg.]”.

Si potranno eventualmente integrare gli importi non versati richiedendo il riscatto entro i cinque anni successivi, e assicurarsi così l’anzianità previdenziale intera (integrazione volontaria).

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Deroga contributo minimo Inarcassa, le polemiche

Sul sito, al momento dell’approvazione della norma, nel 2014, avevamo trattato l’argomento e dato voce al malcontento dei professionisti che vivono nel mondo reale: serve questa deroga al contributo minimo? I commenti hanno fatto emergere problemi diversi, collegati alla situazione reale del Paese.

C’è chi si chiede se abbia senso continuare a fare la professione con un reddito inferiore alla soglia indicata per ottenere la deroga del contributo minimo; c’è chi riflette sui costi vivi a cui ogni anno un architetto è costretto a far fronte e sul fatto che tali costi vadano sommati a quelli per mutuo/affitto e famiglia; chi parla della necessità di parcelle certificate; chi di tariffe minime e sanzioni per chi non le rispetta; chi chiede che la deroga del versamento del contributo minimo venga fatta a scaglioni, perché chi prende 15.691 euro (o 15.931, al 2018) non sta meglio di chi ne prende 15.690. Tutte riflessioni, in effetti, ancora molto attuali.

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