Decreto Cura Italia in vigore, quali aiuti per gli Architetti?

Aggiornamento del 1° aprile. Dopo la pubblicazione in Gazzetta della prima parte del Decreto Cura Italia è stato firmato il decreto interministeriale che stabilisce chi beneficia e in che modo verrà erogata l’indennità di 600 euro tra i lavoratori autonomi che hanno una cassa di previdenza privata. Inarcassa fa sapere che sarà possibile presentare la domanda di indennità 600 euro dalle 12 di oggi.

Hai diritto ai 600 euro? Calcola il tuo reddito per saperlo. Il calcolo viene fatto in base a:
– il tuo reddito del 2018
– il tuo reddito (compensi percepiti/incassati – spese sostenute) del primo trimestre 2019
– il tuo reddito del primo trimestre 2020

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Il Decreto 17 marzo 2018, n. 18 (decreto Cura Italia) è stato pubblicato in Gazzetta ed è già in vigore. Stop a tasse, versamenti di ritenute e contributi. Bloccate anche tutte le cartelle e gli avvisi di pagamento. Rinvio per la scadenza IVA del prossimo 16 marzo. Per chi esercita attività a partita IVA ed è iscritto solo alla Gestione Separata INPS arriva un sostegno al reddito di 600 euro al momento per un mese. L’indennità non riguarda gli iscritti a Inarcassa. In questo caso è prevista la possibilità di accesso al “reddito di ultima istanza” in caso di riduzione del lavoro.

>> Clicca qui per scaricare il decreto

Decreto Cura Italia: Architetti, quale sostegno al reddito?

Il bonus di 600 annunciato per le Partite IVA riguarda esclusivamente gli iscritti alla Gestione Separata, compresi coloro che hanno un rapporto di collaborazione. Per chi ha figli fino a 12 anni di età, però, arriva il bonus babysitter fino a 600 euro al mese da richiedere a INARCASSA. Il bonus può esser speso solo per la retribuzione della baby sitter. Infine per gli iscritti agli Ordini professionali si prevede la possibilità di ottenere l’accesso al Fondo per il “reddito di ultima istanza”, in caso di grave riduzione dell’attività. Spetta però ad un decreto ministeriale dettare le regole per l’accesso.

Rinvio dell’IVA

Sospesi poi i termini per il versamento e la presentazione della dichiarazione annuale IVA. Il rinvio riguarda tutti i versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo. I relativi versamenti dovranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.

Niente ritenute alla fonte fino a maggio

Per i professionisti con fatturato sotto i 400.000 euro e nessuna spesa per collaboratori arriva anche la sospensione dell’applicazione della ritenuta alla fonte da parte del sostituto d’imposta. Per questo è necessario rilasciare un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i ricavi e compensi non sono soggetti a ritenuta ai sensi della presente disposizione. Le ritenute non operate dal sostituto in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi.

Stop alle cartelle esattoriali e alle rate di rottamazione

Confermato poi lo slittamento dei termini di pagamento per le cartelle e gli avvisi esattoriali con scadenza dal 21 febbraio al 31 maggio. Il pagamento dovrà essere effettuato entro il 30 giugno. Per il pagamento della rate della rottamazione in scadenza il 28 febbraio, il termine invece è spostato al 31 maggio.

Sospensione della rate dei mutui

Arriva infine la possibilità di accesso al Fondo prima casa per sospendere il pagamento delle rate del mutuo. Questa opportunità riguarda i professionisti con calo del fatturato superiore al 33% in un trimestre successivo al 21.2.2020 rispetto all’ultimo trimestre 2019. Non è richiesta la presentazione dell’ISEE. La sospensione è prevista per un periodo di 9 mesi. La domanda va presentata direttamente al proprio istituto di credito.

>> Leggi anche: 100 milioni di euro da Inarcassa per Architetti e Ingegneri

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1 commento

  1. Come è evidente dal decreto “Cura Italia” i liberi professionisti con Partita Iva iscritti all’Inarcassa non vengono minimamente presi in considerazione. Ottimo risultato per i vertici di Inarcassa che, in questo periodo di emergenza, si preoccupa invece di propagandare costantemente che sono in corso le votazioni per le elezioni nell’ente. Un briciolo di dignità, stante i risultati di cui al Decreto, esigerebbe che – cosa di cui dubito molto – l’attuale vertice di Inarcassa e delegati annessi si dimettessero per manifesta incapacità e con disonore ed evitassero di ripresentarsi alle odierne e future elezioni.
    Hanno fallito su tutta la linea, non hanno mai assicurato (benché lo statuto lo contempli) un minimo indirizzo di supporto assistenziale verso i propri iscritti che invece, pagando profumatamente i contributi, sarebbe logico ricevessero.
    Altro discorso merita lo Stato che, alla luce del succitato decreto, sembra non ricordare che da ogni libero professionista preleva, in un modo o nell’altro ed in soldoni, ben il 65% del proprio reddito.
    Pertanto sarà mia cura evitare di votare e coinvolgere in questo rifiuto quanti più colleghi

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