Concordia (Modena): la ricostruzione a 5 anni dal sisma. Intervista a Elisabetta Dotti

ricostruzione emilia

Continua l’iniziativa di architetti.com di coinvolgere, a cinque anni dal Sisma dell’Emilia, alcuni “attori” che hanno condiviso l’impegno e la fatica della ricostruzione per comprendere meglio come si dipana il lungo percorso delle procedure, dei progetti e dei cantieri nella continua necessità di tenere alta l’attenzione sulla ricostruzione in qualità. Uno dei comuni più colpiti è stato Concordia sulla Secchia, e il rapporto con le realtà locali è stato determinate. L’architetto Elisabetta Dotti, che risponde alle nostre domande, è Responsabile Area Gestione del Territorio.

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A cinque anni dal terremoto dell’Emilia, dal tuo osservatorio all’interno di una realtà comunale, come valuti la situazione della ricostruzione?
La ricostruzione, per quanto registro dal mio punto di vista, ha effettivamente avuto binari diversi:

  1. Produttivi: l’obiettivo di non perdere posti di lavoro evitando che le aziende delocalizzassero altrove è stato perseguito, e per quanto attiene Concordia direi che è un obiettivo raggiunto. Queste pratiche sono essenzialmente passate tutte attraverso il portale “Sfinge” gestito dalla Regione Emilia-Romagna.
  2. Produttivi Agricoli: anche qui il discorso è analogo al punto 1, la difficoltà è che queste pratiche sono spesso gestite da professionisti esterni al cratere che non sempre conoscono normative regionali ed ordinanze del commissario e pertanto rallentano considerevolmente il corso delle istruttorie. Il comparto del produttivo agricolo si è rivelato il principale collettore di risorse pubbliche in quanto, nel nostro territorio concordiese, le imprese agricole sono ancora una presenza significativa.
  3. I privati: nel tessuto consolidato la ricostruzione si è svolta in modo più organico e con meno difficoltà.
  4. Centro storico ed UMI: siamo ancora lontani dall’aver perseguito l’obiettivo della ricostruzione sia per la particolare conformazione urbanistica del nostro centro storico sia perché molte UMI risultavano non utilizzate o parzialmente utilizzate al momento del sisma, con necessità di legittimare lo stato di fatto attraverso sanatorie, ed in questo passaggio posso rilevare una seria difficoltà di alcuni professionisti a pianificare la corretta esecuzione del procedimento edilizio che precede il MUDE. Allego il quadro di sintesi della ricostruzione privata in corso e da realizzare a Concordia.
  5. Opere pubbliche: gli obiettivi essenziali sono stati raggiunti, come la realizzazione delle scuole nuove e non provvisorie in tempo utile per garantire la frequenza AS 2012-13, municipio, palestra,… tutti realizzati utilizzando deroghe alle norme vigenti e l’appalto integrato come mezzo per conseguire in tempi brevi la realizzazione delle opere. I progetti di immobili di proprietà pubblica come cimiteri, teatri, sede municipale hanno avuto percorsi più complessi. Il comune di Concordia scelse di convenzionarsi con il comune di Modena, di Formigine, e con la Provincia di Torino delegando a questi enti la funzione di stazione appaltante. In parte siamo riusciti a superare la criticità di non avere una struttura interna adeguata alla mole di lavoro che il terremoto ha generato, realmente questa delega di funzione è stata utile nella prima fase emergenziale, ma più difficile da gestire nelle fasi successive su procedimenti particolarmente complessi come il restauro di beni vincolati. Ad oggi è stato completato il restauro del cimitero monumentale; sono in pubblicazione le gare per due cimiteri frazionali, per un quarto cimitero si sta concludendo il progetto esecutivo. Per il teatro di Concordia e il palazzo municipale abbiamo ottenuto parere favorevole dalla Soprintendenza e dalla struttura del commissario solo sul progetto preliminare. Per il teatro di una frazione è in corso la progettazione esecutiva, è in attesa di parere il progetto di una nuova piazza in centro storico che nasce come progetto di riqualificazione urbanistica di un’area profondamente danneggiata dal sisma. È in corso la realizzazione del centro sportivo polifunzionale, in fase conclusiva il progetto esecutivo delle nuove scuole medie e della palestra scolastica. Sono tornate nella sede storica la scuola di musica, la filarmonica, la biblioteca, la scuola dell’infanzia ampliata e migliorata energeticamente, …

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E la condizione che vivono i cittadini della “comunità dei comuni” colpiti?
Superata la fase dell’emergenza vera e propria, coloro che fortunatamente non hanno riportato danni diretti dal sisma e non hanno dovuto lasciare le case sono rientrati in una modalità di vita “pre-sisma” che non si concilia con la realtà di buona parte della popolazione che nel tempo ha dovuto gestire il superamento dell’emergenza adattandosi a nuove priorità, nuove esigenze. A distanza di tempo è possibile vedere in prospettiva l’evento calamitoso e valutare anche gli aspetti positivi della ricostruzione, come l’avere scuole sicure ed attrezzate con tutta la tecnologia di ultima generazione consentendo alle classi di adeguarsi ai tempi anche nella metodica dell’insegnamento. È complesso far comprendere ai cittadini che processi e progetti complessi come quelli messi in atto nel nostro territorio richiedono anche tempi adeguati e non tutto può essere negativamente letto come “burocrazia male assoluto e che anche le opere post sisma devono rispondere alle norme vigenti in materia edilizia, sismica, tutela dei beni culturali, igienico sanitarie, efficientamento energetico, concessione del contributo per la ricostruzione. Una parte della popolazione ha fatto proprio il concetto di resilienza, parte della popolazione immigrata ha scelto di cercare altrove nuove opportunità di lavoro e di vita pertanto la popolazione è numericamente scesa dai 9.000 abitanti circa del 2012 agli 8448.

Secondo te viene percepito in Emilia-Romagna, al di fuori dell’area del cratere, l’importanza della prevenzione?
Il tema della prevenzione non credo sia una priorità, ovvero mi pare di poter dire che, nel concreto, ancora oggi se si deve sceglier se investire in sicurezza/prevenzione piuttosto che in qualità delle finiture non essenziali si prediligano ancora queste ultime. Ovvero, la linea vita sul tetto può aspettare, ma il televisore di ultima generazione ha priorità; questo generalizzando ovviamente nell’ambito privato. Le amministrazioni invece sono più attente anche a sostenere lo sforzo del volontariato come i gruppi di protezione civile, ponendo in genere maggior attenzione alle politiche di prevenzione rispetto a quanto avveniva in passato.

Qual è stato il ruolo di integrazione tra le amministrazioni comunali in rapporto agli altri attori territoriali coinvolti?
A mio avviso questo è stato uno degli aspetti positivi del sisma, ovvero la collaborazione che si è creata fra enti e la possibilità di lavorare anche dal basso, ovvero dai comuni vs la regione, per risolvere le innumerevoli criticità che via via si sono presentate. Nel rapporto con la Soprintendenza invece ci sono state varie fasi, di collaborazione nei primi due anni, seguiti da un lungo periodo in cui la riorganizzazione seguita all’entrata in vigore della riforma del Ministero Beni Culturali ha rallentato moltissimo il rapporto diretto che si era creato, con riflessi importanti sulle pratiche sia dei privati che pubbliche, esaminate con tempistiche molto dilatate. Oggi si è in parte ricostruito un buon livello di collaborazione, ognuno per il ruolo istituzionale ricoperto, ma che credo consentirà di raggiungere l’obiettivo di realizzare buoni progetti tutelando la storia e la qualità del nostro territorio.

Le immagini sono relative a due progetti: uno di ricostruzione pubblica (Cimitero Monumentale del capoluogo, immagini a cura dell’Ufficio Tecnico Comune di Concordia sulla Secchia) e uno di ricostruzione privata (MUDE in ambito rurale, immagini estratte dal procedimento e a cura della proprietà Barigazzi Manuela / tecnico incaricato arch. Francesco Fantoni).

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