Centrale di progettazione, in arrivo la struttura di Stato per le opere pubbliche

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Con la Legge di Bilancio 2019 arriva anche la tanto discussa Centrale di Progettazione, o meglio, la Struttura per la Progettazione di Beni ed Edifici Pubblici, così com’è stata chiamata in seguito al maxi-emendamento presentato al Senato dai relatori Gianmauro Dell’Olio e Paolo Tosato. Sarà un decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), da emanare entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di Bilancio, a definire con esattezza le attività e le competenze di questa nuova struttura di Stato.

Quello che sappiamo per ora è che la Struttura potrà contare su 100 milioni di euro annui e che avrà una dotazione organica di massimo 300 addetti assunti a tempo indeterminato, di cui un massimo di 210 professionalità tecniche (il 70%) e un massimo di 15 dirigenti (il 5%). In una prima fase, 120 unità di personale verranno assegnate in via temporanea alle stazioni uniche appaltanti provinciali. Un primo gruppo di 50 addetti potrà essere selezionato attingendo direttamente da tecnici già di ruolo nella Pubblica Amministrazione “prescindendo da ogni formalità”, anche “mediante assegnazione temporanea”. In seguito, il personale dovrebbe essere selezionato mediante concorso pubblico.

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La Struttura, che potrà operare in supporto e in raccordo con altre amministrazioni, avrà l’obiettivo di “contribuire alla progettazione degli interventi di realizzazione e manutenzione, ordinaria e straordinaria, di edifici e beni pubblici, anche in relazione all’edilizia statale, scolastica, universitaria, sanitaria e carceraria“.

Centrale di progettazione, le polemiche

L’istituzione della Struttura per la Progettazione di Beni ed Edifici Pubblici ha destato, come prevedibile, innumerevoli polemiche, che sono arrivate da vari fronti: OICE, Rete delle Professioni Tecniche, ex presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie. L’Istituto Nazionale di Architettura (Inarch) ha sottolineato da subito come la “strada per progetti di qualità” non sia quella di “trasformare lo Stato nel principale progettista di opere pubbliche della nazione”, auspicando piuttosto la creazione di una struttura per la promozione della qualità delle opere pubbliche, sul modello francese della Missione Interministeriale pour la Qualité des Constructions Publiques (MIQCP).

La MIQCP, attiva dagli anni Settanta, non elabora progetti ma aiuta le pubbliche amministrazioni ad elaborare la domanda di progetto, ad organizzare le procedure, a gestire il processo, e a controllarne gli esiti. Collabora e offre consulenza, elabora raccomandazioni e diffonde le buone pratiche, ma non progetta. Secondo Inarch una struttura di questo tipo,con l’apporto di competenze qualificate, “sarebbe di estrema importanza e potrebbe concretamente contribuire al miglioramento della qualità architettonica delle costruzioni pubbliche”, e, cosa fondamentale, lascerebbe ai professionisti il compito della vera e propria progettazione.

Ormai, però, i giochi sembrerebbero fatti. Attendiamo il DPCM per capire meglio i dettagli e le competenze della Struttura.

articolo di g.a.

Il tecnico dell’Ente Locale Ermete Dalprato-Roberto Maria Brioli, 2017, Maggioli Editore

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