Cappella Sistina e Musei Vaticani: i nuovi interventi di lighting design, realizzati e in progress

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Vista della Cupola di San Pietro dal Cortile della Pigna. Foto © Musei Vaticani

(di Paolo Francalacci e Gabriele Rubino)

Un nuovo “respiro di luce”

Da parte dei Musei Vaticani c’è sempre stata una grande attenzione alla conservazione ed alla corretta illuminazione delle opere e degli spazi. I nuovi progetti di illuminazione raccolgono le sfide delle nuove tecnologie ma le riconducono all’interno di un approccio interdisciplinare, fondato sull’analisi storica ed artistica delle opere inserite nel loro contesto architettonico.

Il progetto nasce, infatti, da una stretta collaborazione fondata sull’attività integrata di gruppi di lavoro dal carattere fortemente interdisciplinare e specialistico: “quello interno dei Musei (guidato dalla Direzione e svolto dal Laboratorio di Ricerche Scientifiche, dall’Ufficio del Conservatore e dal Laboratorio di Restauro delle Pitture); quello dei Musei con i Servizi Tecnici del Governatorato; quello della ‘Commissione di esperti’ appositamente istituita dal Direttore dei Musei; quello dei Musei e dei Servizi Tecnici con la CARRIER UTC; quello dei Musei e dei Servizi Tecnici con il Team guidato da OSRAM” [1].

I continui processi di feedback hanno così consentito un costante miglioramento del progetto attraverso riscontri incrociati tra gli esperti dei Musei e del Governatorato e le ditte esterne, attività che prosegue ancora oggi, nella fase attuale di verifica post-intervento e di costante manutenzione ordinaria di tutte le opere. Le soluzioni adottate consentono di valorizzare pienamente le opere, pur nel completo rispetto dei vincoli archeologici e conservativi e con la massima attenzione al risparmio energetico.

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Il Progetto Sistina: un processo complesso ancora in corso

La Cappella Sistina è “il luogo identitario della Chiesa Cattolica” (Prof. A. Paolucci) [2], il luogo simbolo della liturgia della Chiesa [3] e il luogo per eccellenza dell’arte del rinascimento e del genio di Michelangelo.

La volontà di intervenire al meglio per conservare le opere ha determinato uno straordinario e coraggioso percorso dove tutti gli attori si sono messi in gioco per affrontare prima il restauro, anzi, più correttamente, la pulitura degli affreschi, poi la climatizzazione e l’illuminazione della Cappella Sistina [4]. Il Progetto Sistina nasce così all’insegna di un percorso destinato a diventare un “modello di metodo” fondato sulla collaborazione e lo scambio di informazioni [5].

Volta della Cappella Sistina. Foto © Musei Vaticani

In una parola potremmo dire che il Progetto Sistina realizza un modello di “conservazione preventiva”. Nel recente convegno La conservazione preventiva nei grandi musei. Strategie a confronto si è sottolineato come il modello di conservazione globale integrata dei Musei Vaticani abbia “assicurato la messa in esercizio di interventi regolari di cura e manutenzione per l’ingente patrimonio di edifici, aree archeologiche, ambienti interni, opere mobili” in un percorso circolare e interconnesso con l’obiettivo di evitare interventi episodici o scollegati tra loro [6].

L’origine del Progetto Sistina deriva da un “imbianchimento” degli affreschi che spinge il Prof. Antonio Paolucci a nominare una squadra di esperti per studiarne le cause e proporre un rimedio. Prende avvio, così, quello che diverrà il Progetto Sistina. Stato di salute degli affreschi, controllo ambientale, ipotesi di possibili interventi, istituito dai Musei Vaticani insieme al piano operativo per la messa in sicurezza, affidato ai Servizi Tecnici del Governatorato ed alla Carrier.

Questo ha consentito di sperimentare e mettere in campo le migliori esperienze e le più avanzate tecnologie, talora derivanti dal patrimonio di conoscenza dei Servizi Tecnici interni al Vaticano talora dai suggerimenti di quanti hanno portato contributi di esperienza e conoscenza. Il tutto filmato e documentato per ogni fase ed intervento. Il risultato è stato sorprendente. Carlo Pietrangeli, già Direttore Generale dei Musei Vaticani, scrive a proposito del restauro: “È come aprire una finestra in una stanza oscura e vederla inondata di luce“.

Cappella Sistina. Foto © Musei Vaticani

Gianluigi Colalucci, il grande protagonista della fase di restauro e delle sue regole, ha fatto tesoro di quanto contenuto nelle Regole per il restauro delle opere d’arte stabilite da Carlo Pietrangeli nel 1978. Una parte importante di questa moderna procedura di restauro è proprio lo studio e l’analisi dell’opera. Secondo Colalucci la continua analisi scientifica e la ricerca di risposte da parte dei restauratori ai problemi particolari sorti in corso d’opera, erano da vedere come un processo in evoluzione, da preferire a una scelta unica da parte dell’equipe di restauro.

Gli obiettivi primari dichiarati sono:
studiare gli affreschi progressivamente, analizzare ogni scoperta e utilizzare le appropriate risorse tecniche;
registrare ogni tappa del restauro in un apposito archivio, corredandolo con fotografie e filmati;
utilizzare solo procedure e materiali molto semplici, ampiamente testati, non dannosi e reversibili.

I risultati e le fasi della pulitura hanno naturalmente evidenziato anche le criticità ambientali della Cappella e i problemi derivanti dalla climatizzazione e dall’illuminazione, nonché l’importanza dei parametri ambientali per la conservazione dei dipinti murali, nello specifico ambiente sistino [7] oltre ai fenomeni di carbonatazione [8]. I successivi studi e il progetto hanno, pertanto, tenuto conto di tutti i fattori in gioco, in modo da ottenere il miglioramento delle condizioni ambientali generali, sia climatiche sia illuminotecniche, per finalità innanzi tutto conservative.

L’implementazione del progetto è durata tre anni ed è stata resa possibile grazie all’intervento delle multinazionali CARRIER e OSRAM e all’impegno congiunto della Direzione dei Servizi Tecnici guidati dal Rev. Rafael García de la Serrana Villalobos [9] e, nei Musei Vaticani, dell’Ufficio del Conservatore, Dott.ssa Vittoria Cimino e del Laboratorio di Diagnostica e Ricerche Scientifiche. Il progetto di illuminazione, infatti, non può essere scisso dal nuovo progetto di climatizzazione e purificazione dell’aria che consente di preservare gli affreschi di Michelangelo da possibili danni dovuti all’azione combinata della condensa, degli agenti inquinanti atmosferici, dell’umidità (Progetto Carrier).

L’aria pre-trattata arriva all’interno della Cappella Sistina attraverso i condotti collocati sotto le vetrate, a circa 15 metri d’altezza, con una velocità controllata per non alterare la superficie degli affreschi. L’aria è filtrata e trattata prima di essere veicolata nell’ambiente. Infine l’aria interna è aspirata dal pavimento per evitare il ricircolo [10].

L’illuminazione della Cappella Sistina deriva invece dal progetto LED4Art, oggetto di finanziamento europeo nell’ambito del programma per la competitività, l’innovazione, il risparmio e l’efficienza energetica, condotto in collaborazione con l’Università della Pannonia, l’Istituto di Ricerca di Catalogna e lo Studio di lighting design FABER Tecnica in Italia [11].

Per il progetto di illuminazione LED è stato sviluppato un modello per la simulazione delle condizioni di luce naturale in qualsiasi ora, periodo dell’anno e condizione meteorologica, per definire l’illuminazione migliore anche in presenza di luce naturale [12]. Così oggi si ha la possibilità di ammirare gli affreschi sulle pareti e sulla volta quasi come se fossero dotati di luce propria, con una nitidezza di colori e di dettagli che arriva ai nostri occhi con una qualità sorprendente.

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Un sofisticato sistema di illuminazione a LED in grado di aumentare il livello di illuminamento da 5 a 10 volte evidenzia i colori degli affreschi con una luce controllata in maniera ottimale. I due livelli di illuminazione assicurano l’accurata percezione e la corretta illuminazione degli affreschi (Scena di luce Museale) ed assicurano, inoltre, lo svolgimento delle importanti funzioni e celebrazioni ufficiali cui la sala è destinata (Scena di luce di Gala). Così il nuovo progetto di illuminazione a LED riesce a coniugare le esigenze di sicurezza, conservazione, tutela e risparmio energetico. “Un’illuminazione totale e precisa allo stesso tempo, leggera e non invasiva” (Prof. Paolucci).

La Dott.ssa Vittoria Cimino, nel corso del colloquio che ci ha riservato, ha evidenziato alcune importanti considerazioni storico-artistiche poste a base delle scelte illuminotecniche. Esse esprimono chiaramente il metodo di lavoro seguito, che porta a validare le scelte tecniche sulla base dell’analisi storico-artistica. In questo modo la luce e l’illuminazione da progettare sono ricondotte all’interno del processo di elaborazione e visione dell’opera, così come lo stesso Michelangelo l’aveva concepita.

Il Giudizio di Michelangelo, ad esempio, è illuminato dalle finestre esistenti e dai corpi illuminanti posti lungo il marcapiano e rivolti alle pareti laterali, escludendo fonti di luce diretta. Il Giudizio risulta, pertanto, illuminato maggiormente nella parte superiore in modo coerente con le singole parti dell’opera e con la propria luce naturale, così come Michelangelo lo aveva dipinto. Questo evidenzia che la corretta interpretazione e l’impiego della migliore tecnologia hanno dato luogo a un processo di integrazione e collaborazione che è divenuto esempio di eccellenza.

Il monitoraggio, gli studi e la manutenzione ordinaria non si sono più interrotti e proseguono costantemente anche adesso, attraverso doppie reti di controllo e di scambi di dati tra servizi interni allo Stato del Vaticano, Musei Vaticani e tecnici ed esperti esterni, per assicurare il controllo continuo delle condizioni ambientali [13].

Le Stanze di Raffaello e i Musei Vaticani: nuovi interventi e sperimentazioni

L’attenzione alla illuminazione e i nuovi progetti di lighting design si stanno estendendo progressivamente all’intero complesso dei Musei Vaticani e la sperimentazione della luce è coraggiosamente impiegata in differenti contesti, coniugando esigenze illuminotecniche e conservative. Dopo la Cappella Sistina, anche le Stanze di Raffaello risplendono di nuova luce grazie alla nuova illuminazione a LED, sulla scorta dell’esperienza maturata.

Il nuovo progetto illuminotecnico, firmato anche questo da OSRAM, è stato presentato il primo giugno 2017 nella stessa Stanza della Segnatura dei Musei Vaticani al cospetto della Scuola di Atene, alla presenza della Dott.ssa Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, del Prof. Antonio Paolucci, già direttore dei Musei del Papa, del Rev. Rafael Garcia de la Serrana Villalobos, direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. La nuova illuminazione, migliorando la fruizione dei capolavori attraverso una corretta resa cromatica, intende confermare l’impegno vaticano nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio artistico manifestando, altresì, un’attenzione particolare al risparmio energetico e al rispetto ambientale.

Stanza della Segnatura, Scuola di Atene. Foto © Musei Vaticani

“Mutuando le medesime ricerche e gli studi realizzati per la Cappella Sistina in cooperazione con l’Università di Pannonia, OSRAM ha voluto confermare la validità della tecnologia applicata al concetto dei colori corrispondenti per proporre una serie di illuminatori LED con un elevatissimo livello di integrazione geometrica. Anche in questo caso la qualità, quantità di luce, la tutela e il rispetto delle opere e dell’architettura esistente, la corretta percezione dei colori contestualizzata all’opera d’arte sono state le linee guida della filosofia progettuale.

La purezza e l’armonioso sviluppo dello spettro combinato unitamente ad ottiche microprismatiche offrono una uniformità di distribuzione spaziale che insieme a alti valori dell’indice di riproduzione cromatica esaltano in egual misura i diversi pigmenti nelle differenti cromie. Un sofisticato software permette il controllo punto a punto di tutti i principali parametri di regolazione dello spettro luminoso, così da offrire la più ampia dinamica funzionale allo spazio circostante” [14].

Tuttavia la progettazione e l’impiego della luce nei Musei Vaticani è oggetto di attenzione e sperimentazione continua all’interno delle sale, con approcci differenti in relazione alle diverse esigenze, grazie alla conoscenza ed esperienza quotidiana degli studiosi. Basti pensare, ad esempio, alla Sala degli Indirizzi, dove sono state installate le persiane esterne per ottenere una regolazione della luce in grado di salvaguardare gli espositori storici e migliorare la percezione e fruizione degli oggetti esposti. Si deve infatti pensare che in questo luogo anche le opere di allestimento e di arredo sono storicizzate e devono essere conservate.

La Sala Matisse ha un nuovo progetto curato dallo Studio Terzi e Annunziata, che riesce ad illuminare uniformemente opere di grande superficie, poste in uno spazio architettonico particolare. Si tratta dei cartoni preparatori delle vetrate e delle decorazioni parietali, oltre agli arredi liturgici, della Cappella del Rosario a Vence, in Costa Azzurra, realizzati tra il 1948 e il 1951. In questo caso poche strisce LED, allestite in modo perfettamente integrato e minimamente invasivo dello spazio museale e del tutto invisibili ai visitatori, consentono un ottimo controllo di uniformità della luce sulle grandi superfici dei cartoni di Matisse. Le “vetrate” sembrano davvero risplendere di luce naturale.

Sala Matisse, Cartoni delle vetrate. Foto © Musei Vaticani

La Sala Studio Azzurro ospita, dietro una quinta tecnica appositamente progettata, la grande videoinstallazione interattiva in quattro parti, realizzata appunto da Studio Azzurro, intitolata In principio (e poi), ispirata al tema della Creazione e realizzata per il primo Padiglione della Santa Sede della 55a Biennale d’Arte di Venezia (2013) mentre, dalla parte opposta della quinta blu, è installata la magnifica vetrata eseguita da Fernand Léger nel 1951 per l’Église du Sacré-Coeur ad Audincourt. In questo caso la luce, valorizzata dalla quinta tecnica, è direttamente la protagonista della performance, che il visitatore crea proiettando la propria riflessione attraverso il raggio di luce sul video collocato sul pavimento oppure toccando i video esposti sulle pareti.

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I progetti di lighting design: work in progress

È emerso chiaramente che l’attenzione alla regolazione ed al corretto impiego della luce da parte dei Musei e dei Servizi del Governatorato c’è sempre stata, anche negli anni precedenti le nuove installazioni degli apparecchi LED. Questo consente di affermare che quanto finora osservato è un tassello di un work in progress che, a partire dalla Cappella Sistina e dalle Stanze di Raffaello, si sta progressivamente estendendo ad altre opere e sale dei Musei Vaticani.

Si deve, inoltre, sottolineare lo sforzo di condurre il visitatore attraverso un percorso che si sviluppa sia all’interno dei Musei che all’esterno, nei cortili dei palazzi e nelle terrazze, in modo da ottenere un’integrazione tra spazi esterni ed interni e in modo da collegare la visione, anche notturna, delle opere monumentali e delle architetture (basti pensare alla Cupola di Michelangelo illuminata che si può osservare dalla terrazza esterna dopo l’ingresso ai Musei Vaticani).

In tal senso sono di particolare interesse anche le recenti iniziative quali il “clavigero” alle 6:00 del mattino, che coinvolge il pubblico nell’apertura ed accensione delle sale nel corso della visita mattutina. Il successo delle iniziative, la costante collaborazione tra Musei Vaticani, Governatorato e strutture esterne, le relazioni di fiducia ormai consolidate, sembrano far emergere un modello di collaborazione e partenariato destinato ad essere riproposto per analoghe iniziative e progetti di illuminazione anche in altre sale e per altri monumenti, a partire dalla celeberrima Pinacoteca Vaticana.

In tal senso i progetti di luce non si arrestano e si sono già estesi alle strutture del colonnato del Bernini, mentre è in corso la realizzazione del nuovo progetto di illuminazione per la Basilica di San Pietro.

Ringraziamenti: Questa fase di studio e incontri è stata per noi straordinaria e proficua. Un ringraziamento particolare va alla Dott.ssa Lucina Vattuone, Responsabile dell’Ufficio Stampa dei Musei Vaticani, per la disponibilità e cortesia che ci ha riservato e per il prezioso supporto che ci ha sempre fornito. Intendiamo ringraziare, inoltre, la Dott.ssa Vittoria Cimino, Responsabile dell’Ufficio del Conservatore dei Musei Vaticani, e i suoi collaboratori per la documentazione e per i preziosi chiarimenti tecnici. Uno speciale ringraziamento, inoltre, al Rev. Rafael Garcìa de la Serrana Villalobos, Direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato, per l’accoglienza che ci ha riservato e l’intervista che ci ha concesso. Un ringraziamento va anche a tutto il personale dei Musei Vaticani e del Governatorato che ci ha coadiuvato nei sopralluoghi e nelle indagini. Un ringraziamento, infine, alla Dott.ssa Sara Cappellari di OSRAM.

[1] Atti del convegno “La Cappella Sistina venti anni dopo, Nuovo respiro nuova luce”, Roma, 30-31 ottobre 2014, a cura di V. Cimino, Edizioni Musei Vaticani, Città del Vaticano, 2015, Prefazione, pag. 11.

[2] M. Liut, Paolucci: un luogo identitario per tutti i Cattolici. Presto misure per la conservazione, in “Avvenire”, 1 novembre 2012.

[3] Rev. Rafael Garcìa de la Serrana Villalobos, I Servizi Tecnici del Governatorato SCV al servizio della Cappella Sistina, I, in La Cappella Sistina venti anni dopo cit., pag. 225 e segg.: “Si è già parlato e si parlerà tanto di arte. Perciò io desidererei mettere in risalto “il sacro” poiché la Sistina, in primo luogo, è una Cappella; è il luogo che accoglie il Conclave, il luogo in cui si sceglie il Successore di Pietro.” (pag. 225); “La proclamazione dell’extra omnes, le Porte della Cappella Sistina che si chiudono al mondo, gli elettori che votano, gli scrutini, la proclamazione, l’accettazione e la Messa del nuovo Papa. Tutto accade in questo luogo” (pag. 226).

[4] Tutti gli studi effettuati che hanno fornito indicazioni importanti sono contenuti nel documento: Indagini scientifiche sugli affreschi della Cappella Sistina. Risultati sul lavoro della Commissione istituita dal Direttore dei Musei Vaticani, completato e consegnato a dicembre 2013. Il documento esamina gli studi scientifici, i dati del monitoraggio ambientale, elabora uno studio sulle cause di formazione, avvia un intervento pilota e formula conclusioni finali e raccomandazioni conservative.

[5] V. Cimino, Il “Progetto Sistina” come modello di metodo, in La Cappella Sistina venti anni dopo, cit., pp. 95 e segg.

[6] V. Cimino, Il modello di conservazione globale integrata dei Musei Vaticani, in Guida al Convegno La conservazione preventiva nei grandi musei. Strategie a confronto, Braccio Nuovo, Musei Vaticani, 12 ottobre 2018, pag. 18.

[7] P. Mandrioli, Importanza dei parametri ambientali per la conservazione dei dipinti murali. Specificità dell’ambiente sistino, in La Cappella Sistina venti anni dopo, Nuovo respiro nuova luce, cit., pp. 119 e segg.

[8] M. Matteini, L’importanza dei fenomeni di carbonatazione nella conservazione dei dipinti murali. Il caso della Cappella Sistina, in La Cappella Sistina venti anni dopo, Nuovo respiro nuova luce, cit., pp. 185 e segg.

[9] Rev. Rafael Garcìa de la Serrana Villalobos, I Servizi Tecnici del Governatorato SCV al servizio della Cappella Sistina, I, in La Cappella Sistina venti anni dopo, Nuovo respiro nuova luce, cit., pp. 225 e segg. Dove si illustrano le attività della Direzione dei Servizi Tecnici mettendo in risalto la sacralità dei luoghi ai quali i Servizi Tecnici si rivolgono. Si veda anche, in riferimento all’impianto di illuminazione, il contributo di R. Mignucci, Il contributo dei Servizi Tecnici per la nuova illuminazione della Cappella Sistina, pp. 293 segg.

[10] Si veda la ampia e dettagliata ricostruzione dello studio e del progetto di climatizzazione in M. Grabon, Il nuovo impianto: lo studio e il progetto, in La Cappella Sistina venti anni dopo, Nuovo respiro nuova luce, cit., pp. 211 e segg.

[11] LED4Art è un progetto pilota, finanziato all’interno del Programma quadro europeo per la competitività e l’innovazione in materia di efficienza energetica e di miglioramento della qualità della luce. I partner coinvolti sono: l’Università di Pannonia in Ungheria, l’Institut de Recerca en Energia de Catalunya in Spagna e lo Studio di Lighting Design FABERtechnica in Italia.Il referente scientifico del progetto LED4Art per l’Università di Pannonia e il Prof. Schanda. Si veda, in proposito: Schanda J, F. Szabó, P. Csuti: Colour fidelity for picture gallery illumination, 2014, LIGHTING RESEARCH AND TECHNOLOGY, 16, pp. 35-45.

[12] Il nuovo impianto di illuminazione è oggetto di una intera Sessione, la quarta, del Convegno tenutosi il 30 e 31 ottobre 2014 (pagg. 265-327). In particolare si segnala: C. M. Bogani, Un sistema d’illuminazione digitale integrato. Lo studio e il progetto (pagg. 279-289) che esplicita le caratteristiche degli apparecchi impiegati e lo sviluppo della combinazione dei differenti spettri di emissione dei LED per supportare il concetto dei colori corrispondenti.

[13] I risultati del monitoraggio già illustrati alle pagg. 111-113 di La Cappella Sistina venti anni dopo, cit., consentono di constatare ad esempio l’efficienza del nuovo impianto di climatizzazione e la capacità del sistema di mantenere stabili i parametri ambientali, assicurando adeguati livelli di ricambio e purificazione dell’aria.

[14] Nuova illuminazione delle Stanze di Raffaello, Presentazione, Stato della Città del Vaticano, Governatorato.

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