Digitalizzazione e (R)evoluzione al BIM summit 2017, un resoconto

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La settimana scorsa, nella cornice di Palazzo Mezzanotte in Piazza Affari a Milano, si è tenuta la terza edizione del BIM summit, organizzato da Harpaceas in collaborazione con in2it insieme ai principali attori pubblici e privati che operano nell’innovazione della filiera dell’ambiente costruito. Tematiche di questo appuntamento a cadenza biennale sono state Digitalizzazione e (R)evoluzione: una scelta d’ambito di confronto che, come ha introdotto Luca Ferrari (Direttore Generale di Harpaceas) vuole fare il punto su come il settore delle costruzioni stia adottando la digitalizzazione della filiera, dopo aver scansato la rivoluzione ICT di Industria 3.0 e avviandosi ad integrare contemporaneamente anche le strategie e le innovazioni di Industria 4.0 dell’internet delle cose e delle persone.

“Sarà un processo di selezione naturale della specie con aggregazioni inevitabili”, ha affermato Luca Ferrari, ricordando che, dall’ultimo BIM summit del 2015, molte cose sono avvenute anche sul versante normativo e legislativo: in particolare con l’art. 23 (comma 13) del Nuovo Codice degli Appalti, che dà il via libera al BIM, e la pubblicazione delle prime 4 parti della UNI 11337; si sta inoltre attendendo entro l’anno il decreto ministeriale per la digitalizzazione degli appalti pubblici e il completamento della norma UNI; poi verrà anche pubblicata la norma ISO sul BIM ed anche i processi sulla certificazione delle organizzazioni in merito a questi servizi stanno progredendo. Uno scenario che rappresenta il grado di affidabilità delle scelte che il settore (a livello europeo) sta mettendo in atto.

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Lorenzo Bellicini, Direttore del Cresme Ricerche, è poi intervenuto sull’innovazione di filiera nel primo ciclo dell’ambiente costruito, facendo un grado importante su come la “demografia” inciderà drasticamente sui cambiamenti del nostro Paese: nel 2030 (che è vicinissimo) la maggioranza della popolazione italiana avrà più di 60 anni. Questo dato, visto assieme all’innesco di un nuovo “ciclo dei sistemi di accumulazione” e al “nuovo ordine multipolare” propone fortemente la prospettiva, ha detto Bellicini, di un “rilancio delle città con nuovi sistemi insediativi”: un salto di scala quantitativo che è già in atto e che si svilupperà fino al 2025. In questo quadro diventa essenziale comprendere il rapporto traproduttività e costo dell’errore”: un ragionamento importante, che Bellicini ha accennato, in quanto la filiera delle costruzioni ha sempre creduto nell’errore per valorizzare la propria presenza sul mercato (attraverso anche un “pessimo utilizzo dei dati”).

In altre parole, la filiera delle costruzioni è sempre stata competitiva ma non collaborativa, mentre ora la competitività richiede anche una fortissima collaborazione. Nell’errore si nasconde a volte anche un 30-40% di valore economico e si possono già simulare delle performance del 5-10% a livello aziendale. Bellicini ha sintetizzato un dato schematico per farci capire tutti meglio: sui 170 miliardi di euro del mercato delle costruzioni questa non-collaborazione che produce errori, nella pessima gestione della filiera tra i vari attori, pesa circa 33 miliardi di euro; ricordandoci anche che, pur nella crisi, l’Italia si piazza ancora, con il suo mercato, all’11° posto nel mondo.

Un altro ragionamento importante che ha messo in luce Bellicini ha riguardato il cambiamento che sta avvenendo nella filiera in merito al concetto di mercato integrato: diversamente da quanto si pensa, il valore di un processo di trasformazione edilizia viene già valutato (e lo sarà sempre di più) dagli investitori non solo nella fase di costruzione ma in tutto il suo ciclo di vita. In altre parole i momenti del progetto e delle opere (costruzione+impianti) pesano sempre meno rispetto alle fasi di gestione e manutenzione (anche il 73%): un progetto che non comprendere questo dato non sarà più finanziabile e realizzabile. Inoltre, il processo in atto sta cambiando radicalmente tutti gli standard contrattuali. Ciò fa comprendere quanto sia importante il BIM per rispondere complessivamente a molti aspetti concreti di questo quadro esigenziale fortemente in trasformazione.

Mario Caputi, Amministratore unico di in2it, si è poi collegato agli ultimi ragionamenti dell’esposizione di Bellicini, per ricordare come nella filiera i vantaggi della trasparenza costituiscano nuovi business, soprattutto se si considera il BIM verso il PIM, poi al AIM e soprattutto nel FIM (che opera sulla gestione e il Facility): un’innovazione di filiera che modifica radicalmente il cantiere e tutto ciò che ne consegue durante le successive fasi di manutenzione nel ciclo di vita, valutando anche il valore che la formazione degli operatori dovrà avere nel settore pubblico e privato.

Stefano Della Torre, Presidente di Building Smart Italia e Direttore del Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, proiettando l’immagine, molto efficace, di un iceberg, ha ricordato che ormai ciò che affiora è molto poco rispetto a quanto rimane immerso. Ovvero la progettazione pesa solo l’1%, la costruzione il 9% e la qualità che la costruzione sviluppa nel suo ciclo di esercizio il 90%: un dato che risulta ancora più prospetticamente importante rispetto a quello dichiarato poco prima da Bellicini. Ecco quindi come, per Della Torre, tre risultano le parole chiave del presente e del futuro in questo settore: PIATTAFORMA, FORMAZIONE e NORMA CONSENSUALE. Tre parole che mettono anche in risalto lo sforzo che Building Smart Italia sta compiendo.

Pietro Baratono, Presidente della Commissione Ministeriale Digitalizzazione Appalti Pubblici, ha quindi offerto un quadro della situazione in merito alle stazioni appaltanti delle Pubbliche Amministrazioni, ricordando che c’è molta strada da fare ma che il percorso giusto è stato imboccato. Se “il dato nel nostro settore è stato un fatto ambiguo”, ha dichiarato Baratono, ora il processo introdotto dall’art. 23 comma 13 del Nuovo Codice degli Appalti innesca dei cambiamenti irreversibili, che tuttavia, mettono l’Amministrazione pubblica di fronte alla necessità di aggiornare potentemente le proprie procedure. La formazione del personale, la qualità delle Commissioni di gara, l’importanza e la necessità di creare piattaforme interoperabili, sono solo alcuni ragionamenti esposti da Baratono, che ha ricordato che ora la norma consente l’opzionalità della scelta, applicabile solo per lavori complessi (sopra i 15 milioni di euro) anche per tipologie e caratteristiche tecniche ed ambientali.

Paolo Odorizzi, Direttore tecnico Harpaceas, è poi intervenuto nella sua qualità di Delegato nazionale presso Technical Committee 442 CEN, facendo un interessante quadro puntuale sullo sviluppo del quadro tecnico-normativo (ISO, CEN e UNI) nei diversi versanti delle commissioni e dei tavoli tecnici. Un ragionamento ripreso, dopo l’intervento di Lorenzo Orsenigo (Direttore Generale ICMQ) sulla sperimentazione di procedure di certificazione dei Sistemi di Gestione BIM, anche da Ilka May, CEO and Co-Owner LocLab Consulting and Member of the EU BIM Task Group, che ha chiuso i lavori della mattina offrendo uno scenario del valore e della necessità della competitività-collaboratività a livello europeo nel settore delle costruzioni.

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