BIM, PIM, AIM e il progetto sul patrimonio esistente

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I cambiamenti avvengono. E soprattutto certe scelte, definite con una bussola che non ha interesse a cambiar rotta, porteranno a modificare molti approcci tradizionali del pensare e del fare architettura. Un esempio è rappresentato da un approccio alla gestione del progetto e del suo sviluppo che ad oggi molti tecnici identificano, sbagliando, in un tipo (più o meno complicato) di aggiornamento software come è avvenuto, dagli anni novanta del secolo scorso in poi, tante altre volte. Una sottovalutazione che è sicuramente indotta dal contesto economico, non certo stimolante per aggredire l’innovazione tecnologica che comunque attecchirà e produrrà cambiamenti irreversibili.

Come in molte innovazioni, che si basano sull’ICT, i processi sono strutturali, richiedono fasi di deliberazione, adozione, sviluppo in gradi diversi dal Governo (con i suoi Ministeri) alle Commissioni Tecniche, fino a caduta nella pubblicazione di normative cogenti. Molti processi vengono condivisi e messi in relazione con le esigenze e gli interessi della filiera del mercato delle costruzioni, ma non sembrano trovare altrettanta attenzione nel grande atomizzato e variegato mondo delle realtà territoriali, impegnate a resistere alla crisi e a non perdere gli ormai minuscoli spazi del proprio lavoro conquistato con credibilità, professionalità e reputazione in tanti anni di professione e di impresa.

Ma i cambiamenti avvengono. E se non siamo in Finlandia, dove un tecnico progettista viene formato fin dal corso di laurea a gestire con il BIM e l’AIM il progetto e lo sbancamento del terreno in controllo numerico con i mezzi di cantiere in modo da salvaguardare sottoservizi e componenti ambientali, possiamo prendere in considerazione come il governo britannico, attraverso il Digital Built Britain, abbia definito concreto l’obiettivo del 2025 per raggiungere un processo integrato e collaborativo, tutto basato su standard IFC e su cloud, che utilizzerà integralmente le potenzialità del 4D, del 5D e del 6D.

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L’Italia, dal canto suo, fin dal 29 luglio 2016, ha riunito presso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (MIT) la “Commissione sul BIM presieduta da Pietro Baratono, Provveditore alle opere Pubbliche di Lombardia ed Emilia-Romagna, che, con il contributo operativo di alcuni gruppi di lavoro, ha il compito di approfondire e risolvere le problematiche innescate dal BIM per mezzo del nuovo Codice degli Appalti pubblici. Accanto al Provveditore Pietro Baratono, che può vantarsi di essere uno dei primi “sperimentatori BIM” in una struttura pubblica italiana, ci sono un’altra decina di componenti, tra i quali Antonella Nicotra, vicecapo del legislativo del MIT, Bernadette Veca, Direttore Generale per la regolazione del Ministero e Maria Lucia Conti, Provveditore di Toscana, Umbria e Marche. La “Commissione sul BIM” procede con audizioni di imprese e stazioni appaltanti e creazione di progetti pilota per avviare una fase sperimentale, mettendo in atto tutti quegli approfondimenti tecnici ed interpretativi che porteranno progressivamente (dall’appalto pubblico poi verso l’appalto privato complesso) all’introduzione del BIM anche nel nostro settore dell’edilizia e delle costruzioni.

Un altro passaggio fondamentale è stato lo sviluppo della UNI 11337-2017, anche in rapporto alle specificità del nostro territorio e alle competenze diffuse ed acquisite in più settori sul progetto/realizzazione che interviene all’interno del contesto costruito e nel patrimonio esistente storico.  Proviamo a ripercorrere alcuni ragionamenti. Prima di tutto a cosa sono riferiti il BIM, PIM e AIM:

  • BIM: programmazione (fasi esigenziale e di fattibilità/sostenibilità) e progettazione (fasi funzionale/spaziale, autorizzativa, e tecnologia); in questo ultimo macroambito si condensano le tradizionali definizioni (progetto preliminare, definitivo ed esecutivo);
  • PIM: produzione (fasi di esecuzione e collaudo/consegna);
  • AIM: esercizio (fasi di gestione, manutenzione e riparazione).

Questa struttura rappresenta un Construction Asset Live-Cycle che innesca obbligatoriamente una modalità e un’attività di coordinamento interdisciplinare, completamente nuova per molti tecnici. Il progetto sul patrimonio esistente inoltre concentra particolarmente l’interesse dell’intervento sul AIM e implica che anche il BIM venga correlato ad aspetti di prevalutazione (diagnostica, di compatibilità storico-materica, ecc.).

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Un altro elemento che potrebbe essere di importanza strategica per lo sviluppo del modello BIM è il level of development (LOD) che comprende: LOI (scheda informativa) + LOG (oggetto 3D). Nella UNI 11337 la classificazione è in lettere dalla A alla F con la G che sarà quella che potrà contenere le informazioni del progetto sull’esistente (recupero/restauro). Seguendo il livello di gerarchia: LOD A (oggetto simbolico), LOD B (oggetto generico), LOD C (oggetto definito), LOD D (oggetto dettagliato), LOD E (oggetto specifico), LOD F (oggetto eseguito) e LOD G (oggetto aggiornato). Gli ambiti di definizione dei LOD sono la geometria, la tipologia di oggetto, le caratteristiche e gli usi consentiti, che sono molti diversi per ogni tipo di LOD e sono direttamente connessi alle esigenze delle diverse fasi prima descritte. Per esempio una parete LOD A avrà come usi consentiti i semplici ingombri e lo studio di schemi compositivi (essendo utile in una prima fase BIM), mentre la stessa parete in LOD E verrà definitiva con caratteristiche che permetteranno un uso consentito per la cantierizzazione, la produzione e la manutenzione (PIM e AIM).

Una delle novità dei LOD normati dalla recente UNI 11337 sono proprio i LOD F e G dedicati al progetto sull’esistente (recupero e restauro), che non trovano altrettanta attenzione in altre norme BIM. Nel campo del recupero/restauro, l’intervento viene programmato dopo una diagnosi che valuta la presenza di alterazioni e di stati di degrado in diretto rapporto a contenuti di un vero e proprio progetto conservativo, che può avere anche finalità manutentive. L’esperienza italiana, così fortemente indirizzata a valutare il valore del contesto storico, diventa propositiva verso l’Europa anche attraverso un contributo della norma UNI e i LOD F e G.

Il LOD F esprime anche l’as-built rilevato con tutte le caratteristiche acquisibili nel reale (è in sostanza lo sviluppo di quanto definito a livello di LOD E). Nella sezione informativa viene attribuito valore ed interesse alla descrizione dei comportamenti delle superfici e delle strutture in merito al degrado, alla presenza di eventuali certificati di collaudo specifici e soprattutto la programmazione temporale degli interventi previsti (piano di manutenzione).

Il LOD G esprime la virtualizzazione aggiornata dell’elemento e tiene traccia del dato temporale degli interventi eseguiti secondo anche una potenziale stratigrafia storica in cui prendono rilievo le datazioni delle parti/componenti, i periodi e le date di manutenzione/sostituzione, il soggetto manutentore e la tipologia di intervento effettuato.

Anche se può apparire un dettaglio tecnico e di secondaria importanza, la presenza integrata di questi LOD all’interno della norma UNI è stata riconosciuta anche a livello europeo, al tavolo del CEN, che ne sta valutando il riconoscimento e l’introduzione in tutti gli stati membri. Un contributo tutto italiano sull’architettura e il patrimonio edilizio che può valorizzare anche le nostre imprese e le nostre aziende di prodotti e tecnologie indirizzate al recupero e alla conservazione.

Il Building Information Modeling - BIM

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Mario Caputi - Paolo Odorizzi - Massimo Stefani, 2015, Maggioli Editore

Questa Guida è stata pensata per spiegare cosa sia il BIM e soprattutto come possa essere di supporto e di vantaggio ai professionisti italiani del settore: il BIM declinato secondo vari ambiti e varie discipline e i vantaggi economici e qualitativi conseguenti la sua corretta...



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