Verso il BIM obbligatorio: a che punto siamo

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Lo scorso 4 luglio si è conclusa la consultazione pubblica online aperta dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (a partire dal 19 giugno 2017) sulla proposta finalizzata all’adozione della modellazione informativa nelle opere pubbliche, di cui all’articolo 23 comma 13 del Nuovo Codice Appalti (Decreto Legislativo n. 50 del 2016) relativo ai metodi e agli strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e oer le infrastrutture. L’argomento è molto importante e si connette all’esigenza di mettere in atto coerentemente nel nostro Paese il progressivo utilizzo di metodi e strumenti elettronici specifici come il BIM (una modellazione informativa per l’edilizia e le infrastrutture).

Riepiloghiamo i passaggi già avvenuti. Dopo l’uscita del Nuovo Codice Appalti, il MIT, attuando la legge con il decreto n. 242 del 15 luglio 2016, ha istituito una Commissione con “il compito di individuare le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà, presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, dei predetti metodi e strumenti elettronici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni”. La Commissione viene composta da rappresentanti delle PA e dell’Università e successivamente viene integrata (con il Decreto del MIT n. 297 del 31 agosto 2016) da un rappresentante della Rete Nazionale delle Professioni dell’area tecnico-scientifica.

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I lavori della Commissione procedono durante l’anno avviando “una fase di ascolto attraverso la predisposizione di un apposito questionario e l’audizione degli stakeholder” e, per rendere tutto ancora più trasparente, e per acquisire altre informazioni, la Commissione indice anche una consultazione pubblica in rete. Una scelta coerente e positiva volta ad “allargare il ventaglio dei soggetti coinvolti nel processo partecipativo (…) al fine di raccogliere tutti i contributi di chi quotidianamente è coinvolto nell’utilizzo dei metodi e degli strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, prima della pubblicazione del decreto attuativo qui esposto a consultazione pubblica”.

È importante ricordare come per il Settore delle Costruzioni in Italia risulti strategico il percorso che il MIT sta sviluppando, in quanto produrrà degli effetti (e speriamo anche dei risultati a breve termine) che si riverbereranno dall’ambito degli appalti delle opere pubbliche anche agli altri settori in cui si interviene con finanziamenti privati per opere complesse. La proposta contiene, in sintesi: gli adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti; l’utilizzo facoltativo e obbligatorio di metodi e strumenti, in relazione alla tipologia delle opere; e il contenuto del capitolato.

Il MIT, attraverso la Commissione, dichiara che tutti questi aspetti “vanno nella direzione di razionalizzare le attività di progettazione e delle connesse verifiche, andando a migliorare e snellire processi che fino ad oggi hanno influito su tempi e modi di partecipazione agli appalti”. Una motivazione non banale vista la complessità della fase storica, anche in rapporto alle problematiche di livello di formazione e competenza nell’ambito BIM all’interno degli enti locali; due requisiti di cui attualmente, nella maggioranza dei casi, la Pubblica Amministrazione risulta sprovvista o non particolarmente aggiornata.

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Utilizzando la Piattaforma online predisposta da Formez PA, gli utenti che hanno partecipato alla Consultazione pubblica online hanno commentato i testi dei singoli articoli della bozza del Decreto attuativo e, altro aspetto non banale anche se un po’ entropico, hanno potuto commentare anche i commenti inseriti dagli altri utenti. Alcuni esempi.

Molti commenti hanno riguardato la bozza dell’art. 4 sull’Interoperabilità che recita, al comma 1: “Le stazioni appaltanti utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari. Tutti i dati presenti nel processo devono risultare connessi a modelli tridimensionali orientati a oggetti secondo le modalità indicate nei requisiti informativi di cui all’art. 7 e devono essere richiamabili in qualunque fase e da ogni attore durante il processo di progettazione, costruzione e gestione dell’intervento secondo formati digitali aperti e non proprietari, normati, fatto salvo quanto previsto all’articolo 68 del codice dei contratti pubblici, a livello nazionale o internazionale e controllati nella loro evoluzione tecnica da organismi indipendenti. Le informazioni prodotte e condivise tra tutti i partecipanti al progetto, alla costruzione e alla gestione dell’intervento, sono fruibili senza che ciò comporti l’utilizzo esclusivo di applicazioni tecnologiche commerciali individuali specifiche”. È facile comprendere come, in ambito BIM, questo aspetto di democrazia informativa per essere attuato dalle PA richieda un percorso di controllo e verifica importante, anche durante la gestione nel tempo dei dati.

Un altro aspetto, molto dibattuto, riguarda all’art. 2 Definizioni il significato di lavoro complesso, al comma e: “lavori complessi, ai fini dell’attuazione del presente decreto di cui all’art. 6, fermo restando quanto previsto dall’art. 3, comma 1, lettera oo, del codice dei contratti pubblici, i lavori caratterizzati da elevato contenuto tecnologico o da una significativa interconnessione degli aspetti architettonici, strutturali e tecnologici, ovvero da rilevanti difficoltà realizzative dal punto di vista impiantistico-tecnologico ed in ogni caso tutti quei lavori per i quali si richieda un elevato livello di conoscenza finalizzata principalmente a mitigare il rischio di allungamento dei tempi contrattuali e/o il superamento dei costi previsti, oltre che alla tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori coinvolti, rendendo disponibili informazioni attendibili ed utili anche per la fase di esercizio ed in generale per l’intero ciclo di vita dell’opera. Rientrano tra i lavori complessi altresì quelli determinati da esigenze particolarmente accentuate di coordinamento e di collaborazione tra discipline eterogenee, la cui integrazione in termini collaborativi è ritenuta fondamentale.” Anche in questo caso è importante segnalare come non si faccia riferimento ad un elevato valore economico dell’appalto (come alcuni immaginavano) quanto ad una più coerente rispondenza del rapporto contestuale del progetto su più versanti: interdisciplinarità, difficoltà realizzative, sicurezza e tutela.

Insomma, un percorso che deve essere segnalato positivamente per la modalità e il contenuto che si viene a rendere accessibile e condiviso in modo trasparente.

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