Beni Culturali, la distruzione continua: danneggiata una statua del Bernini

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La distruzione dei beni culturali romani continua: dopo l’episodio della Barcaccia, opera di Pietro Bernini, questa volta la vittima è la statua dell’Elefante in Piazza della Minerva, del più celebre figlio Gian Lorenzo Bernini. Che sia colpito Bernini senior o Bernini junior, quello che è certo è che il patrimonio culturale della capitale (e non solo, purtroppo) sembra essere in pericolo.

I fatti: tra domenica e lunedì, due turiste spagnole si accorgono di un pezzo di marmo a terra, proprio sotto la statua dell’elefantino. Avvisano i vigili urbani e scatta l’allarme. La mattina seguente i funzionari della Soprintendenza capitolina ai Beni Culturali effettuano il sopralluogo.

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La parte che si è staccata, la punta di una zanna dell’elefante, non è originale, a quanto pare si tratta di una “integrazione in malta della punta della zanna sinistra dell’elefantino già riscontrata nel corso del restauro del 1977”, in cui entrambe le zanne sono state ritoccate. Ma questo rende il fatto meno grave? Sicuramente no.

Commenta Gisella Capponi, direttrice dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, che ha offerto il suo aiuto per l’intervento di recupero: “Abbiamo osservato questa integrazione durante la ripulitura e il restauro del monumento tra il 2011 e il 2012, l’abbiamo lasciata così come era perché ben salda all’opera. In ogni caso, non può essere caduta da sola“.

Per ora non ci sarebbero testimoni, ma le telecamere della Biblioteca del Senato potrebbero aver ripreso la scena. Presto, probabilmente, si saprà di più. I commenti di chi vive e lavora nella zona, però, danno un quadro già molto chiaro della situazione: continuamente c’è chi si arrampica sulla statua perché, a quanto pare, toccare il sedere dell’elefante porta fortuna. La piazza, secondo i commercianti, è lasciata nell’ombra, non è sorvegliata, tutti i controlli sono al Pantheon.

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Come risolvere questo problema? Secondo Sgarbi, dovrebbe essere l’esercito a controllare il patrimonio d’arte, ma è possibile controllare tutto? La videosorveglianza, forse un’ipotesi più praticabile, darebbe qualche risultato?

Forse si tratta solo di una questione di educazione e cultura, e nessun sistema di sorveglianza può, purtroppo, risolverne la mancanza.

Ad ogni modo, il pezzo staccato è stato posto sotto sequestro, e quando la Soprintendenza potrà averlo gli esperti potranno verificarne lo stato di conservazione e riattaccarlo. Secondo le prime stime, l’intervento avrà un costo che si aggirerà tra i 1.500 e i 2.500 euro, e durerà pochi giorni.

La Procura di Roma aprirà un fascicolo di indagine: “danneggiamento di opera d’arte” è il reato per cui si procederà.

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