Una scala scultorea in legno per il grattacielo Amot Atrium, Tel Aviv

Il grattacielo Amot Atrium, firmato dall’architetto Moshe Zur, è collocato alle porte di Ramat Gan, il distretto del business, nel centro di Tel Aviv. Ognuno dei 43 piani del grattacielo, recentemente insignito della certificazione LEED Platino, è composto da due ali che abbracciano un ascensore centrale, visibile dall’esterno.

L’atrio, esposto a nord, si estende per l’intera altezza del grattacielo, permettendo alla luce naturale di filtrare all’interno delle lobby dei vari piani e caratterizzando l’intero edificio, tanto da dargli il nome. Nell’idea di Oded Halaf, il progettista dell’atrio, lo spazio non sarebbe stato completo senza una scala scultorea. Dalla forma che ricorda un tornado, la scala in tulipwood americano è una vera e propria scultura capace di conferire movimento e ulteriore fascino all’atrio.

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Halaf, inoltre, voleva che la scala fosse libera da sostegni visibili, un compito molto complesso, che doveva quindi essere assegnato a un esperto con un giusto mix di conoscenza, esperienza e straordinaria creatività. L’incarico è andato a Tomer Gelfand, un maestro artigiano specializzato nel fornire soluzioni architettoniche a problemi di ingegneria. In 18 mesi, dal momento in cui Halaf ha presentato a Gelfand la sua bozza di schizzo della scala, quest’ultimo è riuscito a eseguire, supervisionare e concludere tutte le fasi della sua realizzazione.

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La struttura della scala si compone di due parti intrecciate: lo scheletro della scala in metallo e l’involucro scultoreo in legno. Insieme, queste parti si elevano a spirale dall’area dalla reception, al piano terra, fino al primo piano mezzanino, quattordici metri più in alto. Per la complessa realizzazione, Gelfand ha ideato un sistema di profili continui in legno che appaiono fluidi e flessibili, ma sono in realtà estremamente rigidi e stabili.

Gelfand ha iniziato eseguendo una scansione MRI (risonanza magnetica) allo scheletro, tagliando la struttura verticalmente e generando delle sezioni lungo l’intero profilo in legno. Il numero risultante di sezioni trasversali, ciascuna con requisito radiale differente, ha prodotto un apparente numero infinito di archi. In modo da poterli gestire, Gelfand li ha ridotti in archi maestri (ottenuti dal calcolo della tolleranza d’inclinazione media del profilo in legno, cosa che determina il raggio e l’angolo dell’arco maestro).

Il passo successivo è stato quello di creare dei profili radiali dal materiale stesso: un totale di 9 mila metri lineari di tulipwood è stato tagliato con una macchina a controllo numerico per creare il blocco di archi maestro, ciascuno codificato e segnato per entrare con precisione nello schema generale. Dato che nessun pezzo singolo era intercambiabile, ogni misurazione doveva esser presa in anticipo per assicurare il successo dell’installazione finale. Per esempio, ogni punto di connessione tra i moduli è stato completato con un raggio opposto; insieme, queste formano un’onda sinuosa, così da creare una transizione continua senza interruzioni.

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Il risultato finale sintetizza il paradosso della creazione contemporanea: quello che appare come un gesto artistico, quasi apparentemente abbozzato è, in realtà, il risultato di una elaborazione algoritmica di dati e il prodotto di innumerevoli pezzi intercambiabili. Apparentemente arbitrario ma totalmente computerizzato, la materia della natura è controllata dalla tecnologia degli artisti contemporanei.

“Funzionalmente ed esteticamente bella, la scala è in realtà un balconata panoramica sull’ingresso degli uffici sottostanti. Sebbene la struttura sembri flessibile, è in realtà completamente inamovibile; una combinazione di elaborazione algoritmica di dati e artigianato magistrale, che crea un risultato artistico, organicamente-inspirato”, conclude Gelfand.

Il tulipwood americano è stato scelto in primo luogo per le sue caratteristiche cromatiche. Fattore addizionale è stato il costo, la sua lavorabilità e la sua alta resistenza in relazione al peso. Nel progetto sono stati impiegati un totale di 120 metri cubi di tulipwood, messi a disposizione da fornitori locali. In modo da unificare il design, è stata scelta una palette di 12 tonalità di tulipwood, poi applicata ai moduli.

La struttura finale è un esempio di come il design hi-tech e la lavorazione tradizionale del legno possano unirsi per un impiego moderno.

 

SCHEDA PROGETTO
Staircase at Amot Atrium Tower

Localizzazione
Tel Aviv, Israel

Architettura
Oded Halaf
Aviva Ben Ari & Daria Tsoy

Ingegneria
Aeronautic Engineer Prof. Doron Shalev

Strutture in legno
Tomer Gelfand

Tipologia di legno
American tulipwood

Data di completamento
2016

Fotografia
Itay Sikolski – Numsix

 

Per ulteriori informazioni
www.americanhardwood.org          

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