Wayfinding e movimento in emergenza: identificare i percorsi e raggiungere un luogo sicuro

Nell’ambito del Convegno Nazionale Imparare a gestire l’emergenza: l’esperienza delle scuole, che si terrà a Ferrara il prossimo 10 giugno 2014, l’intervento di Stefano Zanut, del Comando dei Vigili del Fuoco di Pordenone, sarà incentrato sul wayfinding ovvero sulla capacità di comprendere com’è possibile raggiungere una certa destinazione attraverso un’accurata progettazione dell’accesso visivo alle informazioni, il grado di differenziazione architettonica, l’uso di segnaletica coerente con una corretta identificazione direzionale, la configurazione della pianta dell’edificio.


(di Stefano Zanut) Nella progettazione e gestione di un edificio scolastico, ma più in generale di opere destinate ad ospitare un certo affollamento oppure complesse, è necessario tener conto dei fattori che possono agevolare o rendere difficoltosa la loro fruizione in emergenza, considerando con attenzione un aspetto sovente sottovalutato: la difficoltà delle persone nel trovare i percorsi per raggiungere le uscite di sicurezza. Su tale aspetto la normativa non sembra prestare particolare attenzione, definendo solo e più genericamente presidi di tipo edilizio (porte, corridoi, scale, uscite di sicurezza, ecc.) ed altri finalizzati a valorizzarne la presenza e migliorarne l’utilizzo (luci di emergenza, segnaletica di sicurezza, mappe di orientamento, ecc.).

 

Così che per considerare il reale comportamento delle persone in emergenza viene richiesto a progettisti e gestori di un edificio scolastico un contributo individuale che va ben oltre la mera applicazione normativa, nella direzione di definire caratteristiche ambientali che, in continua interazione con le persone, siano in grado di garantire le prestazioni di sicurezza.
Per meglio comprendere questi aspetti è necessario attingere agli studi condotti sul comportamento umano in emergenza a partire da quando le persone percepiscono l’indicatore di una condizione di pericolo (potrebbe trattarsi, ad esempio, di un segnale di allarme oppure dello scuotimento improvviso causato da un terremoto) e cominciano ad elaborare la conseguente e più appropriata risposta (raggiungere l’uscita di sicurezza oppure lo spazio calmo, o ancora posizionarsi sotto i banchi o in prossimità degli elementi strutturali nel caso di un sisma).

 

Nel caso sia considerata l’evacuazione, in particolare, le stesse cominceranno a muoversi negli spazi interni dell’edificio fino a raggiungere l’uscita che le condurrà in un luogo sicuro, secondo azioni che risentiranno non solo delle prestazioni individuali, ma, come già evidenziato, anche dei fattori ambientali capaci di favorirle o comprometterle.

 

A questi aspetti viene solitamente associato il termine “orientamento”, implementato negli ultimi anni con quello di “wayfinding”, dove il primo viene utilizzato per rappresentare un processo tramite il quale una persona è in grado di dire dove si trova, mentre il secondo si riferisce alla capacità di comprendere com’è possibile raggiungere una certa destinazione: come proposto da Daniela Sorana “l’orientamento enfatizza la componente cognitiva dell’interazione della persona con l’ambiente, il wayfinding quella comportamentale”.

 

Le classi di variabili ambientali che possono maggiormente influenzare la prestazione del wayfinding sono le seguenti:
– l’accesso visivo alle informazioni;
– il grado di differenziazione architettonica;
– l’uso di segnaletica coerente con una corretta identificazione direzionale;
– la configurazione della pianta dell’edificio.

 

A queste ne va aggiunta un’altra di taglio più gestionale: la familiarità delle persone con l’ambiente.

 

L’accesso visivo e la differenziazione architettonica possono essere valorizzati dalla configurazione dell’opera, ma anche di alcuni suoi elementi con altre e più specifiche modalità (ad esempio con la colorazione di elementi architettonici che potrebbero essere considerati, se strutturali, anche nelle strategie di protezione in caso di terremoto).  

 

La segnaletica di sicurezza è la modalità solitamente più considerata per agevolare il wayfinding, per questo la sua collocazione non è da considerare come la “banale” applicazione di un cartello, così come non sono da sottovalutare eventuali interferenze informative con altri elementi presenti (manifesti, tabelloni, disegni, ecc.), che potrebbero renderne difficoltosa la percezione.

 

Altro contributo al wayfinding può essere garantito dalle mappe del tipo “voi siete qui”, solitamente impiegate nei piani di evacuazione nelle scuole con l’obiettivo di aiutare gli studenti a individuare la propria posizione nel contesto della scuola e identificare dove sono collocate le possibili uscite, con i percorsi per raggiungerle. Per questo la loro redazione dovrà pertanto essere particolarmente curata.

 

Infine, considerando la familiarità come fattore in grado di migliorare il wayfinding, risulta evidente l’importanza del ruolo svolto dalle prove di evacuazione e dal sistematico utilizzo delle scale o delle uscite di sicurezza “anche” in condizioni ordinarie, contribuendo così non solo alla formazione di mappe mentali dell’ambiente scolastico, ma anche alla riduzione di possibili difficoltà in emergenza.

 

Progettare e gestire il sistema d’esodo di una scuola rappresenta quindi un momento in cui viene richiesta particolare attenzione nel coordinare le necessità normative con le effettive prestazioni dei suoi occupanti, tenendo conto della loro capacità di muoversi al suo interno in emergenza.


Stefano Zanut, del Comando dei Vigili del Fuoco di Pordenone


SCHEDA EVENTO
Convegno Nazionale
Imparare a gestire l’emergenza: l’esperienza delle scuole


Luogo
Sala Estense
piazza Municipale, Ferrara


Data
martedì 10 giugno 2014


Orari
09.00-13.00 | 14.30-18.00


Iscrizioni e accreditamento
e-mail: lem@unife.it

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