Waterfront. Giovani, docenti e archistar per Catania

Sei gruppi di giovani promesse dell’architettura, sei “capigruppo” tra docenti e affermati professionisti e sei “archistar” che da Berlino, Lisbona, Locarno e Venezia hanno supervisionato l’intenso lavoro di oltre 50 giovani tecnici “creativi”, impegnati per un’intera settimana a realizzare la loro idea di Catania, una “città fronte mare”.

 

Il 10 settembre, al Palazzo Platamone di Catania, le cui stanze hanno ospitato i partecipanti del II workshop Intersections, promosso dall’Ordine e dalla Fondazione degli Architetti etnei con il sostegno del Comune di Catania e numerosi patrocini, sono stati presentati ufficialmente gli elaborati, frutto di un lavoro che “ancora una volta – hanno commentato i presidenti dell’Ordine e della Fondazione Luigi Longhitano e Carlotta Reitano – si è rivelato un’esperienza formativa di grande spessore, coniugando perfettamente l’aspetto concreto del laboratorio a quello artistico e conoscitivo, valorizzato dalla presenza di importanti nomi dell’architettura mondiale. Sarà nostra cura, come per la precedente edizione, definire e pubblicare i progetti per consegnarli ufficialmente al sindaco Raffaele Stancanelli, che ha manifestato al volontà di sottoporre il materiale all’attenzione dello staff tecnico che lavora al Piano regolatore della città. Da parte nostra è il segno tangibile che vogliamo e siamo in grado di poter contribuire al miglioramento di Catania. Un ringraziamento va all’impeccabile lavoro dell’intero comitato scientifico e al segretario della Fondazione Vincenzo Giusti”. 

 

Ognina, Nettuno, Piazza Europa, Proserpina, Armisi e Acquicella: queste le sei aree oggetto di studio e progettazione per il tema del waterfront, per ognuna è stato pensato un “ricongiungimento” tra la città e la sua costa, guadagnando ampie porzioni di territorio, dando il giusto spazio al verde e agli insediamenti abitativi, e – soprattutto – restituendo la vista del mare ai cittadini.

 

Nel pomeriggio di sabato è proseguita la discussione sui lavori nel corso di una tavola rotonda con tre nomi autorevoli dell’architettura: Aurelio Cantone, Roberto Collovà e Bruno Messina.
Di seguito i progetti presentati.

 

Area Nettuno. Joao A. Ribeiro Ferreira Nunes (Lisboa), Nicola Piazza (Palermo)
Il progetto definisce prioritari alcuni interventi per la riappropriazione del litorale lavico di Nettuno. Il primo è costituito dallo spostamento della maggior parte del traffico nella parte interna del quartiere, sulla nuova litoranea. Il secondo punto trova la sua definizione nell’organizzazione di un comparto abitativo all’interno del quartiere del Rotolo, concentrando in un solo sito la possibile espansione edilizia. Questa opportunità darà  all’Amministrazione della città di Catania l’occasione di intrapresa economica e politica capace di porre in atto un processo di trasformazione urbana, con forte propensione al ridisegno dello spazio pubblico. Queste operazioni diventano l’occasione per ridurre fortemente la cesura tra la città e il mare: l’eliminazione parziale del traffico sul viale Lauria e la riorganizzazione delle connessioni tra la città e il sistema geomorfologico della costa, attraverso un nuova ed inedita spiaggia per Catania.

 

Area Europa. Piero Bruno (Berlin), Carlo L. Palazzolo (Siracusa)
Corso Italia, il grande asse dell’espansione ottocentesca di Catania, trova una nuova conclusione riorganizzando in modo organico il rapporto tra la città e il mare, oggi poco strutturato e caratterizzato dalla presenza stagionale dei lidi.
Due sono gli elementi del progetto: nell’area dell’attuale deposito locomotive trova spazio un sistema di residenze che appare come un terreno abitato, una colata lavica. Questa fa da base a un’altra costruzione che ospita residenza, commercio, uffici, attività di ristoro e alberghiere: un elemento rettilineo a grande scala che ridefinisce il rapporto della città il mare. Il progetto non si limita alla riorganizzazione della viabilità, integra la nuova stazione del metrò nell’edificio e diviene una grande macchina ottica che offre alla città inaspettate viste sul mare, accompagnando i frequentatori verso una nuova piazza gradonata che scende verso il mare a riconquistare l’orizzonte.

 

Area Proserpina. Gonçalo Byrne (Lisbona), Gianfranco Gianfriddo (Siracusa)
La dismissione del sedime ferroviario al confine con il mare, genera  la possibilità per la città di guadagnare l’acqua in un luogo prossimo al nucleo storico. Catania addomestica l’inospitale fronte lavico che, al pari della cinta muraria per i Biscari, offre riparo dal mare e materia insediativa per l’uomo.  Un grande parco longitudinale, che attraversa il centro culturale rendendolo permeabile, crea una fitta rete di connessioni trasversali, ognuna delle quali dona alla città uno speciale rapporto con il mare.

 

Area Acquicella. Giacomo Leone (Catania), Giovanni Leone (Venezia)
Catania sub-limen, sulla soglia.
Le altre parole d’ordine per il progetto sono in/contro e con/fusione. Un progetto di soglie, non un “porta” della città, ma una serie di soglie giacché la porta è aperta ad accogliere l’altro. Per certi versi possiamo considerare questo progetto un omaggio alla cultura dell’incontro, letteralmente: in/contro è andare nel contro, infatti per incontrarsi occorre essere disposti ad andare al di là, in campo avverso, dall’altra parte.
In/contro di sabbia (spiaggia) e pietra (scogliera), In/contro di città e porto, In/contro di mare e città, In/contro di San Cristoforo e Plaia, In/contro di Librino e Monte Pò, In/contro di acque salata e dolce,
In/contro di pietra naturale e artificiale nel nuovo basamento urbano che evoca un evento epocale nella storia di Catania, l’approdo della colata lavica del 1669 nel mare del porto, ma che poi lo ricongiunge al presente facendone un percorso urbano che non è lungo-mare ma dentro-mare.

 

Area Armisi (Archi della Marina). Luigi Snozzi (Locarno), Emanuele Fidone (Siracusa)
Il progetto si basa sull’idea di ricongiungere la città antica al mare, con un intervento minimo, lasciando inalterato il disegno del porto commerciale. Liberare e “ripulire” l’area, creando un ampio piazza sul mare senza interferire troppo sull’esistente, accettando anche l’idea del passaggio della ferrovia.

 

Area Ognina. Martin Ostermann (Berlin), Roberto Forte (Catania), Andrea Guardo (Catania)
A partire dai tre principali piani di vita – quello dell’acqua, quello del vecchio borgo con la Chiesa, quello del Lungomare che si sviluppa fino alla piazza Mancini Battaglia – si strutturano relazioni tra città e mare (perché Ognina è parte della città) attraverso elementi che agiscono a livello infrastrutturale, visivo e paesaggistico.
Il Molo prende nuova vita ospitando spazi per la didattica e la cultura che guardano “i due mari” quello calmo del porto e quello aperto. La nuova passeggiata pedonale ricuce spazi esistenti ai tre livelli liberandoli da sovrastrutture ed usi privati.  La piazza M. Battaglia si riconfigura come edificio ipogeo polifunzionale, un sistema di terrazze su livelli multipli che toccano il mare. Dalla stazione Ferroviaria attrezzature di servizio a scala urbana creano l’ossatura del nuovo sistema di connessione.

 

Informazioni
www.intersectionsworkshop.com

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