Vittorio Sgarbi: Ricostruzione si, Prevenzione no!

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(di Marcello Balzani)

La parola d’ordine è “Ricostruzione”. La prevenzione non serve, non è servita e non servirà mai.

Questo, in sintesi, il pensiero di Vittorio Sgarbi durante il suo intervento critico e polemico alla sesta Convention Nazionale di Confabitare che si è tenuta a Bologna la settimana scorsa.

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Il convegno d’apertura, sul tema “È sicura la nostra casa? La prevenzione antisismica una questione di civiltà”, voluto dal Presidente nazionale Alberto Zanni, ha visto alternarsi sul tavolo dei relatori, oltre a chi scrive, anche l’allora Vice Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Riccardo Nencini, Vittorio Sgarbi, Mario Tozzi (il popolare geologo conduttore televisivo), Enzo Boschi (geofisico e sismologo), Marco Savoia (Ordinario di Tecnica delle Costruzioni dell’Università di Bologna), Mauro Dolce (Dirigente del servizio di Protezione Civile), il sindaco di Norcia Nicola Alemanno ed altri.

Il clima era quello di pochi giorni prima del voto referendario, che sappiamo come è andato a finire e quindi possiamo immaginare già di storicizzare il contenuto del dibattito avvenuto: il Piano “Casa Italia”, che pochi giorni fa era un obiettivo concreto assieme al Progetto “Industria 4.0”, ora appare molto lontano all’orizzonte, immerso in una nebbia che non si alzerà prima di un anno. Chissà.

Ma torniamo a Vittorio Sgarbi. Perché “prevenzione no?” Non serve utilizzare questo termine, perché il significato, alla prova dei fatti, secondo Sgarbi, conduce all’errore e all’ipocrisia che un percorso di prevenzione possa salvare i beni culturali, le architetture e i centri storici minori.

È assurdo crederlo in quanto la storia di questi luoghi testimonia esattamente il contrario, afferma sempre Vittorio Sgarbi, dato che questi centri dell’Appennino hanno sempre lottato con il terremoto per secoli ricostruendo sulle proprie macerie: unica modalità di difesa dagli eventi della natura. Dietro l’attuale diffuso pensiero della necessità di prevenzione, secondo Sgarbi, si nasconde una visione pietistica e rassicurante che non aiuta. E Norcia ne è un esempio: apparentemente salvata dalla prima scossa (dopo aver investito risorse in prevenzione) crolla definitivamente nelle successive scosse.

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Il ragionamento è un po’ in contraddizione con quanto prima Marco Savoia (che è entrato nel merito della necessità diagnostica e prevalutativa, anche rapida, del rischio sismico), poi Mario Tozzi (sulla necessità di comprendere le diverse nature dei terreni per non ricostruire su ambiti in cui l’amplificazione delle energie sismiche conducono al disastro sicuro) e infine il sindaco di Norcia avevano affermato: la prevenzione ha salvato le vite! A Norcia non è morto nessuno anche se nella notte della prima scossa oltre trentamila persone sono state interessare dall’evento”.

Un dato è certo: rispetto ad Amatrice la prevenzione a Norcia salva le vite e le salva tutte. Poi, è vero, questo tipo di prevenzione non permette il salvataggio degli edifici, soprattutto storici e monumentali, perché quelle opere, dopo una serie di scosse come quelle scatenate, non potevano resistere anche in rapporto alle modalità e qualità costruttive scadenti e alle caratteristiche dei terreni.

Per Sgarbi le opere d’arte e i beni culturali contano come (o forse di più) delle vite umane e, in una qualche misura, è anche comprensibile se si pensa all’unicità e al valore di memoria e di testimonianza trasmissibile tra le generazioni, ma è anche altrettanto vero che un messaggio così tranchant può essere fortemente frainteso, soprattutto di fronte ad una platea di centinaia di delegati da tutt’Italia di un’associazione di proprietari di case.

Il mio intervento, che era avvenuto quasi in apertura, prima che Vittorio Sgarbi arrivasse, era stato tutto rivolto invece al parallelo corpo/abitazione e al ruolo di una prevenzione antitumorale che oggi salva la vita (rispetto a trent’anni fa) esattamente come una prevenzione per un abitare sicuro può salvare la vita a tante persone.

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Ora comunque tutto è immerso nella nebbia.

Il sogno di un prevenzione diffusa, che possa dare sicurezza concreta agli italiani, torna ed essere così profondo nel sonno della ragione che al mattino certo non si ricorda, perché la legge elettorale e le elezioni anticipate catalizzano tutte le attenzioni dopo l’ennesima crisi di governo.

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